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martedì 14 febbraio 2012

Oggi su "La Sesia": Cosa abbiamo imparato?


Nell’abc del giornalismo c’è una regola: se un cane morde un uomo, è normale; se un uomo morde un cane, è una notizia. Sembra lapalissiano, ma non lo è alla luce di quanto abbiamo vissuto dall’inizio di febbraio a oggi. Diamo atto ai mezzi di comunicazione che, per una volta, le iperboli erano giustificate: gelo polare, vento siberiano, emergenza maltempo. Ce lo ricorderemo questo inverno 2012, così come ricordiamo quello del 1956 o quello del 1985. Eventi eccezionali. E senza star qui a riflettere se queste eccezionalità finiranno per diventare regola nel marasma climatico che abbiamo innescato, torniamo al concetto di notizia. Perché sabato scorso i notiziari nazionali hanno dato risalto a una notizia che è la negazione della regola del perfetto cronista: un lupo ha assalito un cervo. Il povero predatore, stremato da giorni e giorni di gelo e neve ed esasperato dalla carenza di cibo, ha fatto l’errore di seguire il proprio naturalissimo istinto a favore di telecamera. Ha avvistato il cervo proprio mentre transitava il fuoristrada di una troupe televisiva. In un altro momento si sarebbe dileguato, fedele all’indole schiva che tutti gli conosciamo. Ma la fame aveva argomenti più convincenti che la necessità di mantenere un basso profilo. Così il lupo ha aggredito il cervo con la dichiarata intenzione di cibarsene. Il cronista si è premurato di dire che le immagini erano troppo cruente per essere trasmesse. Quindi ci ha mostrato soltanto il cervo ferito e sconvolto dall’aggressione. La neve intorno era chiazzata di sangue, ma l’erbivoro era in buone condizioni mentre un veterinario si prendeva cura di lui. Il lupo, evidentemente costretto a mollare la preda, si è dato a una fuga disordinata che le telecamere hanno immortalato e riproposto in più edizioni. Dove la notizia evidente era che si sono ribaltati i canoni. Pur comprendendo le ragioni del cervo, che deve essere ben lieto di aver incontrato la troupe televisiva, un lupo che caccia in una valle intasata di neve fa parte di quegli eventi naturali cui non siamo più abituati. Mentre un lupo cui viene impedito di nutrirsi per mettere in salvo un cervo con tanto di soccorso veterinario immediato, racconta più di mille parole la nostra distanza dalla realtà. E spiega l’atteggiamento scomposto davanti all’emergenza maltempo. Perché non c’è niente come gli eventi naturali per sbatterci in faccia che il vantato progresso tecnologico non può metterci al riparo da una circolazione atmosferica impazzita. E che gatti delle nevi, mezzi spargisale, jeep quattro per quattro e indumenti termici nulla possono contro quei fiocchi inconsistenti e inesorabili che cadono per giorni. Che si accumulano, pesano, abbattono. È stato detto che l’emergenza neve una volta si chiamava inverno. Ma oggi la regola è questa: quando l’uomo aggredisce la natura, è normale. Quando la natura si prende la rivincita, è una notizia.

Laura Costantini

martedì 7 febbraio 2012

Oggi su "La Sesia": Siamo tutti reporter

L’ondata di freddo siberiano in Italia. La tragedia della Costa Concordia. L’alluvione di Genova. La strage di Utoya. A unire questi avvenimenti la presenza in Rete di video girati da coloro che li hanno vissuti in prima persona. Torna in mente un film di qualche hanno fa, “The Core” (il nucleo). Vi si immagina che il nucleo della Terra smetta di ruotare a causa di un avventato esperimento. Un gruppo di ardimentosi, che nei film non mancano mai, viene spedito al centro del pianeta per tentare di rimettere in moto il nucleo. Della spedizione fa parte anche un brillante scienziato, responsabile dell’avventato esperimento, il quale per tutto il tempo non fa che registrare in diretta gli appunti per la pubblicazione che ne trarrà. Succede che gli eventi lo portano all’estremo sacrificio. Chiuso in una capsula destinata alla distruzione, seduto su un ordigno nucleare, il nostro continua a registrare appunti finché non si rende conto della futilità della cosa. E allora comincia a ridere. Solo l’esplosione finale riuscirà a zittirlo. Il film è datato, altrimenti nella sceneggiatura non sarebbe mancato l’accenno alla volontà di postare su Youtube o Facebook la telecronaca diretta della discesa al centro della Terra. In una sceneggiatura di oggi, solo un’inopinata mancanza di campo (al centro della Terra può succedere) lo impedirebbe. Perché questo siamo diventati: spettatori delle cose che ci accadono. Non protagonisti, spettatori. Tutto viene filtrato attraverso l’obiettivo di un telefonino, tutto viene sublimato attraverso l’investitura giornalistica di un contributo su Youreporter. Ed è un rincorrersi tra professionisti della notizia e l’orda degli aspiranti reporter, sempre più numerosi e sempre più agguerriti. È un male? No, se si pensa che tante situazioni trascurate dagli organi di informazione possono salire alla ribalta dell’opinione pubblica. Sì, se succede che l’evento catastrofico, il rischio, la tragedia vengano vissute come mezzo per un guadagno personale. Ha scritto Marco Travaglio che in ogni italiano si nasconde uno Schettino. Ma gli è sfuggito che c’è di peggio. Il signor Zara era a bordo della Costa Concordia insieme alla sua famiglia. Ha vissuto in prima persona le tragiche ore del naufragio. Lo sappiamo perché il signor Zara, per tutta la durata del naufragio, non ha mai mollato la telecamera. I figli piangono? Lui li riprende mentre li consola. La moglie è sconvolta? Lui stringe l’inquadratura. La folla lotta per le scialuppe? Lui è lì a documentarlo. E mentre la scialuppa lo porta in salvo bordeggiando lungo la Concordia che si inclina, si sente Zara commentare: “Queste immagini me le vendo subito a Mediaset.” Per la cronaca, le ha vendute anche all’estero come neanche il più navigato dei paparazzi avrebbe saputo fare. Dovendo scegliere in chi identificarsi, forse l’irresponsabilità di Schettino è meno premeditata del fiuto affaristico di Zara.

Laura Costantini