domenica 15 marzo 2015

Scrivere? Non è un mestiere per donne: prologo

“…ci sarà sempre qualcuno disposto a spergiurare che non è vero, che tutti scrivono, uomini e donne, che tutti pubblicano, e che, oggi, non pubblicare in Italia è raro quasi quanto non aver fatto i provini per il Grande Fratello, e soprattutto, che una scrittrice donna italiana può scrivere un best seller così come essere il nuovo emergente caso da dibattito culturale. Peccato che fatte salve preziose eccezioni, a scalare le classifiche siano i consigli di Nonna Papera e il caso letterario stia mettendo adesso i denti da latte. Perché, vedete, oltre che delle buone intenzioni l’Italia è il paese dove un libro di ricette è capace di rimanere il libro più venduto per settimane se non per mesi. Perché allora sorprenderci e farci venire l’orticaria galoppante quando anche in ambito editoriale siamo ancora rappresentate per lo più come nonne papere o lolite?”
(Silvia Mango – blogger )

 
 
Ed eccoci qui. A cercare di tirar le somme dopo quasi due anni di interviste a scrittrici famose e misconosciute, a donne blogger, a donne editor, a coraggiose autrici di horror e gialli e noir (generi notoriamente
da maschi), ad ancora più coraggiose autrici di famigerata,
vilipesa ma quanto letta e consumata narrativa rosa (confessate, avete arricciato il naso!), nello sforzo di capire. Perché lo so, l’ho provato sulla mia pelle, che saranno moltissime le voci contrarie. Ma ritengo che, così come esiste nella società italiana di oggi, una questione femminile sia viva e presente anche nel mondo rarefatto dell’editoria.
Non sto preparando il terreno per le quote rosa, cui non credo neanche dal punto di vista economico, politico e sociale. Ma ci sono dati di fatto sui quali vale la pena ragionare, come abbiamo tentato di fare insieme alla scrittrice e giornalista Marilù Oliva con una mini inchiesta
sul blog La poesia e lo spirito.
Era l’8 marzo del 2011 e si constatava che, entrando in libreria e girando tra gli scaffali, così a colpo d’occhio appariva e appare evidente che gli autori sono molti più delle autrici. Poi allargando il punto di vista e concentrandoci sulle persone che circolano tra gli scaffali, prendono volumi, vanno alla cassa e acquistano, si appurava e si appura senza sforzo che sono soprattutto donne.
La dicotomia esasperata che ne potrebbe uscire è: gli uomini scrivono, le donne leggono. Ma solo la seconda parte della frase si avvicinerebbe alla realtà. Le donne leggono. In un paese come il nostro, dove i lettori cosiddetti forti sono una sparuta, ma agguerrita, minoranza, le lettrici sono di più. Il dato curioso è che anche le scrittrici, o aspiranti tali, sarebbero di più. Ma a parte pochi esempi di estrema e a volte discutibile attualità, gli editori non cercano donne. Mi si dirà che l’editore cerca la storia efficace. Giustissimo. Ma poiché le maggiori frequentatrici dei cosiddetti corsi di scrittura creativa sono donne, per la legge dei grandi numeri, verrebbe da pensare che la maggior parte dei manoscritti che giungono alle case editrici siano firmati da donne.
E che qualcosa di efficace, tra tutti quei fogli, debba pur esserci.
Ma in catalogo gli uomini sono di più. Non solo. I lettori uomini, che non sono maggioranza, ma esistono e pesano, spesso scelgono i libri in base a un pregiudizio: se l’ha scritto una donna, no.

No, perché le donne scrivono rosa.
No, perché le donne parlano di privato, famiglia, figli.
No, perché gli uomini scrivono meglio.

Magari non enunciato così brutalmente, ma la convinzione di fondo esiste pur prevedendo eccezioni. Poche. Quando decisi di lanciare il progetto Scrivere Donna sul sito Scrivendo Volo, ricevetti sul blog il commento di un lettore che affermava di apprezzare Rosa Matteucci perché, cito testualmente: vivaddio, non scrive da donna.
Mi piace anche citare, in questo preambolo introduttivo, un estratto della prefazione che Gianluca Morozzi ha dedicato al divertente e consigliato volume Caro scrittore in erba… di Gianluca Mercadante (Las Vegas Edizioni). Lo leggiamo insieme?

“Ti sei visto diventare (Morozzi si sta rivolgendo allo scrittore in erba cui il libro è dedicato, n.d.r.) quantomeno un Andrea De Carlo, fascinoso, sempre in barca o tra casolari di campagna, eternamente giovane e piacente, se sei maschio. O una figura di riferimento per la nuova scrittura femminile al di là degli stereotipi, se donna.”
 
Vi chiedo: salta agli occhi solo a me?
Dovendo scegliere e, sì per carità, ironizzare, il prefatore sull’esempio maschile ha avuto solo l’imbarazzo della scelta. Per inciso Andrea De Carlo, con la sua partecipazione al talent Masterpiece, è un’icona
(involontaria) perfetta. Ma lo sforzo, se pur c’è stato, è miseramente fallito nella ricerca di, rileggiamolo insieme, “una figura di riferimento (che evidentemente non esiste) per la nuova scrittura femminile (nuova?) al di là degli stereotipi (quali lo vedremo in seguito)”.

In soldoni al Morozzi, stimabilissimo e divertente autore, un nome di scrittrice da affiancare all’icona De Carlo non gli è proprio venuto.
Secondo voi è un caso?
È su questa realtà che ho voluto capire e far capire perché la discriminazione (eccola, la parolaccia) sia presente anche in un ambito dove dovrebbe regnare il talento. E il talento, nel migliore dei mondi possibili, è come gli angeli: non ha sesso.
Lungi dal volerci ghettizzare o dal lanciare una crociata contro gli scrittori, nelle pagine a seguire ascolteremo tante donne raccontare il loro modo di vivere la scrittura. E scopriremo quanta grinta sia necessaria per realizzare ciò che a nessun uomo verrebbe mai chiesto:

tenere in equilibrio vita e sogno, panni da stirare e capitoli da finire, cene che rischiano di bruciare e personaggi che pretendono attenzione, successi in pubblico e sensi di colpa nel privato.

Pronti?