martedì 24 gennaio 2017

Le colpe dei padri - stralcio #2

Un mese di promozione per il nostro "Le colpe dei padri" (Historica Edizioni 2008)



Quale segreto si cela nel passato delle sorelle Shelton?
La morte del patriarca Russel le costringe a tornare in Wyoming. L'enorme ranch di famiglia è un'eredità, ma anche una "maledetta trappola" che le costringe a trovare risposte per domande che sono rimaste sospese sedici, lunghissimi anni.

Il formato cartaceo direttamente a casa, senza spese di spedizione a soli 10 euro.
Per ordinarlo posta@lauracostantini.eu 

Voleva entrare nell’ombra di Big Cotton, ascoltare la sua voce frusciante nel vento e chiamarlo a testimone che non meritava l’orribile accusa che sua sorella le aveva lanciato contro. Lei non aveva voluto che succedesse. Lei aveva cercato con tutte le forze di impedirlo…
Un rumore di passi alle sue spalle interruppe quella silenziosa confessione.
“Adesso capisco perché Elliott ha accettato di andarsene”, disse ironica vedendo Ramsey avanzare nella radura.
“Hai bevuto…”
Lei rise.
“Anche tu preoccupato per la mia salute? Possibile che nessuno di voi riesca a vedere quanto di buono ci sarebbe in una mia prematura dipartita? Una nemica di meno per Farrett Corner, tanto per cominciare…”
“Tu non sei una nemica.”
“Ma davvero? Babe dice che tu, Zed e la lega degli allevatori volete servirvi di me per mantenere le cose come stanno.”
“Babe giudica tutti con il suo metro.”
Jamie scosse la testa.
“Babe giudica e basta! E non è detto che abbia torto… Nessuno resta innamorato di un ricordo per sedici anni.”
Ramsey si accosciò davanti a lei.
“Tu non sei un ricordo.”
“Io non sono neanche la Jamie Lee che conoscevi. Non mi è rimasto niente di tutto quello che volevo offrirti… niente…”
Cercò di allontanarsi ma Ramsey glielo impedì. Si inginocchiò davanti a lei, le passò una mano dietro la nuca e la guidò alla propria bocca. Jamie schiuse le labbra e ritrovò un sapore che aveva perso. Un sapore che le scaldò il ventre con un’eccitazione incontrollabile. Mentre Ramsey le esplorava la bocca con avidità, lei cominciò a sbottonargli la camicia, cercando il contatto con il suo torace, con la peluria bionda che lo attraversava, con i suoi capezzoli. L’uomo la trascinò a terra, sul tappeto di foglie della radura. Il vento si impadronì del suo cappello, ma nessuno dei due vi fece caso. La mano di Ramsey le risalì tra le cosce liberandola dagli slip mentre lei gli slacciava la cintura. Un sorriso le stirò le labbra mentre con le dita gli circondava il pene eretto.
“Non hai perso l’abitudine di non indossare i boxer…”, sussurrò.
Ramsey le impedì di parlare ancora. A strattoni la liberò della camicia e del reggiseno. Il contatto delle foglie contro la pelle nuda della schiena le diede un brivido mentre lui le percorreva con la lingua la cicatrice tra i seni, lungo lo sterno, e scendeva fino all’ombelico, indugiando sulla piccola raggiera di smagliature che lo circondava. La liberò anche della gonna, lasciandola completamente nuda tra le foglie.