martedì 19 marzo 2013

Laura, Pietro e Francesco

I giornalisti dovrebbero essere cinici e disinticantati. E i lettori dei giornali, categoria poco rappresentata in Italia, sono persone che esercitano senso critico e una prudente diffidenza nei confronti di quanto vedono accadere e raccontare. Eppure, ammettiamolo, eccoci qui. Con un sorriso ebete sulla faccia e la sensazione che, come scandiva il Frankenstein di Mel Brooks, si possa fare. Si possa coltivare un tenero germoglio di fiducia. La settimana scorsa è stata, a suo modo, epocale. Si è cominciato con l'evidente sbigottimento della piazza più bella del mondo quando all'habemus Papam è seguito quel nome: Jorge Mario Bergoglio. Per i fedeli Francesco. È parso di sentire un pensiero levarsi dal colonnato del Bernini: Bergoglio chi?
Poi papa Francesco è apparso al balcone, ha detto buonasera ed è scoccato un colpo di fulmine che non sembra destinato a esaurirsi. La croce di ferro invece che d'oro, il rifiuto dell'ermellino, le passeggiate tra i fedeli, l'incontro informale con la famiglia di Emanuela Orlandi fuori da Santa Marta domenica scorsa. E non importa che sia un gesuita, il braccio "armato" della Chiesa. E non importano le ombre sul suo rapporto con la dittatura argentina e la deportazione di due suoi confratelli. Parla di povertà, parla di una Chiesa umile che si rivolge agli umili. Dice le cose che la gente vuole sentire. Neanche tre giorni dopo, sabato scorso, nuovo miracolo. Una donna sullo scranno di Montecitorio. Non è la prima, Laura Boldrini. Ci sono già state la grande Nilde Iotti e la controversa e giovanissima Irene Pivetti. Laura ha 52 anni, è una madre che ha visto la figlia andarsene dall'Italia per cercare una prospettiva migliore. È una donna che ha cercato di combattere le brutture del mondo occupandosi di rifugiati per le Nazioni Unite. Ha parlato dei diritti dei migranti, dei diritti dei giovani, dei diritti delle donne. Ha parlato di un impegno verso coloro che sono in difficoltà. Non diversamente da papa Francesco ha parlato di ultimi. Gli applausi sono stati scroscianti, il plauso pressoché unanime. Ma non era finita. Quasi questo disastrato paese si meritasse un triplo regalo per i suoi 152 anni di esistenza, nel pomeriggio di sabato è salito a presiedere il Senato l'ex procuratore antimafia Pietro Grasso.
Un miracolo. Considerato che la sua elezione è stata resa possibile dalla ribellione di alcuni senatori del M5S al diktat della scheda bianca. Perché Grasso non è Schifani e il buon senso ha prevalso sulle logiche di partito. E anche lui, insediandosi, ha parlato di giustizia, di lotta alla corruzione, di portare luce là dove le mafie, di qualsiasi genere siano, vogliono il buio. Laura, Pietro e Francesco. Tre persone con lo sguardo rivolto a chi ha perso la fiducia nelle istituzioni, laiche e religiose. Uno sceneggiatore non avrebbe saputo fare di meglio per ribaltare il copione di questo paese. Domani, forse, torneremo a diffidare e a distinguere. Ma oggi no. Oggi si sorride.
Laura Costantini