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sabato 4 giugno 2011
Oggi vi parlo di: Carlo Menzinger di Preussenthal
Ci sono autori che meriterebbero molto di più. Storia vecchia? Come il mondo, probabilmente. Ma senza voler aprire un nuovo capitolo nella vexata quaestio circa le capacità di talent-scout dell’editoria italiana, voglio parlarvi di un autore che se pubblicato da una grande casa editrice sarebbe, senza ombra di dubbio, un nome di spicco nel panorama letterario italiano. Il nome è altisonante: Carlo Menzinger di Preussenthal. E’ nato a Roma, vive a Firenze e scrive in una dimensione temporale che appartiene solo a lui. Menzinger è uno scrittore ucronico. Non solo, ma principalmente. Cos’è un’ucronia? In parole povere è immaginare come sarebbero andate le cose se
Incuriosita, volli procedere nella lettura. Perché Menzinger, oltre a essere geniale, è prolifico e, soprattutto, non scrive sempre lo stesso libro. Ama sperimentare. E di un esperimento parliamo nel caso di “Il settimo plenilunio”. Parliamo di sincretismo letterario. E non mi riferisco solo al fatto che e’ stato scritto a sei mani, ma alla contaminazione tra generi che lo caratterizza. Ci sono vampiri. Vampiri antichi e potenti, vampiri molto attenti al degrado civile e decisi ad ovviare al problema assumendo il controllo di una società ormai in caduta libera. La società è quella italiana, di un futuro prossimo venturo con veicoli a idrogeno e psicomail inviate direttamente da un cervello all’altro, auspice una multinazionale della psicocomunicazione, Fastissimo. Fantascienza, quindi, uno scenario futuribile/attuale nel quale gli uomini hanno perso ogni memoria storica, ogni consapevolezza del sé. Vivono hic et nunc e affidano i voli pindarici ai si-so, i sogni sintetici che hanno sostituito le serate al cinema. Poi ci sono i licantropi che, dopo secoli di sudditanza psicologica nei confronti dei vampiri (Twilight docet, ma questo libro è precedente al fenomeno della Meyer), hanno deciso di rivendicare la loro unicità e si sono uniti in una società/congrega,
E le ucronie, che fine hanno fatto? Rimangono la passione principale di Carlo Menzinger. Ho appena terminato di leggere il romanzo che contende a “Il Colombo divergente” la palma di mio preferito. Sto parlando di “Giovanna e l'angelo”. Cosa sarebbe accaduto se l’intima essenza di Giovanna d’Arco, le sue stesse famose “voci” altro non fossero state se non un’entità angelica venuta al mondo insieme alla Pulzella d’Orleans? E quali scenari si sarebbero aperti se questo angelo alla ricerca di se stesso, confuso dalla mancanza di un contatto diretto con Dio e destinato a evolversi in una laicità senza speranza, non avesse sopportato di morire sul rogo, consumato insieme a Giovanna dalla sofferenza? Menzinger immagina che l’amore dell’angelo per Giovanna (o forse per se stesso?) operi il miracolo.
Carlo Menzinger di Preussenthal, non dimenticate questo nome. Perché, che si decida o meno a pubblicare con case editrici degne del suo talento, vale la pena scoprirlo.
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