mercoledì 26 settembre 2012

La fine di un sogno


Sabato scorso lo Space Shuttle Endeavour ha compiuto il suo ultimo viaggio a dorso di Boeing 747. E ha chiuso un’era. Shuttle in inglese vuol dire spoletta, intendendo la parte del telaio che consente di tracciare la trama lungo l’ordito. Ed era esattamente questo che il progetto Space Shuttle ci aveva promesso con il primo, entusiasmante lancio del 12 aprile 1981. Un lancio trasmesso in diretta televisiva in buona parte del pianeta. Un buffo aereo dalle ali piccole e dai grossi razzi per scavalcare l’atmosfera. Un veivolo da 85 tonnellate eppure capace di venir giù dallo spazio planando come un etereo aliante. Lo shuttle prometteva di tessere un futuro dove si intrecciavano voli dentro e fuori l’atmosfera, dove si costruivano basi spaziali, dove lo sguardo fosse sempre puntato verso l’alto, verso l’esterno. Verso quelle che trentuno anni fa apparivano come le mai raggiunte “magnifiche sorti e progressive”. Poi ci siamo accorti di non essere diversi da Icaro. Di aver fabbricato ali troppo fragili per i sogni che dovevano sostenere. Supremazia politica ed economica, certo. Non dimentichiamo che nel 1981 la guerra fredda era ancora in corso, così come la mai conclusa sfida per lo spazio e il sogno bellico dello scudo spaziale. Ma fuori dalle stanze dei bottoni c’eravamo noi, che da bambini avevamo assistito allo sbarco sulla Luna. Noi che alla nuova frontiera vagheggiata da Kennedy ci credevamo ancora. Noi che eravamo cresciuti con le immagini di Star Trek, del comandante Straker che andava e veniva dalla Luna, di Spazio 1999. Noi che vedevamo in quei sette ardimentosi a bordo degli Shuttle i precursori di una folla di viaggiatori spaziali. L’illusione è svanita presto. Dopo soli 5 anni dal primo volo, il Challenger esplose in fase di decollo uccidendo l’equipaggio. Il sole aveva cominciato a sciogliere la cera sulle ali di quell’illuso di Icaro. Era il 1986. Alla Casa Bianca viveva Ronald Reagan. Sting cantava “Russians” sperando che i sovietici amassero i loro figli abbastanza da tenerli lontani da un’escalation nucleare. Ma la storia stava per cambiare, la corsa allo spazio stava per concludersi. Gli Space Shuttle hanno volato 135 volte e sono precipitati due. La seconda tragedia, quella definitiva, data 1 febbraio 2003 e vede il Columbia disintegrarsi al rientro nell’atmosfera per un guasto allo scudo termico. È la fine, anche se ufficialmente il programma Space Shuttle si è concluso a luglio 2011. E sabato scorso uno dei tre shuttle rimasti è tristemente volato, a dorso di Boeing 747, verso una collocazione museale e californiana. Poco importa che attualmente ci siano nello spazio, anche profondo, manufatti umani in azione. Volano ancora le vecchie sonde Voyager. È ancora in orbita il telescopio Hubble, salvato proprio da una missione Shuttle. Il rover Curiosity è atterrato su Marte poco più di un mese fa. Ma sono propaggini lontane. Icaro voleva volare, affrontare l’ignoto. La realtà lo ha tirato giù, infrangendone il sogno.

Laura Costantini