martedì 24 luglio 2012

Oggi su "La Sesia": La foto di ogni giorno


Un quotidiano è il fermo immagine del mondo. Dura poco, il tempo di una lettura frettolosa, spesso limitata ai titoli. Dura poco e per pochi. In Italia a leggere i giornali siamo una minoranza. E viene da pensare che facciano bene quelli che evitano di fissare quel fermo immagine. Salvo poi scoprire che lo schivano su carta, ma ne sono bombardati su schermo. Sorvoliamo sulla qualità dell’informazione fornita dai telegiornali, sarebbe un discorso lungo. Evitiamo anche di esaminare la diffusa tendenza a guardare il mondo attraverso la Rete. Sarebbe un discorso ancora più ampio. Torniamo al nostro giornale di carta, fermo immagine di una calda domenica di luglio, e proviamo a cogliere il volto del mondo. Non quello definitivo. La foto è istantanea. Poche ore, forse minuti, e lo scatto già non corrisponde più alla realtà oggettiva. Ma riesce a restituirci un’impressione. Un’impressione amara. Titolo d’apertura: gli stipendi dei dipendenti sono fermi da dieci anni. Eppure i dipendenti, quelli col posto fisso, devono considerarsi fortunati, perché l’ottanta per cento dei nuovi assunti resterà precario, forse per sempre. Una situazione italiana. L’Italia, rispetto al mondo, è un frammento, una tessera di un puzzle molto più complesso. Non siamo esemplificativi, noi. Ma non siamo soli e la foto ci mostra anche gli indignatos di Israele. La notizia non è delle più importanti, ma sul nostro giornale c’è. Ci dice che Moshe Silman si è dato fuoco. Storia vecchia? Giusto. L’uomo, disperato e ormai privo di risorse, si è dato fuoco più di una settimana fa. Ma è morto dopo sei giorni di agonia. Ma ha aperto una strada: per protestare contro i tagli del governo Netanyahu un altro cittadino israeliano, costretto sulla sedia a rotelle, si è dato fuoco. Dal fermo immagine che abbiamo davanti è evidente che il peggiore dei drammi è la disoccupazione. Ce lo dice l’Italia. Ce lo dice Israele. Ce lo dice la Spagna, con Madrid occupata da coloro che il lavoro lo hanno perso. O non l’hanno mai avuto. Una tragedia esistenziale. Ma c’è di peggio. Ci sono dodici persone, molte delle quali bambini, che hanno la sfortuna di vivere a Denver e di incrociare la strada di James Eagan Holmes. Lui è un ragazzo come tanti, ma entra in un cinema gremito per una prima cinematografica. È armato fino ai denti. Apre il fuoco. Uccide. Gli esperti proveranno a spiegarci il perché. Ma nel giornale che stiamo sfogliando c’è anche l’anniversario della strage di Utoya. Dopo dodici mesi dall’esecuzione metodica di 77 tra ragazzi e ragazze capire è ancora impossibile. Il fermo immagine, almeno, non pretende di spiegare. Mostra. E lo sguardo torna da noi. Ozzano, provincia di Bologna. Una ragazza di 21 anni dà alla luce due gemelli. Uno lo getta nella spazzatura, l’altro muore prematuro. C’erano mille altre soluzioni per salvare quei due bambini. Storia vecchia? Già. Mentre leggete, la foto è diversa. Che non vuol dire migliore.

Laura Costantini