martedì 3 dicembre 2013

Ma quanto è comodo dar la colpa a loro...

Se ne è parlato fin troppo delle baby-squillo dei Parioli, a Roma. Si è analizzata la facilità con cui, pur riconoscendole vittime, hanno accettato di essere usate pur di ottenere ciò che un sistema malato ha indicato loro come ciò che conta veramente: oggetti di lusso. Proprio come loro sono state considerate dagli utilizzatori. Proprio come loro hanno considerato il proprio corpo. Ma poco, o nulla, è stato detto sui suddetti utilizzatori. Uomini adulti, spesso maturi, spesso padri a propria volta di coetanei e coetanee delle giovanissime con cui si intrattenevano. Sulla loro psicologia, sulle loro motivazioni, sulle giustificazioni che devono essersi dati per poter entrare in quei letti e intrattenersi con quei corpi, nessuno si è soffermato. Le parole di condanna son state tutte per loro, le ragazzine senza valori, e per loro madri. Soprattutto per la madre che, consapevole del mestiere esercitato dalla figlia quindicenne, ha volentieri accettato di dividerne i proventi. Una condanna unanime ai suoi danni, condivisibile. Ma è mancato il contraltare. Le colpevoli, a giudicare dai mille pareri espressi nei talk show pruriginosi che per settimane ci sono stati imposti a reti unificate, erano loro. La parte femminile. Le assetate di lusso. Le senza valori. Le superficiali. Vittime, sì, ma... C'è sempre stato un ma. E mai una volta il ma ha compreso i clienti, facoltosi, entusiasti, esigenti, come testimoniato dalle richieste, dagli sms messi agli atti. È così facile accettare che l'errore sia dalla parte delle donne. Lo è stato anche per il branco che, si è saputo la settimana scorsa, ha abusato per mesi di una quattordicenne. È accaduto a Molfetta. In tanti sapevano, in tanti avevano capito. Ma quella ragazzina era una facile, una poco di buono. Non lo dicevano i suoi tormentatori, non solo. Lo diceva il paese, lo dicevano le coetanee a scuola. Lo hanno anche scritto sul social network, aprendo un falso profilo intestato alla ragazzina e facendole dichiarare di essere disponibile a tutto. Con tanto di numero di telefono. Non viene da chiedersi come sia possibile che tanto basti? Nel branco di dieci maschi che hanno abusato di lei, molti erano maggiorenni. Il più adulto aveva 25 anni. E a quell'età, nonostante questa nostra strana epoca, si è responsabili, consapevoli, padroni delle proprie azioni. Cosa succede nella mente di un essere umano di sesso maschile, quale interruttore scatta, quale diabolico meccanismo ormonale impedisce di rendersi conto di quello che si sta compiendo? Un uomo maturo elargisce centinaia di euro per abusare del corpo di quella che potrebbe essere sua figlia, se non sua nipote. E un uomo di 25 anni abusa, senza alcun consenso, nonostante il pianto, le urla, il dolore, di quella che potrebbe essere una sorellina minore. Una creatura da difendere. E lo fa in compagnia di altri, abbassandosi al rango di bestia in un branco di animali senza alcuna coscienza di se stessi. Nessuno di noi, credo, ha gli strumenti per capire come tutto ciò possa accadere. Ma già cominciare a porsi la domanda, quella giusta, sarebbe un passo avanti.

Laura Costantini