martedì 8 novembre 2011

Oggi su "La Sesia": La lezione dell'acqua

Ce lo insegnano a scuola. Puoi comprimere un gas, sempre. Puoi comprimere un solido, alle volte. Ma non si può comprimere l’acqua. È una prerogativa dei liquidi. Non puoi imprigionarli in uno spazio più piccolo di quello di cui hanno bisogno. Non puoi, nel senso letterale del termine, costringerli. Dovremmo saperlo, tutti. Dovrebbero saperlo, meglio di altri, coloro cui è demandato il compito di organizzare paesi e città, creare piani regolatori e farli rispettare, costruire abitazioni, scuole, strade, fognature. E lo sanno, di questo non possiamo dubitare. Ma fanno finta di non saperlo. E i risultati li abbiamo sotto gli occhi in questi giorni di piogge eccezionali che da eccezione stanno passando a regola. Nell’epoca che ci vede tutti inviati sul campo, i cittadini della Liguria e della Toscana, i sopravvissuti del Levante e della Lunigiana, continuano a riversare in Rete filmati amatoriali che poi vengono ripresi dai notiziari nazionali. In un’orgia di tsunami fangosi, di urla, di pianti, di bestemmie, di auto trascinate via. Di morti. È la pornografia della cronaca perché quei filmati danno allo spettatore il turbamento dell’imbarazzo, oltre a quello dell’orrore. Ma si parlava di acqua. Ci spiegano, a catastrofe compiuta, che i corsi d’acqua che attraversano le nostre città sono stati derubati, costretti, incarcerati. Convinti che bastassero ponti robusti e argini di cemento, gli urbanisti di ieri e di oggi hanno ridotto lo spazio di manovra dell’acqua. Le hanno imposto il come, il quanto, il dove scorrere. E l’acqua, ce lo hanno insegnato, si adatta. I liquidi prendono la forma del contenitore. Purché il contenitore sia abbastanza grande da contenerli. Ma i torrenti di Genova, i fiumi di Aulla, i ruscelli delle Cinque Terre non lo erano. E quando la piena sale, l’acqua non conosce regole. Cerca uno sfogo e lo trova, possiamo starne certi. Lo stesso prezioso elemento che ci lasciamo scorrere tra le dita, abbatte case, divelle argini, trascina massi, erode montagne. È la lezione dell’acqua. Una lezione che si ripete, negli anni, nei secoli, in tutto il mondo, ma che proprio non riusciamo a mandare a mente. Lungo il corso dei fiumi sono nati i primi insediamenti umani, le prime grandi città. Ci confrontiamo con l’acqua da millenni, ma non sappiamo ascoltarla. Eppure quel che potrebbe insegnarci è importante. Perché come la molecola H²O, anche la rabbia, il senso di ingiustizia, la ribellione sono incomprimibili. Come l’acqua, anche la pazienza della gente può un giorno esaurirsi. E ha poco senso imporre argini sempre più alti allo scontento oppure vietare a un corteo di sfilare. Lo abbiamo visto, ce lo hanno fatto vedere i testimoni. Nel mondo dei telefonini che registrano immagini senza filtro alcuno, dovremmo averlo imparato. Un tronco di traverso non ferma un torrente in piena. E la volontà di mantenere il potere nelle solite mani non può fermare la piena di chi ha deciso di farsi sentire.

Laura Costantini