martedì 25 novembre 2014

Quello sguardo

Quello sguardo.
Sei piccola per riconoscerlo.
Hai un vestitino blu a pallini bianchi,
la gonna a ruota ti danza sulle gambe di bimba.
Non te me accorgi tu, non potresti.
Tua madre ne sente il peso,
di quello sguardo.
"Stai composta, chiudi le gambe."

Quello sguardo.
Sei ancora piccola, ma che è cattivo lo capisci.
Hai una salopette pantaloni, rossa a pallini neri.
Lo sguardo arriva prima nella mano,
in mezzo alle gambe.
Di chiuderle tua madre ti aveva avvertita.

Quello sguardo.
Cattivo è definizione da bimba.
Ma sei cresciuta adesso: famelico.
Hai imparato a sentirtelo addosso.
Ce l'hai alle spalle,
arriva prima della violenza di un contatto
che non chiedi, che non vuoi.

Quello sguardo.
Predatore. Come l'uomo di potere
che ti offre un lavoro
insieme alla lingua infilata a forza tra le labbra.
Le tieni serrate, come le gambe.
Ma quando fuggi
lo fai convinta di essere tu, colpevole.

Quello sguardo.
In strada.
Sul posto di lavoro.
Nel garage solitario.
Nell'ascensore condiviso.

Quello sguardo.
Cattivo.
Famelico.
Predatore.

Sprezzante.

Perché arriva il momento in cui
Sparisce la preda appetitosa.
Sei vecchia.
Hai perso il tuo ruolo nel mondo.

E quello sguardo é lì per te,
femmina,
corpo,
vagina.
Quello sguardo ti dice che solo questo sei.

Mente.
Ricordalo.
Mente.

Laura Costantini


sabato 22 novembre 2014

La forza. Del tempo, della vita,

Abbiamo tutti l'impressione che il tempo voli via, ci sfugga tra le dita senza che ce ne accorgiamo. Ma basterebbe fermarsi a pensare. Oggi è un semplice 22 novembre, niente di speciale, un giorno come mille altri. Ma ripenso al 22 novembre dello scorso anno. Dov'ero? In un posto di lavoro dove niente di me, dalla mia professionalità alla mia presenza fisica, veniva apprezzato. Cosa pensavo? Avevo paura. Sì, paura. Perché avevo passato una selezione interna e sapevo che era una vittoria/sconfitta che mi avrebbe costretta a rivoluzionare la vita, mia e dei miei cari. Aspettavo il 25 novembre perché, insieme a Loredana, sarei stata insignita del titolo di ambasciatrice del Telefono rosa grazie alla nostra scrittura, allo splendido progetto "Nessuna più" e a Marilù Oliva. L'avrei pagato, questo riconoscimento, con insulti e puerili persecuzioni online da parte di alcuni "maschi" (non uomini) offesi dal mio impegno per le donne e contro la discriminazione di genere. L'avrei pagata, la vittoria nella selezione, con lunghi tragitti in macchina (e non sapevo quanto lunghi sarebbero diventati) e con lacrime e singhiozzi sfogati nel chiuso dell'abitacolo per poi sfoggiare un sorriso finto che infondesse coraggio a chi mi vuole bene. Non è vero che il tempo vola. Quel 22 novembre di 12 mesi fa è lontano quanto la più lontana delle galassie e nessun warmhole (cit. Interstellar) e nessuna velocità di curvatura (cit. Star Trek) potrebbe renderlo più vicino. Ero un'altra persona. E come spesso mi è accaduto nella vita, se mi volto indietro mi stupisco di come sono riuscita ad affrontare cambiamenti, sfide, assenze. Tendo, tendiamo credo, a sottovalutare la forza che possiedo, che possediamo. Un anno da allora. Otto mesi e 4 giorni da quando non vivo più nella mia città e con la mia famiglia. Tempi infiniti, vite intere. Da assaporare, comunque. Perché sono giorni di vita che nessuno mi, ci, restituirà. Dobbiamo viverceli, nel bene e nel male.

venerdì 21 novembre 2014

Ispirazione "Puzzle di Dio". Bruna De Battisti

Ecco cosa ha suggerito a Bruna de Battisti il nostro titolo:




Sara stava pensando che combinare tessere gettate alla rinfusa su di un tavolo, non le era mai piaciuto. Le dava uninsostenibile sensazione di incompletezza, tanto che a volte, quando la vita glielo permetteva, rimaneva ore continue davanti a quel rompicapo, facendo scivolare tessere simili tra loro nel prossimo incastro, spostandole, girandole sottosopra, qualche volta insisteva pure spingendo con un pochino di forza perché le pareva che fosse proprio quella giusta, ma barare non serviva, esisteva solo una tessera per ogni incastro. Ora davanti a quel casino che era la sua vita, con una lacrima parcheggiata nell'angolo di un nuovo sorriso, cerca di sistemare i pezzi della sua storia, tessere vibranti di un puzzel speciale. Immagina la dicitura sulla scatola: “il puzzle di Dio”, poche semplici regole che spesso risultano inapplicabili, sino a quando, lasciando andare, affidandoci al nostro intuito, riusciamo a vedere il percorso giusto: dalla tessera all'incastro. Semplice e perfetto.

giovedì 13 novembre 2014

Ma, secondo te, ce la fanno? (un dialogo da Puzzle di Dio)

- Secondo te, ce la fanno?
- Sì, sono in gamba.
- Lo so. Ma non sono abituate a questo tipo di...
- Imparano rapidamente, lo sai.
- Non è una cosa che si può imparare. Combattere, intendo.
- Davvero credi che loro non abbiano mai combattuto?
- Non nel senso letterale del termine.
- Sei troppo militare per capire che la lotta è difficile sempre.
- Fammi un esempio.
- Credi sia stato facile per loro credere nella nostra storia?
- No, ma...
- Credi non abbiano sofferto di tutte le porte chiuse in faccia?
- So che hanno sofferto, però...
- Ci hanno creati, seguiti, fatti crescere.
- Se è per questo ci hanno pure trattati maluccio.
- Non sono state loro. E' stata la storia che ha voluto così.
- Va bene, ma affrontare un ring non è la stessa cosa.
- Perché no? Loro combattono con le parole. L'arma migliore che abbiano a disposizione.
- E' che mi piacerebbe vincessero.
- Piacerebbe a tutti.
- E magari se avessero scelto un dialogo tra me e te...
- Colonnello Demedici, sei invidioso?
- Io? Mai. Però scegliere Saro e Daniel...
- Scegliere Saro e Daniel ha un senso, invece.
- I protagonisti del Puzzle saremmo noi, però.
- Si chiama sindrome da primo della classe.
- E tu sei il solito bastian contrario.
- Piuttosto, dovremo stare attenti a non farci riconoscere domenica, a Milano.
- La nostra faccia non la conosce nessuno, maggiore Landi.
- Loro, le nostre creatrici, sì.
- Saranno troppo prese a esibirsi per far caso a noi. Ma, secondo te, ce la possono fare?
- Io non ho dubbi.
- Il dubbio arricchisce.
- Non in questo caso, colonnello. Tifo sfegatato.
- E se perdono?
- Le portiamo a cena fuori.



mercoledì 12 novembre 2014

Un titolo (il Puzzle di Dio), una suggestione...

Un contest su un gruppo Facebook, IO LEGGO, per vincere una copia del nostro libro.
Una regola: inserire nel testo (10 righe) il titolo.
La vincitrice: Irene Scarcelli con questo mini-racconto


Da quando la moto è scivolata sull'asfalto bagnato e Luca cadendo è stato travolto dall'auto nella corsia opposta, Anna si è chiesta più volte dove fosse Dio in quel momento. Stava voltando la faccia, dimenticandosi di Luca, che pure lo portava nel cuore da sempre? Non avrebbe dovuto proteggerlo?, si chiedeva piangendo: "io. Luca. Tutti. Siamo solo burattini nella mani di Dio. Siamo il suo passatempo. Siamo il puzzle di Dio: troppo impegnativi per occuparsi di noi a lungo, con gli occhi che si stancano e il nervosismo che ti prende quando il pezzo che avevi tanto cercato non si incastra per l'ennesima volta. Quella notte Dio ha buttato all'aria la scatola, ma dentro c'era la mia vita".

Ma non è stata la sola concorrente e pubblicheremo anche gli altri contributi.

martedì 4 novembre 2014

Il puzzle di Dio: successi e soddisfazioni

 
Terzo tra i cento più venduti
 
 

E disponibile tra i titoli della funzione KindleUnlimited

sabato 1 novembre 2014

Personaggi in cerca di (altre) pagine

La cucina, quella di Lory, è affollata. Vociare, rumore di sedie spostate e di corpi che si pigiano.
"Vogliamo cominciare? Propongo che, prima di parlare, ognuno dica il proprio nome e anche il proprio romanzo."
"Ecco, appunto, Quirì. Io 'sta cosa de chiamà pure l'inediti non l'ho capita."
"Nome e romanzo, prima."
"Quanto rompi! Nemo Rossini, Fiume pagano e Carne innocente. Ce doveva essere pure er terzo, 'na trilogia romana. E 'nvece quelle due c'hanno lasciato a piedi, a me e pure a te."
"Non siamo gli unici e..."
"Nome e romanzo prima, l'hai detto te..."
"Meno spirito. Quirino Vergassola, Fiume pagano e Carne innocente. Ho convocato io questa assemblea e, contrariamente a quanto ritenuto dal mio amico e co-protagonista, ho ritenuto importante che partecipassero tutti."
"Pensate che serva?"
"Vi prego: nome e romanzo prima, altrimenti non ci raccapezziamo."
"Colonnello Lorenzo Demedici, Il puzzle di Dio."
"Che dovemo scattà sull'attenti?"
"Nemo, finiscila. Colonnello, dica pure."
"Pensate che questa assemblea possa servire a cambiare le cose? Io e il maggiore Mattias Landi siamo rimasti praticamente irrisolti..."
"Ma voi sete appena stati pubblicati. Noi è dal 2010 che aspettamo de vedè come annamo a finì. Se prometti 'na trilogia, poi non è che te poi rimagnà l'impegno. C'è gente che c'aspetta. Lettori che se sò appassionati."
"Shenandoah Aquila che grida ha lo stesso problema."
"E chi sarebbe?"
"Io."
"Allora perché parli in terza persona?"
"Nemo, sta' zitto. Signorina, dica pure."
"Shenandoah, Il destino attende a Canyon Apache. Mi sono messa in viaggio due anni fa per ritrovare il mio David e le creatrici non hanno alcuna intenzione di scrivere di me."
"Benvenuta ner club, regazzì."
"Nemo, per favore. Lei, lì dietro, che alza la mano."
"Sergente Lanee Marler, Viole(n)t red. Il caso mio e dei miei compagni di pagina è ancora più complesso. Le creatrici ci hanno concesso altre pagine, ma non le hanno mai proposte a un editore. L'idea, anche per noi, era di una trilogia noir. E la seconda avventura ha un finale che più aperto e sospeso non si potrebbe."
"Il problema è che una trilogia noir, ambientata tra Stati Uniti e Italia, scritta da due donne difficilmente trova mercato. Il noir è inflazionato, dicono gli addetti ai lavori."
"Perché il giallo te lo raccomanno. A Quirì, a me me pareno tutte scuse. Er problema è che so' femmine. Volubili. Te pensano, te creano, te danno n'anima e poi se stufeno e passano al prossimo. Tiè, guarda quelli là che sembrano appena usciti da 'n firm de Star Trek."
"Colonnello Yael Logie Baird, romanzo di fantascienza ancora senza un titolo..."
"Aridaje co li colonnelli!"
"Scusa collega, ma ritengo che, come è già stato osservato, gli inediti abbiano meno diritto a lamentarsi rispetto a chi ha già saputo conquistarsi un pubblico."
"E bravo er colonnello Demedici, mo' l'hai detta giusta."
"È un punto di vista. Ma si potrebbe dire che voi l'occasione l'avete appunto avuta e dovreste lasciar spazio a noi..."
"Nome e romanzo, per piacere."
"Pepper, anzi, Rebecca Black, Pepper & Cream."
"E che è, un pornazzo anni '80?"
"Nemo, un'altra parola e ti faccio accompagnare fuori da Mister Liberty. Signorina Black..."
"Io e i miei compagni di storia aspettiamo un'occasione dal 1986. Anzi, l'occasione sembrava arrivata quando ci hanno fatto leggere, sotto forma di manoscritto, a un gruppo di lettori giovanissimi. E loro erano entusiasti. Poi una tipa di una casa editrice ci ha stroncati e siamo rimasti così, nel limbo."
"Voi neanche lo sapete cosa sia un limbo."
"No, vabbeh, ma questo da 'ndo viene? Da 'na telenovela?"
"Nemo, ti avevo avvertito."
"Non importa, senor Vergassola. Sono don Ricardo Calleja de Hormigas, Ricardo e Carolina. E nel limbo viviamo da quasi due anni. Ci hanno letti, apprezzati, proposti per una buona pubblicazione. Ma i mesi passano e non si conclude niente, nada de nada."
"Capisco che per gli inediti è ancora più frustrante, ma siamo tutti nella stessa barca. Vorremmo altre pagine, altra vita. Ma non abbiamo alcun modo per far pressione sulle creatrici. E loro intanto..."
"Intanto?"
Un coro di voci, di sguardi, di costumi, colori, origini diverse.
"Intanto stanno creando una storia nuova..."
"Bastarde!" sibila Nemo senza che nessuno lo rimbrotti.
"Non è possibile", protesta il comandante Logie Baird. "Sono appena scese dalla nostra astronave."
"Lo so. Ma ormai dovreste conoscerle. Una ne scrivono e mille ne pensano."
"Guardate che non c'è niente da invidiare a una nuova storia."
"Te chi saresti, scusa?"
"Guglielmo Zoltan, romanzo senza titolo che si svolge in un castello. A me e ai miei compagni ci hanno mollati a poche pagine dalla fine."
"Bastarde!"
"Anche stronze, direi. Non sapete cosa ci hanno fatto passare."
"Quindi non siete voi la nuova storia", sancisce il sergente Marler.
"No", si inserisce Quirino. "Non sono loro. La nuova storia è talmente segreta che non sono riuscito a saperne niente neanche entrando nei sogni delle creatrici. Ma una cosa è certa: finché non l'avranno finita, nessuno di noi avrà una sola pagina in più."
"Scusa, Quirì, trovamo 'sti stronzi de personaggi novi e scatenamoie Mister Liberty e tutti li colonnelli presenti. Mica perché so inventati non possono morì."
"Nemo, la violenza non è mai la soluzione."
"Questo lo dici te. Io a quelle due le pijerei a schiaffi a due a due finché..."
"Ssssttttt!", lo zittisce Shenandoah.
"Che succede?"
"Una delle creatrici è sveglia e sta per entrare qui."
"Via, via tutti, presto!"
"Sì, ma che avemo deciso?"
"Troviamo la nuova storia e i nuovi personaggi", risponde Mister Liberty. "E poi lasciate fare a me."
"Come nel Puzzle di Dio?", lo canzona Demedici.
"Sta' zitto mangiaspaghetti. Potresti avere delle sorprese."
"Le sorprese le avremo noi, se non ci dileguiamo all'istante. La seduta è tolta. Ci aggiorniamo al prossimo Halloween."
Fuggi fuggi generale. Rumore di sedie smosse. Voci bisbigliate. Lory apre la porta della cucina e accende la luce. Nessuno. Un sorrisetto, poi impugna la macchinetta del caffè.