venerdì 21 luglio 2017

Questo NON è un corso di scrittura #11

11 Quel che vuole il mercato

Vi avverto: non sono convinta che questa specifica NON lezione possa avere una qualche utilità. Io ve l’ho detto.
Il mercato. La prima volta che mi hanno detto che un libro altro non è che un prodotto, esattamente come un detersivo, un elettrodomestico, una pattumiera, ho reagito come un credente osservante di fronte a una sanguinosa bestemmia. Eppure è così. Le case editrici sono imprese a scopo di lucro. I libri sono prodotti e a dettare le regole è il mercato. La regola numero uno è quella della domanda e dell’offerta. Quel che i lettori domandano, quello e non altro gli si deve offrire. Quindi la domanda regina è: cosa vogliono i lettori? O, meglio ancora, i lettori sanno cosa vogliono? Prima della Rowling nessun lettore era consapevole di voler tornare a credere nella magia. Prima della Meyer nessun lettore immaginava di preferire vampiri “vegetariani”, romantici e glitterati. Prima della James nessun lettore sapeva di aspirare, nel profondo, a farsi appendere al soffitto di una stanza dalle pareti rosse per farsi ridurre le chiappe più rosse delle pareti. Qualcosa non vi torna? Neanche a me. Perché, se ci pensate, il mercato è sempre un passo indietro rispetto a ciò che i lettori vogliono. Il mercato si mette in scia. Esplode il fenomeno Harry Potter e le case editrici vogliono maghi, streghe, oscuri signori e oscuri incantesimi. Tutti si innamorato di Edward Cullen e le case editrici vogliono solo personaggi con canini ipertrofici. Christian Grey fa mugolare Anastasia, oltre che milioni di lettrici, e le case editrici diventano succursali di sexy shop e videoteche porno. Normali dinamiche di mercato. Ma un autore, un vero autore, dovrebbe aspirare a lanciare un genere, non a inseguirlo. Rowling, Meyer e James non hanno scritto quel che voleva il mercato. Hanno seguito il proprio istinto. E non venitemi a dire che le signore in questione non sono Hemingway, Atwood o Steinbeck. Non stiamo parlando di valore letterario, perché non ha senso parlarne. Cosa sarà letteratura non lo decidiamo noi, così come non decidiamo quale canzone resterà nella storia della musica. Lo scopriremo solo vivendo, ascoltando e leggendo, ovviamente. Ma questa cosa del mercato e dei libri come prodotto è vera, sì, però non potete pretendere che mi piaccia. Perché correre dietro alle mode è, per come la vedo io, un tradimento bello e buono. Nei confronti di se stessi. Sono giornalista, lo sapete. E il mio lavoro mi obbliga a scrivere, in modo  dignitoso, di qualsiasi argomento. Lo so fare? Sì. Sarei in grado di farlo narrativamente parlando? Certo. Ma non voglio, capite? Perché prima che scrivere, amo leggere. E, da lettrice, non voglio essere presa per i fondelli. Confesso che “Il codice da Vinci” di Dan Brown mi ha divertita. Ma nessuno dei suoi epigoni scatenati tra archivi vaticani, biblioteche segrete, simboli arcani e libri maledetti mi ha avuta. E prima che me lo veniate a dire voi, sì, io non faccio testo. In quanto addetta ai lavori non posso essere un esempio di lettore/lettrice medio/a. Pare che l’entità neutra LM (lettore medio) cerchi nella lettura distrazione, conforto, protezione, svago, conferma delle proprie convinzioni e delle proprie conoscenze. Quindi, sull’altare dell’entità LM, il mercato vuole scrittura semplice, parole di uso corrente, sintassi ridotta all’osso, plot consolidati, personaggi perfettamente aderenti agli stereotipi correnti. Nel giallo l’entità LM cerca la certezza della pena; nel noir la conferma che i cattivi sono negli Stati Uniti e in Svezia; nel mainstream che la crisi dei trentenni si perpetua nei quarantenni e nei cinquantenni e che si cura col sesso, meglio se intellettuale; nell’erotico che è comune e quasi auspicabile anelare a farsi mettere la museruola; nel romance che essere imbranate e bisognose di protezione è il viatico giusto per accaparrarsi lo stronzo fascinoso e riprogrammarlo in coniuge devoto. Questo vuole il mercato. Perché questo cerca l’entità LM. Se questi argomenti/cliché sono nelle vostre corde, avviate i motori. E sperate che, nel frattempo, non giunga un altro autore che se ne fotte del mercato e dia il via a una nuova moda.