mercoledì 22 luglio 2015

Goduria - ovvero l'arte di togliere senso alla narrazione


E' Loredana che vi parla. Visto il successo dell'esperimento di scrittura non-sense derivato da riflessioni sul trionfo della narrativa "supercazzoliana", ho pensato di unificare quanto fin qui prodotto e rendervi noto che Sconfitto e Distrutta sono i protagonisti della non-storia che ho intenzione di raccontarvi per intero. Buona lettura.
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Sconfitto sapeva che nel suo nome, aggrovigliato nei tessuti di un'umanità apologetica, svirgolato dalle sinapsi del suo colon che emanava pensieri presbiteriani, combustionando paradigmi di inusitati alveoli avrebbe emulsionato sfinteri creando una ballata Escherichia coli putrescenti.

Le labbra di Distrutta, esegetica compagna di Sconfitto, si attaccarono suggenti al marmo aspirando microbiche drosofile che impattano scivolanti su papille consumate da logorroici amplessi. La salita suggerisce il tempo della siderurgia. Che lima soffioni di elio evaporati da riflessioni che si affacciano sperticandosi (come cellule gliali insabbiate) mentre il nulla vortica incontrando il niente e figliando ibride stelle che attendono in medicei destini.

Era bollente, vulcanizzata da un'assioma pettegolo  e incoerente che friniva sbriciolando orgasmi serpentini senza contare le fistole suppuranti lussuria che straripavano correndo lungo percorsi infiniti di mani piedi braccia tentacoli occhi e orecchie e sapeva, sì, sapeva, che dietro quella palingenesi di filantropia dissociata  si nascondeva un trasudo catartico di testosterone stantio.


Sconfitto senti crescere il terrore di averlo perso, più si incrinava l'insicurezza di quella mancanza più un gelido torpore saliva a bagnargli il ventre rigonfio di desiderio ancestrale.
Distrutta lo fissava, gli occhi cerchiati da una ialina libidine, il seno afflosciato sul desiderio colloso e aspro che le rantolava tra le gambe. Gambe di gazzella, di giraffa filiforme che allunga il collo in cerca di uno scroscio di sassi che percorrono all'inverso il desiderio sepolto di una vorace astinenza. Ma il momento era giunto. Lei lo sapeva e questa ignoranza la catapultava in una strisciante rotondità di onniscienti presenze.
Non c'era tempo per riflettere, non c'era tempo per pensare, agire, fare, baciare lettere o testamento. Sesso. Sozzo, bollente, urticante, strafottente, malato, insano, smidollato, sbrodolante come nebbia di pulviscolo che investe latrine incrostate di escrementi. Merda.
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Alla prossima