lunedì 25 marzo 2013

Un tranquillissimo weekend da paura

Finalmente l'abbiamo fatto. Le tre sorelle Falcone ( che qualcuno ha definito le sorelle cacacazzi) si sono concesse un... tranquillo week end di paura. L'incubo è cominciato da subito. Il GRA intasato dal traffico di un venerdì  di sciopero dei mezzi pubblici. La tranquilla "oretta" di viaggio è diventata una specie di Odissea alla ricerca dell'uscita 7 che, nonostante gli spergiuri di mia sorella Tiziana, non è mai esistita. Dopo essere uscite e rientrate attraversando i due flussi di traffico ci immettiamo sulla Cassia (dico io), sulla Ternana (dice Tiziana). Quello che ha detto il tom tom di Michaela non siamo riuscite a capirlo perchè doveva trattarsi di una rumena etilista. Direzione: Torrita Tiberina, nella ridente valle del Tevere.... già! Sorvolando sui  10 metri di autostrada  costati quasi due bleuri,  voglio indulgere sul fatto che le vie di comunicazione con la Sabina sono ancora quelle tracciate dagli antichi romani all'epoca del il famoso "ratto". Carrareccie e telefonate del  consorte (che ci dava arrivate da ore) a parte, siamo giunte nella piazza del paese. Due bar, il classico munumento ai caduti, un ufficio turistico pieno di cacche di mosche e ragnatele, un alimentari , una fermata del cotral e un panorama mozzafiato. Lo dico a ragion veduta perchè, grazie alle indicazioni del barista, per raggiungere l'agriturismo abbiamo fatto il giro almeno quattro volte disturbando il sonno eterno degli ospiti di un altro agriturismo, il più affollato della zona in verità, il cimitero. E' stato costeggiandolo che siamo arrivate a destinazione. La scena è più o meno questa: scendiamo, ci riempiamo i polmoni di aria pulita e, non abbiamo ancora espirato che rischiamo di "spirare" trovandoci attorniate da una muta di cani. Barboncini? No. Pastori maremmani grossi come bisonti. Michaela cerca di darsi un tono: “Tranquille, vogliono solo annusarci", dice facendo la vaga. Ma io non sono tranquilla per niente e quando mi giro per dire a Tiziana di stare attenta, scopro con terrore che è sparita dalla mia vista.  Non posso credere che quei simpatici bestioni ne abbiano fatto un sol boccone e infatti la vedo che mi fa cenni dal sedile posteriore dove si è rifugiata prima ancora di sentire il nostro "Attenta ai cani!". Neanche a dirlo, intorno a noi non c'è anima viva. Mentre me ne resto immobile in mezzo ai cani, temendo che mia sorella (che ha letto Cujo e ancora lo sogna la notte) scavalchi il sedile e ci lasci in quella situazione di merda, cacchio cacchio, tomo tomo, arriva il gestore dell'agriturismo a richiamarli. Il tempo di lasciare i bagagli in casa e usciamo alla ricerca di un posto per cenare, ognuna di noi rimuginando sul fatto che, al rientro, avremmo ritrovato i cani a rinnovarci il benvenuto. E' sera, e il paese è praticamente deserto. Seguiamo l'insegna di un ristorante solo per scoprire che è ancora chiuso. "Avete prenotato?", chiede una voce alle nostre spalle facendoci sussultare. Ci voltiamo in faccia a una signora in tuta da ginnastica che si offre di accompagnarci all'entrata secondaria. Un portone di legno massiccio che comincia a colpire con le nocche per poi lamentarsi del dolore. Indecise tra lo stupore e l'ilarità, ci allontaniamo seguendo il suo consiglio di ripresentarci alle otto. Temendo di restare senza cena entriamo nell'alimentari in fase di chiusura per acquistare viveri di conforto e per subire l'ironico commento del negoziante che, saputo dove alloggiavamo, se ne esce con un "un posto tranquillo..." alludendo alla vicinanza col cimitero. Intanto le luci del ristorante ci sono accese  e ci precipitiamo, non sia mai con tutti quegli avventori, restassimo senza tavolo! Il sorriso del proprietario quando ci fa accomodare ci fa dimenticare il salto che abbiamo fatto quando la porta si è richiusa dietro di noi con uno stridio da film horror. La cena è un simposio tra amici, ci siamo solo noi tre, e Marco ci manca poco che prenda una sedia e si sieda al nostro tavolo. Non è del posto e ancora si sta chiedendo come cazzo gli sia venuto in mente di aprire un'attività in un paese in cui i pochi giovani o stanno in piazza o se ne vanno nella capitale. Il cibo è accettabile e il prezzo pure. Lo salutiamo con la mendace promessa di tornare il sabato a pranzo e ci prepariamo a riaffrontare i cani. Ripassiamo dal cimitero, riprendiamo il sentiero romanticamente illuminato dalle luci perpetue e ci fermiamo nel parcheggio. Scendiamo circospette e, come da copione, si materializzano i tre bestioni. Michaela ci risparmia il suo "Tranquille", ed è meglio per lei. Ci muoviamo al rallenty con i cani attaccati alle terga sperando di seminarli prima del cancello della nostra casetta. Ma non abbiamo fatto i conti con la preparazione atletica dei quadrupedi che, neanche fossimo da Moira Orfei, si esibiscono i un triplo carpiato, saltano il cancello e ci precedono alla porta. La nostra fortuna è che dopo il carpiato i maremmani si lanciano in un match di wrestling canino su prato del quale approfittiamo per barricarci in casa. E addio viveri di conforto chiusi nel portabagagli, ché nessuna delle tre è disposta a sfidare di nuovo la sorte per un dolce dopocena. Ci penserà il camino a riconciliarci con la serata e a farci passare, momentanamente, la paura per i cani perchè la legna da ardere è fradicia, il camino tira poco e in cinque minuti la stanza si riempie di fumo costringendoci a trovare scampo all'aperto. Addio calore e atmosfera. Meglio fare una doccia (per toglierci di dosso l'afrore da spazzacamini) e una corroborante dormita. Peccato che l'acqua calda non sia ancora stata scoperta da queste parti e i piumoni neanche. Ci rifugiamo sotto una tonnellata di coperte che soltanto le nostre pazze risate riescono a smuovere e pazienza se domani ci toccherà comprare un vagone di Fastum gel per lenire l'indolenzimento da sollevamento coltri!