mercoledì 6 novembre 2013

Giusto e sbagliato

E se ci riappropriassimo dei concetti di giusto e sbagliato? Se ci liberassimo di quel comodo relativismo per cui c'è sempre un ma, un però, un forse che giustifica, comprende, tollera? Proviamo a guardarci intorno cercando di eliminare le sfumature. Un mondo cosiddetto civile, dove un ragazzo di 21 anni entra nel più alto palazzo del circondario, sale all'ultimo piano, esce sul terrazzo e si butta di sotto per schiantarsi su un'utilitaria non può permettersi giustificazioni. Quel ragazzo era omosessuale e si è ucciso perché era stanco di sentirsi discriminato, additato, vilipeso e umiliato. E un mondo che discrimina le persone per orientamento sessuale, colore della pelle, genere, credo religioso non è un mondo giusto. Prendiamone atto. Una società dove nugoli di distinti e danarosi professionisti dalla specchiata reputazione fanno la fila davanti a un appartamento dove due ragazzine di quattordici e sedici anni si prostituiscono, non può permettersi di far finta di non vedere. Una società che non trasmette valori alle nuove generazioni e non condanna duramente uomini maturi che comprano sesso da minorenni non è una società giusta. Diciamolo chiaramente. Un paese dove la situazione nelle carceri è allo stremo, dove i detenuti vengono tenuti nelle stesse condizioni dei polli in batteria, dove accade che un arrestato venga malmenato e abbandonato e lasciato morire, non può chiamarsi civile. Tanto più se, invece, la situazione di disagio di una singola detenuta appartenente a una famiglia disonesta ma importante, viene portata all'attenzione di un ministro della repubblica. Tanto più se quel ministro è amico della famiglia disonesta ma importante. Ancor più se il figlio del ministro per quella famiglia ha lavorato. Non ci può essere comprensione umana, non ci può essere simpatia, non ci può essere stima a consentirci di chiudere gli occhi. A permetterci di ignorare che un ministro che chiama per risolvere il problema di un amico non fa una cosa giusta. Perché è un potere che interviene a favorire un singolo, contro centinaia di altri singoli nella stessa situazione. Quel ministro ha fatto una cosa sbagliata. E gli sbagli si pagano. Poi, certo, possiamo prendere atto che tutto questo accade nello stesso posto dove ci sono voluti quasi vent'anni per rendere pubbliche le rivelazioni di un pentito. E per scoprire che avremmo potuto quanto meno tentare di evitare il consumo di mozzarelle e ortaggi e pane e pasta provenienti da una terra violentata, contaminata, avvelenata dai suoi stessi figli per amore del dio denaro. Ma se singolarmente non possiamo fare altro che indignarci nel chiuso delle nostre case, tentiamo almeno di tornare a dare valore alle parole che usiamo. E quando leggiamo che un boss della camorra pagava gli amministratori locali, facendo loro cambiare colore politico a seconda delle necessità del momento, possiamo dirlo forte, possiamo gridarlo chiaro che quello che hanno tentato di farci credere negli ultimi venti anni, meglio furbi che onesti, non è giusto. È sbagliato. E la cosa peggiore è che il prezzo lo paghiamo noi. Tutti.
Laura Costantini