venerdì 26 dicembre 2014

Opportunismo felino

Sii gatto. Lo sai che la vecchia in cambio del salmone ti costringerà a startene impalato davanti a una tavoletta ouja tutta la sera. E’ una questione di dignità. Quella è convinta che due vibrisse e una macchia bianca in fronte bastino a rendere speciale un felis catus qualsiasi. Pretende che tu la metta in comunicazione con i morti. Io l’unico morto che ho visto è stato l’uomo che mi ha preso con sé quando avevo ancora gli occhi chiusi. Non gliela perdono di avermi lasciato solo a farmi sbattere in strada da quelli della sua razza. A scegliere tra morire di fame o consegnarmi alla vecchia… Mai sentito un profumo così. Sai che ti dico? Mi consegno alla vecchia. Sto sbavando come un cane qualsiasi, perfino lo stomaco mi fa le fusa.

No, prima il pesce, poi la tavoletta ouja. I patti sono patti. E nella ciotola, per cortesia, che l’ultima volta ho rischiato di lasciare la lingua sul tegame bollente. Ecco, brava, hai capito. Va beh, la carezza l’accetto, ma poi lasciami mangiare in pace, che sono due giorni che non metto niente sotto i denti. E io, sia chiaro, topi non ne mangio.

Arrivo. Si può sapere perché tanta fretta? I morti non scappano. Lasciami lappare il fondo della ciotola. Il meglio resta sempre lì. E no, non c’è bisogno che mi prendi in braccio. Ci salgo da solo sul tavolo. Ormai conosco la procedura. Ecco, mi metto qui, immobile e magari m’addormento pure. C’è un bel calduccio e sono proprio sazio. Sì, ho capito. Vuoi che stia lì a guardarti, ma stanotte gela e non riuscirai a cacciarmi via. Venduto per venduto, è meglio un tappeto di polvere che le foglie fradice sotto la panchina. Sei pronta? Allora vado con il miagolio evocativo.

 

E poi dicono che i gatti sono traditori. Ho fatto tutto per benino, ho assunto la posa da gatto egizio, ho ondeggiato la coda e miagolato al momento giusto. Un’interpretazione da oscar e il risultato? C’è mancato poco che prendesse la scopa per sbattermi fuori. Ingrata. La prossima volta non mi muovo per meno di un trancio di pesce spada. Sempre se ci sarà una prossima volta. Il tempo si sta mettendo al brutto e io sono cagionevole di salute. Lo diceva pure il veterinario. Pasti regolari, temperatura costante e il giusto riposo. L’età non ammette strapazzi. Altro che strapazzi. Senti come tuona. Se non rimedio un rifugio per la notte, alla prossima seduta spiritica, sul tavolo della vecchia ci finisco imbalsamato.

E questa che vuole? No, ti prego, in braccio no. Guarda che ti graffio. Sì, va beh, ti graffio. Con tutti quei piercing, mi sa che ti faccio un favore. Si può sapere dove stiamo andando? Non mi piacciono gli ascensori. Una volta ci sono rimasto dentro e ho miagolato da strappare il cuore. Nel palazzo ancora se lo ricordano.

Sicura di sapere dove stiamo andando? No, perché io al buio ci vedo, ma tu stai annaspando e non vorrei che mi cadessi addosso. Ho le ossa fragili, io. Che umidità, c’è puzzo d’acqua stagnante. Ah, siamo nei lavatoi. Ragazza, non facciamo scherzi. Io sono pulitissimo e comunque i gatti non si lavano. E adesso perché usciamo? Sta piovendo, ti bagni pure tu. Senti che vento. E coi fulmini come ti metti? Non so chi sia la stronza di cui stai parlando, ma per i miei gusti questo parapetto è troppo basso. Guarda che quella che i gatti cadono sempre a quattro zampe è una balla. Dipende dal gatto. Dipende dall’età. Dipende dall’altezza. Saranno almeno sei metriiiiiiiii…

 

Più bastarda di un cane bastardo. Ecco cosa sei. Iniziamo dalla coda. Si muove. Zampa anteriore destra, sinistra. Anche dietro… beh, pensavo peggio. Alla mia età, un volo così e sono ancora tutto intero. E tutto bagnato. Viene giù a secchiate. Stavolta il cimurro non me lo leva nessuno. Se solo riuscissi… Fermi tutti, la finestra è aperta. Mi intrufolo, ventre a terra e orecchie dritte. Non sai mai come reagiscono gli umani. Appunto. Che c’è da strillare? Sono un gatto, mica una tigre inferocita. Ehi, aspetta. No, il lancio di piatti no. Rischi di farmi male sul serio. Ma non ragioni proprio.

L’hai voluto tu. Mi infilo sotto il divano e voglio vedere come te la cavi. Fa pure un bel calduccio e il tappeto è folto come piace a me.

Ah, ci voleva proprio un bel pisolino. Mi sono pure asciugato. Quasi quasi faccio un po’ di fusa e magari quella si calma e capisce pure che non c’è motivo di aver paura. E questo chi è? La tipa ha chiamato i rinforzi. Ma allora è un vizio quello di prendermi in braccio. Ma lo volete capire che un gatto ha una dignità? Non sono mica un pupazzo io. Guarda amico, non ti graffio solo perché hai una faccia simpatica. Non deve essere facile neanche per te vivere con quella lì. Bravo, diglielo, sono solo un gatto. Un bel gatto a dirla tutta. E non porto sfiga, non starla a sentire. E nemmeno malattie. Sei proprio un ragazzo intelligente. Dì, non starai mica considerando l’idea di adottarmi? Il posto è accogliente, non avrei nulla da obiettare. Io. Lei invece… No, non sono il gatto della tipa col piercing. Sì, è stata lei a lanciarmi dal terrazzo. E non lo so se è una vendetta perché l’hai mollata, sono cose da umani. So solo che ho rischiato di sfracellarmi sul vostro terrazzo e che non sarebbe male se teneste conto che… Ho capito. Niente da fare. Almeno mi sono asciugato.

 

Che cuore, lasciarmi così, sul pianerottolo in questa notte di tregenda. Potrei miagolare tutto il mio disappunto. Così imparate… Erano anni che non facevo tante scale. Sono tutto un dolore e non mi dispiacerebbe mettere qualcosa nello stomaco. Una soluzione ci sarebbe. La bambina del terzo piano. Mi spupazza come fossi un bambolotto, però mi riempie di croccantini e a pancia piena il freddo si sopporta meglio. Che faccio, gratto?

Eccomi qua. Col fiocco al collo come Winnie the pooh, infilato nella culla e con un principio di mal di mare. Almeno cambiasse ninna nanna. No, quella schifezza che chiami pappa non la mangio. Da’ retta alla mamma, va’ a prendere i croccantini. Quelli sì che li mangio tutti, mammina. E attenta col pannolino, che mi strappi il pelo. Ehi, quella è una coda, non la puoi arrotolare. Lasciami la coda, lascia.

Eh no. Senza croccantini non me ne vado. Mica l’ho fatto apposta a graffiarla. Mi sono fatto seviziare per più di un’ora e adesso mi merito la ricompensa.

 

Bella ricompensa. Preso a calci nel didietro come l’ultimo dei randagi. Finisce sempre così. Tutti micio micio all’inizio, poi quando hanno avuto quello che volevano… Beh, adesso non esageriamo. Stiamo chiedendo un po’ troppo. Non sono castrato, ci mancherebbe signora mia. E fino a qualche anno fa mi sono fatto onore con tutte le gatte del circondario. Non insista signora, la sua micetta è davvero un amore ma, mi duole ammetterlo, la macchia in cui tutti vi ostinate a vedere qualcosa di sovrannaturale è un raro segno di vecchiaia. Lo so, è strano che un gatto ingrigisca ma tant’è. Nessuna magia, nessun mistero e… nessuna cucciolata con la frezza bianca. Sono vecchio.

 

Ecco che ci si ricava a essere sinceri. E’ già tanto che non mi abbia cacciato fino in cortile. Il sottoscala non è il massimo, ma almeno è asciutto. Devo solo essere abbastanza svelto da evitare la signora delle pulizie domani mattina. Quella ha una mira con la scopa che pare un cecchino. Mi sistemo qui, nell’angolino più caldo, dove passano i tubi della caldaia. E anche i topi… No, non sarò mai a questo punto. Non finché loro saranno umani e io gatto. E adesso buonanotte, che domani si ricomincia col solito giro.

 

Laura Costantini e Loredana Falcone