lunedì 30 aprile 2012

Scrittrici provinciali e con evidente complesso di inferiorità offronsi

"Una delle peggiori tentazioni per gli scrittori che si sentono provinciali e hanno un complesso di inferiorità, è quello di trasferire le trame dei loro romanzi all'estero: magari in Afghanistan, magari nella Grande Mela. I risultari, quasi sempre, sono pessimi: perchè i luoghi comuni stanno lì come tante bucce di banane pronte a far scivolare il temerario romanziere." [Giorgio Montefoschi in prima pagina del Corriere edizione di Roma]
Stamattina apro FB e trovo riportato questo stralcio da quello che è, a tutti gli effetti, il nostro attuale editore (Francesco Giubilei di Historica Edizioni). Il suo non era un sottile avvertimento nei confronti del vostro duo scrittorio preferito (Lauraetlory) ma una provocazione bella e buona perché di questo argomento, che ogni tanto riemerge e rilancia un annoso dibattito, abbiamo già abbondantemente disquisito con lui. E non solo. Partiamo dall'inizio. Pare che da sempre gli addetti ai lavori invitino gli aspiranti scrittori (più o meno il 95% degli italiani alfabetizzati) a scrivere di ciò che conoscono. Dando per scontato che conoscano il pianerottolo del condominio, la strada dell'ufficio postale, il loro posto di lavoro, la stazione della metro e, forse, la piazza principale del paese/città dove vivono. Punto. Non è contemplato che l'aspirante scrittore, (che in quanto aspirante deve essere a) umile e pronto a obbedire, b) necessariamente limitato) possa, che so?, aver conseguito una laurea in criminologia nella più importante università degli Stati Uniti dove vive dalla tenera età della scuola materna. Se ne deduce che, a dar retta a Giorgio Montefoschi, un eventuale noir ambientato a New York del suddetto esordiente debba essere scartato a priori. Ci fa sapere Wikipedia che i romanzi del suddetto Montefoschi, scrittore e critico italiano, "sono spesso ambientati per le strade e negli ambienti della borghesia di Roma". Egli è nato nella capitale e quindi si presume che conosca a tappeto le strade e gli ambienti della borghesia. Occhio, però. Non le strade e gli ambienti delle borgate. Per non parlare delle strade e gli ambienti dell'aristocrazia. Se poi andiamo alle strade e agli ambienti dell'enclave ecclesiastica siamo proprio su un altro pianeta. Ho solo io l'impressione che il diktat cui gli scrittori provinciali e con un complesso d'inferiorità non sanno sottomettersi sia a dir poco castrante? Sia chiaro, io capisco (incredibile per una scrittrice provinciale quale sono) cosa Montefoschi intendesse dire. Nella congerie degli aspiranti all'empireo della letteratura va per la maggiore improvvisare. Ho letto con questi occhiali una sedicente scrittrice affermare che la calura estiva faceva tremolare le strade e le pianure riarse. Peccato che il manoscritto fosse ambientato a Stoccolma. Certo, i cambiamenti climatici ci son stati eccome. Ma ci andrei con un minimo di prudenza. Quello che contesto, da sempre e senza sacri timori per il Montefoschi o il Tondelli di turno, è il comandamento calato dall'alto. Fatto caso che questi scendono tutti dal Sinai? Perché se estendiamo il concetto, allora Tolkien non avrebbe mai dovuto scrivere e descrivere della Terra di Mezzo, che non esiste. La Rowling dovrebbe dimostrarci che a correre contro la barriera tra il binario 9 e quello 10 della stazione di King's Cross non ci si spacca la testa contro il muro. Per non parlare di Asimov, di Stephen King, di Lewis Carroll. O di quanti osano scrivere romanzi storici trasportando il lettore in un mondo e in un tempo tanto lontani da essere inconoscibili. Come dite? Se uno si documenta? Ovvio. Voglio personalizzare. Una casa editrice ha visionato un nostro manoscritto e ci ha inviato una scheda di valutazione molto positiva. La cosa che più li ha colpiti è che la storia si svolge nel 2002 e, guarda caso, le canzoni ascoltate dai protagonisti, le notizie citate, tutto il contesto è assolutamente fedele a quanto realmente accaduto nel 2002. Non stiamo parlando del Cretaceo, ma pare che i lettori di una casa editrice siano pronti a stupirsi se il background di una storia è credibile. Quindi ha ragione Montefoschi? Secondo me, no. Una simile dichiarazione porta a scartare a prescindere un manoscritto se ambientato al di fuori del ristretto spazio vitale dell'autore. Perché è scontato che tale spazio vitale sia ristretto, giusto? Invece succede che la storia e l'ispirazione portino lontano. E che un serio lavoro di documentazione renda il tutto credibile. Succede. Si chiama libertà. Si chiama fantasia. Si chiama creatività. E abita appena oltre il pianerottolo.