giovedì 4 febbraio 2016

Lettera al barone Luigi Alfredo Ricciardi di Malomonte

Quelli di voi che pensano che alla mia età non sia possibile innamorarsi di un personaggio di fantasia sono, perdonatemi, degli sciocchi. Oppure ignorano come sia possibile vivere una vita parallela, fatta di pagine e parole, mie e altrui, di un mondo che ignora ogni legge, per essere libero di rappresentare e di rappresentarsi così come esso stesso reclama. E in quel mondo trova la giusta collocazione la lettera che segue, uscita dalla penna di un'inconsistente e devota ammiratrice.



Illustrissimo barone di Malomonte,
spero vogliate perdonare l'ardire di questa mia.
Voi non mi conoscete e del resto non potrebbe essere altrimenti, ma io vi seguo da anni.
La vostra vita, la vostra carriera, i vostri sentimenti mi stanno a cuore molto più dei miei.
Non so come sia possibile che uno sconosciuto, tanto lontano da me nel tempo, nello spazio, nella realtà, sia riuscito a entrarmi nell'anima. Non so e ho smesso di chiedermelo il giorno in cui ho capito che non posso nulla contro questa passione che mi brucia dentro come una fiamma inestinguibile.
Se chiudo gli occhi vi immagino solo e tormentato in quella casa vuota, sento il profumo della vostra tristezza, assorbo la cupezza del vostro sguardo, accarezzo silenziosa il ciuffo ribelle che esprime così tanto di voi.
Mi struggo al pensiero che nulla è in mio potere per lenire il vostro dolore, per dare a pace all'irrequietezza che vi toglie il sonno e l'appetito, per riempire il vuoto che impedisce al vostro cuore di scegliere tra le tante che vorrebbero il vostro amore.
E tra quelle ci sono anch'io, lo confesso, spudorata, ignorando il rossore che mi imporpora le guance, che mi fa abbassare lo sguardo come se voi foste qui, come se poteste ascoltarmi.
E invece non potete. Imprigionato come siete nelle pagine di un libro, invischiato in casi di morte e di sangue che non fanno altro che aggiungere pena alla pena, dolore al dolore.
Quante volte avrei voluto essere al vostro fianco, coprirvi la vista di quei morti che vi torturano con le loro ultime parole. Quante volte avrei voluto prendere su di me quella maledizione che fa di voi un bravo investigatore ma che, passo passo, vi trascina nell'abisso della disperazione.
E disperata sono anch'io.
Di non potervi vedere, di non potervi toccare, di non poter dare un corpo  e  un respiro e la parola all'unico uomo in grado di rapire il mio cuore.
Ma i nostri mondi sono troppo lontani e, sebbene io lo brami come l'aria che respiro, non potranno mai incontrarsi. Dentro e fuori da una pagina, questo è il nostro destino. Dentro e fuori da un libro che è tutto ciò che posseggo di voi.
La vostra esistenza è la mia pazzia eppure non saprei immaginare la vita senza di voi. Perché non c'è dolore se non c'è sentimento e non c'è vita se non c'è amore.
E voi, Luigi Alfredo, questo lo sapete bene.
Quindi, se posso permettermi l'ardire di un consiglio, io vi scongiuro di dare ascolto a quella voce, l'unica vera e saggia, che vi chiede di liberare i sentimenti che nutrite per Enrica e lasciarli liberi di donarvi la felicità che meritate.
Dimenticate quella sciocca, vanesia di Livia.
Evitate di unire il vostro tormento a quello della contessa di Roccaspina.
L'unica donna in grado di restituirvi la pace è quella che da anni spiate dietro un vetro. L'unica alla quale posso perdonare di occupare il posto che sento mio.
E voi, Luigi Alfredo, se potete, perdonate me. Dietro questo mio scellerato delirio si cela una devozione immensa che mi fa sperare nella vostra benevolenza.
Abbiate cura di voi, mio caro e fedelissimo amico, come io avrò cura di tenervi sempre al riparo del mio cuore.

Per sempre vostra...

(Loredana)