lunedì 9 luglio 2012

K.Lit, ovvero se vuoi, puoi

E' avvenuto il 7 e l'8 luglio scorsi. E' avvenuto nella bella città di Thiene, in provincia di Vicenza.
E' avvenuto per idea di Morgan Palmas e per volontà di un team che ci ha creduto fino in fondo. 
Non starò a fare l'elenco di tutti coloro che sono intervenuti, vi basti sapere che c'erano i più importanti, letti, discussi, amati e odiati blog letterari presenti in Rete. C'erano scrittori, tanti, editori, tanti, addetti ai lavori, tanti. C'era soprattutto la voglia di confrontarsi, di parlare delle cose che ci appassionano, dei temi più dibattuti in Rete e fuori. Difficile dare un'idea del K.Lit, il primo festival dei blog letterari nello spazio di un post. Posso dirvi che ho accolto con gioia l'invito che molti mesi fa Morgan Palmas, attraverso il blog SulRomanzo, mi ha fatto per partecipare come relatrice a una tavola rotonda su linguaggio femminile e linguaggio maschile in Rete. La foto qui sopra rimanda a quel momento e mostra, da sinistra, lo scrittore Federico Baccomo (simpaticissimo e, per sua stessa ammissione, lontano dalla maschia introspezione che molti pretendono da lui), Marta Perego, moderatrice e giornalista Mediaset, la sottoscritta e Giulia Penzo (blogger, educatrice, scrittrice). Peccato aver avuto solo una mezzora di tempo per parlare di un argomento tanto stimolante. E peccato anche che ci fossero almeno due ore per ascoltare il dibattito tra Giovanni Turi (editor di Stilo, tra le molte altre cose) e Marco Civra (direttore editoriale di Marco Valerio, tra le molte altre cose) su meridionalismo e settentrionalismo in letteratura. A me, indegnamente, è toccato moderare l'incontro e sarei stata a sentirli, e a sentire le domande del pubblico, per tutto il pomeriggio.
Al di là di questo e dell'abbraccio circolare esteso a Massimo Maugeri (nume tutelare di Letteratitudine), ad Andrea Malabaila (direttore editoriale di Las Vegas Edizioni) e a Carlotta Borasio (ideatrice dello Starbooks Coffee), resta lo stupore per aver visto un'idea, una bella idea, farsi realtà. Perché se davvero VUOI fare cultura in questo paese, checché se ne dica, ancora PUOI.