domenica 19 febbraio 2017

Le riflessioni da Babette: tutelare la professionalità nella scrittura

C'è un gruppo su Facebook, Babette Brown legge per voi, dove ogni mercoledì si lancia un argomento di riflessione. La maggior parte delle autrici che vi partecipa scrive romance e pubblica in self. Quindi il tema della tutela della professionalità, in un'ottica di produzione totalmente indie, ha un valore peculiare che non ci riguarda in prima persona. Noi abbiamo sempre pubblicato con case editrici, piccole d'accordo, ma comunque dotate delle caratteristiche tipiche del filtro editoriale: valutazione del testo, editing, intervento su titolo e copertina. Nel nostro caso la tutela della professionalità dovrebbe essere garantita da tutto questo. Ma ci piace comunque affrontare la riflessione. Cosa significa professionalità in un panorama editoriale dove chiunque può accedere a una piattaforma digitale, mettere online il proprio testo, venderlo, essere recensito e scalare classifiche - estemporanee, ma pur sempre classifiche? Il nocciolo sta qui, a nostro parere. E senza pretendere di distribuire ricette, decaloghi e indiscutibili verità, possiamo spiegare come ci regoliamo noi. Intanto chiariamo i fondamentali: scrivere professionalmente significa scrivere pensando di rivolgersi a un pubblico. E quindi fare in modo che il testo abbia qualità specifiche di fruibilità. Non stiamo parlando di valore letterario, quello è un passo successivo e attiene a valutazioni di gusto quanto di oggettive caratteristiche che solo un critico letterario può eventualmente certificare. Fruibilità vuol dire lingua corretta e attenzione ai contenuti. Perché, e questo è stato un altro argomento di riflessione sul gruppo, lo stile di scrittura, la forma, deve viaggiare di pari passo al contenuto. Una bella storia, avvicente, scritta in modo sciatto di sicuro non attesta la professionalità dell'autore. Ma un uso della lingua elegante al servizio di una storia senza costrutto è, a nostro parere, altrettanto respingente per il lettore. Quindi forma corretta, una bella storia e attenzione a quelle che sono le responsabilità di chi scrive. Il messaggio. Ogni storia ne ha uno. Che non significa, per noi, un intento pedagogico da parte dell'autore. Il lettore non è uno scolaro da istruire. Ma ciò che noi andiamo a raccontare, se ha un valore, lascerà un segno. E quel segno è una responsabilità di cui non possiamo lavarci le mani. La professionalità da tutelare è soprattutto questa. Quale che sia il genere della storia che si scrive, la narrativa di intrattenimento ha il dovere di tenere alta la guardia e di non dimenticare il mondo in cui ci muoviamo. Trasmettere odio, sopraffazione, violenza, discriminazione, razzismo, stereotipi, giudizi gratuiti è la negazione della professionalità di chi scrive. Nessun argomento è tabù. Ciò che nega la professionalità di chi scrive è la superficialità. Perché possiamo affrontare il più doloroso o trasgressivo degli argomenti, ma dobbiamo avere gli strumenti giusti per non dare al lettore un'interpretazione della realtà che possa sostenere le quotidiane brutture della cronaca. E non per difenderlo dalla realtà, che spesso conosce meglio e più di noi, ma perché chi fa cultura, e chi scrive fa cultura, deve averne ben chiari i valori.

5 commenti:

  1. Avete riassunto una giornata intera di argomentazioni. Concordo con tutto.

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  2. Totalmente d'accordo.
    (Yali)

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  3. Parole assolutamente condivisibili.

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  4. scrivere professionalmente significa scrivere pensando di rivolgersi a un pubblico (…)

    Sicura? La professionalità, nella scrittura come in qualsiasi altra cosa – cucina, odontoiatria – secondo me non ha a che vedere con qualità specifiche di quello che viene fatto ma co un'unica cosa: con il fatto di venire pagari. Se vengo pagato per fare qualcosa, sono un professionista. Diversamente, sono un dilettante.

    Posso essere un professionista pessimo, p.e. venir pagato e scrivere cose schifose, e un sublime dilettante, p.e. scrivendo un capolavoro senza guadagnarci una lira: ma la differenza è proprio solo questa. Fabio Volo è uno scrittore professionista; Franz Kafka, no.

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