martedì 7 febbraio 2012

Oggi su "La Sesia": Siamo tutti reporter

L’ondata di freddo siberiano in Italia. La tragedia della Costa Concordia. L’alluvione di Genova. La strage di Utoya. A unire questi avvenimenti la presenza in Rete di video girati da coloro che li hanno vissuti in prima persona. Torna in mente un film di qualche hanno fa, “The Core” (il nucleo). Vi si immagina che il nucleo della Terra smetta di ruotare a causa di un avventato esperimento. Un gruppo di ardimentosi, che nei film non mancano mai, viene spedito al centro del pianeta per tentare di rimettere in moto il nucleo. Della spedizione fa parte anche un brillante scienziato, responsabile dell’avventato esperimento, il quale per tutto il tempo non fa che registrare in diretta gli appunti per la pubblicazione che ne trarrà. Succede che gli eventi lo portano all’estremo sacrificio. Chiuso in una capsula destinata alla distruzione, seduto su un ordigno nucleare, il nostro continua a registrare appunti finché non si rende conto della futilità della cosa. E allora comincia a ridere. Solo l’esplosione finale riuscirà a zittirlo. Il film è datato, altrimenti nella sceneggiatura non sarebbe mancato l’accenno alla volontà di postare su Youtube o Facebook la telecronaca diretta della discesa al centro della Terra. In una sceneggiatura di oggi, solo un’inopinata mancanza di campo (al centro della Terra può succedere) lo impedirebbe. Perché questo siamo diventati: spettatori delle cose che ci accadono. Non protagonisti, spettatori. Tutto viene filtrato attraverso l’obiettivo di un telefonino, tutto viene sublimato attraverso l’investitura giornalistica di un contributo su Youreporter. Ed è un rincorrersi tra professionisti della notizia e l’orda degli aspiranti reporter, sempre più numerosi e sempre più agguerriti. È un male? No, se si pensa che tante situazioni trascurate dagli organi di informazione possono salire alla ribalta dell’opinione pubblica. Sì, se succede che l’evento catastrofico, il rischio, la tragedia vengano vissute come mezzo per un guadagno personale. Ha scritto Marco Travaglio che in ogni italiano si nasconde uno Schettino. Ma gli è sfuggito che c’è di peggio. Il signor Zara era a bordo della Costa Concordia insieme alla sua famiglia. Ha vissuto in prima persona le tragiche ore del naufragio. Lo sappiamo perché il signor Zara, per tutta la durata del naufragio, non ha mai mollato la telecamera. I figli piangono? Lui li riprende mentre li consola. La moglie è sconvolta? Lui stringe l’inquadratura. La folla lotta per le scialuppe? Lui è lì a documentarlo. E mentre la scialuppa lo porta in salvo bordeggiando lungo la Concordia che si inclina, si sente Zara commentare: “Queste immagini me le vendo subito a Mediaset.” Per la cronaca, le ha vendute anche all’estero come neanche il più navigato dei paparazzi avrebbe saputo fare. Dovendo scegliere in chi identificarsi, forse l’irresponsabilità di Schettino è meno premeditata del fiuto affaristico di Zara.

Laura Costantini