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venerdì 2 ottobre 2020

I Cercatori di pace sarebbe un libro problematico

 


Il mio romanzo fantasy-distopico è stato sconsigliato ai lettori. Può accadere. La disamina dal voto 3/10
la trovate QUI

Ho voluto riflettere sulle parole della blogger insieme a Isabella Moroni, che il libro lo ha detto e presentato quando è uscito.

Vi posto qui la nostra chiacchierata.

Ciao Laura ho letto la recensione che Milena, la blogger Timeless Hopeful Reader ha fatto del tuo libro I Cercatori di Pace e sono rimasta colpita dalla difficoltà di saper leggere un libro. Anche in coloro che leggono moltissimo e che amano i libri.

Non ti pare che la cosa più evidente sia una non comprensione delle diverse sfaccettature del testo e delle molteplici sollecitazioni che offre al lettore?

“Nel leggere la sua disamina ho avuto l’impressione che avesse letto qualcosa che non avesse nulla a che vedere con il mio romanzo. Mi è stato evidente che la blogger si aspettasse qualcosa di totalmente diverso e che, soprattutto, abbia percorso le pagine indossando un punto di vista che non avrebbe potuto consentirle di entrare in quel mondo. Sì, ritengo non abbia compreso e la cosa mi colpisce, come autrice. Quando succede è sempre buona norma farsi delle domande.”

In particolare questa disamina del libro (permettimi, non riesco a chiamarla recensione perché una recensione dovrebbe analizzare il testo in tutti i suoi aspetti), è fatta come un compito in classe. Capisco che possa essere lo stile del blog, ma è davvero respingente sentir fare lezione di scrittura fin dalla prima riga: “La narrazione è in terza persona; il narratore esterno è onnisciente e racconta la storia dal futuro.”). Inoltre, non trovi che in tutti i punti del suo post Milena non abbia fatto altro che presumere il tuo punto di vista e contemporaneamente insegnare come ci si dovrebbe comportare scrivendo, ad esempio, quali limiti non si debbano travalicare?

“Di sicuro mi ha imputato idee, valori e convincimenti che non mi appartengono. Diciamo che dal suo articolo un lettore del blog può di certo farsi un’idea di come la pensa la titolare, ma assolutamente non può capire cosa ci sia nel romanzo oggetto della disamina. Ci tengo a chiarire che le recensioni negative sono occasioni di crescita. In questo caso, però, del libro che ho scritto non c’è nulla se non quei punti, i soli sui quali la blogger si è focalizzata. I soli, evidentemente, che hanno mandato in tilt il suo universo di lettrice con punto di vista assolutamente chiuso nella contemporaneità.”

Sono anche estremamente sorpresa che di tutto il mondo che hai creato e aperto al lettore con questo libro, la sua attenzione si appunti su: lo stupro, l’omosessualità e il trauma. Episodi importanti, ma funzionali alla narrazione. A me non è sembrato che fossero argomenti tanto importanti rispetto al discorso sulla salvezza dei libri o sul potere delle donne che mi sono sembrati fondamentali nello specifico del significato. Ma magari sbaglio…

“Per chi non ha letto il romanzo tengo a specificare che la vicenda si svolge in un mondo devastato da una guerra che va avanti da cinque secoli, dove i valori cui oggi cerchiamo di tener fede (senza riuscirci, come è evidente dalle cronache) hanno perso terreno. E voglio anche precisare che lo stupro – una singola scena – c’è mentre non viene assolutamente toccato il tema dell’omosessualità, che pure mi è caro. E non credo ci sia bisogno di ricordare quanto io sia attiva nella difesa dei diritti delle donne e delle persone LGBT+.”

Però, magari guardiamo insieme quello che ha scritto e cerchiamo di capire cosa l’ha spinta a rilevare solo la parte che lei ritiene negativa. Per esempio dice: “Uno dei messaggi peggiori, a mio avviso, risiede nella visione dello stupro. Questo viene in un primo momento messo sullo stesso livello di una serie di frustrate subite da un uomo e poi "giustificato" perché la persona in questione lo aveva in qualche modo già subito in precedenza.” E spiega il perché: “Innanzitutto, sia un uomo che una donna possono subire uno stupro (in qualsiasi società del presente e del passato), e sottintendere che siano solo le donne a subirlo credo sia profondamente sbagliato”. Io non ricordo che tu abbia affermato qualcosa del genere e non sono riuscita a ritrovare il passaggio nel libro (tanto per dire quanto non mi sembrava rilevante…), mi fai capire dove ha intravisto questo pensiero?

“Tutta colpa di un pensiero della protagonista Ghillean mentre viene aggredita – ma non ci sarà violenza – da Tarnell. In quanto guerriera, Ghillean è stata addestrata da una veterana che aveva subito una lunga serie di abusi durante la prigionia in mano nemica. Era stata quell’addestratrice a dire alle allieve che lo stupro è sopraffazione, che umilia una donna come una serie di frustrate umilia un uomo, ma che comunque si sopravvive. Ovvio che io non pensi questo. Ma da un ricordo nella mente di Ghillean la blogger evince che io stia paragonando lo stupro a una brutta ma irrilevante esperienza. Se avesse letto con attenzione, avrebbe trovato che la stessa Ghillean considera che quelle parole nulla potevano rendere dell’orrore di una vera violenza.”

Non contenta continua sullo stesso tema: “Inoltre, lo stupro e le percosse, chiaramente, non possono essere messi sullo stesso piano” e, ancora: “Bisogna considerare anche che ogni persona ha un modo diverso di vivere un trauma, quindi, non si possono fare paragoni a prescindere. Infine, far passare uno stupro per qualcosa da tralasciare perché se ne è già subito uno, è semplicemente assurdo.”

Queste parole mi danno la sensazione che la blogger stia giudicando la narrazione utilizzando le strutture mentali contemporanee senza pensare (se non di sfuggita citando l’epoca in cui si svolge il racconto) che la letteratura è libertà, l’autore può dire quello che vuole senza dover essere “politicamente corretto” e che un personaggio non per forza rispecchia quello che pensa il suo autore. Non credi?

“Nei miei libri ho trattato tematiche di vario genere. Ho scritto, insieme a Loredana Falcone, anche una trilogia noir dove esistono serial killer decisamente inquietanti. Ho sempre pensato fosse inutile specificare che ciò che fanno e che pensano non mi appartiene. Ma, a quanto scopro in questo caso, non è così. Leggere che il mio romanzo viene caldamente sconsigliato per un’interpretazione arbitraria da parte di una lettrice mi lascia perplessa.”

C’è poi la storia della battuta sull’omosessualità del cavallo. Mi spieghi perché tale battuta avrebbe “ritratto l'omosessualità come un qualcosa di cui vergognarsi e da aborrire”? Proprio tu che sull’omosessualità hai creato una saga? Cosa ha visto nelle tue parole?

“In questo caso, credimi, ho dovuto cercare sulle pagine dove avessi detto una cosa simile. Ovviamente non ho trovato nulla del genere. Si tratta di uno scambio di battute tra il generale Kimen e il brigante Tarnell riguardo la virilità di Tifon, lo stallone del brigante. Una battuta su un cavallo, scherzosa e che, comunque, non sfiora neanche di striscio il tema dell’omosessualità. Ecco, questo appunto mi fa veramente dubitare di come sia stato letto il romanzo.”

Tutto questo tirar fuori concetti e supposizioni mi fa pensare che Milena non sia riuscita ad entrare nella narrazione e che si sia arenata in mezzo alla cronaca, all’attualità e, soprattutto, in mezzo ai bias e dalla visione contemporanea. Perseguendo questo punto di vista, però, la letteratura muore ed è un peccato perché il suo blog di appassionata di libri poteva essere un osservatorio della generazione Z. Del quale, cominciamo ad avere anche bisogno, non credi?

“Ne abbiamo bisogno, eccome. Ma credo, anche, che leggere professionalmente – perché questo fanno blogger e instagrammer – preveda una cultura e una preparazione che non si possono improvvisare. E mi dispiace dirlo, perché sono certa che verrà interpretato come una rivalsa per un brutto voto – 3 su 10. Però il brutto voto lo avrei accettato se fosse stato giustificato da qualcosa che io avessi effettivamente scritto e pensato. Non dalle interpretazioni di chi ha guardato un mondo di stampo medievale con la suscettibilità di oggi. E sulla suscettibilità di oggi potremmo aprire un capitolo a parte, analizzando come molti romanzi contemporanei dipingono le donne e il loro rapporto con gli uomini.”

 


martedì 3 dicembre 2013

Ma quanto è comodo dar la colpa a loro...

Se ne è parlato fin troppo delle baby-squillo dei Parioli, a Roma. Si è analizzata la facilità con cui, pur riconoscendole vittime, hanno accettato di essere usate pur di ottenere ciò che un sistema malato ha indicato loro come ciò che conta veramente: oggetti di lusso. Proprio come loro sono state considerate dagli utilizzatori. Proprio come loro hanno considerato il proprio corpo. Ma poco, o nulla, è stato detto sui suddetti utilizzatori. Uomini adulti, spesso maturi, spesso padri a propria volta di coetanei e coetanee delle giovanissime con cui si intrattenevano. Sulla loro psicologia, sulle loro motivazioni, sulle giustificazioni che devono essersi dati per poter entrare in quei letti e intrattenersi con quei corpi, nessuno si è soffermato. Le parole di condanna son state tutte per loro, le ragazzine senza valori, e per loro madri. Soprattutto per la madre che, consapevole del mestiere esercitato dalla figlia quindicenne, ha volentieri accettato di dividerne i proventi. Una condanna unanime ai suoi danni, condivisibile. Ma è mancato il contraltare. Le colpevoli, a giudicare dai mille pareri espressi nei talk show pruriginosi che per settimane ci sono stati imposti a reti unificate, erano loro. La parte femminile. Le assetate di lusso. Le senza valori. Le superficiali. Vittime, sì, ma... C'è sempre stato un ma. E mai una volta il ma ha compreso i clienti, facoltosi, entusiasti, esigenti, come testimoniato dalle richieste, dagli sms messi agli atti. È così facile accettare che l'errore sia dalla parte delle donne. Lo è stato anche per il branco che, si è saputo la settimana scorsa, ha abusato per mesi di una quattordicenne. È accaduto a Molfetta. In tanti sapevano, in tanti avevano capito. Ma quella ragazzina era una facile, una poco di buono. Non lo dicevano i suoi tormentatori, non solo. Lo diceva il paese, lo dicevano le coetanee a scuola. Lo hanno anche scritto sul social network, aprendo un falso profilo intestato alla ragazzina e facendole dichiarare di essere disponibile a tutto. Con tanto di numero di telefono. Non viene da chiedersi come sia possibile che tanto basti? Nel branco di dieci maschi che hanno abusato di lei, molti erano maggiorenni. Il più adulto aveva 25 anni. E a quell'età, nonostante questa nostra strana epoca, si è responsabili, consapevoli, padroni delle proprie azioni. Cosa succede nella mente di un essere umano di sesso maschile, quale interruttore scatta, quale diabolico meccanismo ormonale impedisce di rendersi conto di quello che si sta compiendo? Un uomo maturo elargisce centinaia di euro per abusare del corpo di quella che potrebbe essere sua figlia, se non sua nipote. E un uomo di 25 anni abusa, senza alcun consenso, nonostante il pianto, le urla, il dolore, di quella che potrebbe essere una sorellina minore. Una creatura da difendere. E lo fa in compagnia di altri, abbassandosi al rango di bestia in un branco di animali senza alcuna coscienza di se stessi. Nessuno di noi, credo, ha gli strumenti per capire come tutto ciò possa accadere. Ma già cominciare a porsi la domanda, quella giusta, sarebbe un passo avanti.

Laura Costantini

martedì 28 agosto 2012

Oggi su "La Sesia": Eppure il mondo è rimasto lo stesso



È successo domenica scorsa. Neil Armstrong, il primo uomo a calcare il suolo lunare è morto. Non era vecchissimo, 82 anni. Gli è stato fatale il quarto by-pass coronarico. Eppure il suo cuore aveva retto all’emozione più grande mai provata da essere umano. Lui, per primo, ha mosso un passo al di fuori del nostro pianeta. Chi c’era, quel 20 luglio 1969, fosse pure stato un pargolo, ricorda quell’eterna nottata in diretta, in attesa dell’allunaggio. Domenica, nel dare la notizia della scomparsa dell’astronauta simbolo di tante speranze, un po’ tutti i media si sono dilungati sulle aspettative enormi che quell’evento scatenò nel mondo. Era l’entrata ufficiale nel futuro, era la fantascienza che si faceva realtà. Ci aspettavamo moltissimo. Immaginavamo un domani di navette che facevano la spola tra la Terra e la Luna, basi lunari con affascinanti astronaute, viaggi interstellari a velocità di curvatura. Ci aspettavamo che quell’impronta sulla sabbia grigiastra della Luna ci rendesse, per magia, tutti migliori. Perché l’assioma era: se siamo arrivati lassù, allora possiamo sconfiggere le malattie, possiamo eliminare la fame nel mondo, possiamo conquistare uguaglianza, libertà, giustizia sociale. Possiamo. Era questa la parola chiave. Una parola che quarantatre anni hanno lentamente eroso e depotenziato. Ha voluto usarla Obama per la sua campagna elettorale del 2008: yes, we can. Sì, possiamo. Ma neanche lui, in realtà, ha potuto granché. Così, mentre si diffondeva la notizia della morte di Neil Armstrong lo sguardo tornava a terra. Un effetto che GoogleEarth renderebbe bene: lo spazio, il pianeta Terra e poi una vertiginosa zoomata fino alla superficie. Per scoprire che nella Siria dello scontro tra l’esercito di Bashar al Assad e le forze ribelli i morti si contano a migliaia, compresi vecchi, donne e bambini. Che negli Stati Uniti c’è un uomo politico per il quale neanche un legittimo (legittimo?) stupro può giustificare un aborto. Che nel Cairo del dopo Mubarak bande di ragazzini aggrediscono, insultano e picchiano le donne in strada. Che nella civilissima Italia una donna che denuncia uno stupro avvenuto in un parco cittadino della capitale viene guardata con sospetto. Perché, e citiamo testualmente le parole del cronista: “Sono quelle sere in cui la vita non ti fa sconti, ma lei l’ha realizzato troppo tardi. Altrimenti non avrebbe ingaggiato una stupida lite… con l’uomo che… l’aveva strappata a un’esistenza fin troppo randagia. Altrimenti non si sarebbe precipitata per le scale… per andare a rimuginare su una panchina di un parco spelacchiato, all’una di notte, dove il suo carnefice l’aspettava.” Quarantatre anni fa eravamo tutti lì a guardare il cielo col fiato sospeso, convinti che quel piccolo passo nella sabbia lunare fosse, come ci disse Armstrong con efficace retorica, “un grande balzo per l’umanità”. Quarantatre anni dopo è la Luna a guardarci e a vederci come ci ha sempre visti: piccoli, litigiosi, incorreggibili.

Laura Costantini