martedì 4 giugno 2013

Schiavisti di ritorno

Alle volte è bene riflettere su quanto la vita reale ci mette sotto gli occhi. Noi italiani siamo brava gente. Ma adattabili e permeabili alle storture, nostre e altrui. Nella secolare storia dell'emigrazione italiana, non sono partiti solo bastimenti. C'è stata una migrazione diciamo più comoda e più recente. Primi anni '70, crisi energetica, austerity. Ve le ricordate le domeniche a casa, la benzina col contagocce, la raccomandazione a spegnere la luce presto la sera? Per chi lavorava nei locali notturni fu una Caporetto che spinse una piccola massa di lavoratori dello spettacolo a migrare altrove. Un altrove che poteva essere il luminoso skyline di Johannesburg. Paese ricco, il Sudafrica. Petrolio, carbone, oro, diamanti e apartheid. I bianchi a divertirsi. I neri a sgobbare. Gli italiani arrivavano lì democratici e non razzisti. Ma bastava poco perché rinunciassero alla lavatrice, altrimenti la nera di casa, che doveva chiamarli padroni, come se li guadagnava vitto e alloggio (e basta, nessuno stipendio)? Altri tempi e altri luoghi? Forse. Basta alzare lo sguardo, passeggiando in qualsiasi parco cittadino. Anziani in sedia a rotelle, oppure con bastoni e deambulatori, accompagnati da donne troppo diverse per essere scambiate per figlie. I figli italiani non hanno tempo per i vecchi. Lavorano, hanno famiglia e problemi. Pagano, con la pensione del genitore, una badante. Le badanti, per lo più, non sono italiane. È un lavoro pesante, difficile. Ci vuole pazienza, abnegazione, capacità. O magari soltanto una gran disperazione. Un gran bisogno di lavorare. Le badanti sono quasi sempre donne dell'est Europa. Non giovanissime. A loro volta hanno famiglie, figli e mariti lontani. Imparano la lingua, si prodigano. Quasi mai sono messe in regola, un po' per convenienza della famiglia che le assume, un po' per la loro. Guadagnano circa 800 euro (ma c'è chi si accontenta di 650) al mese più vitto e alloggio. Non sembrerebbe una brutta situazione, se non tornassimo al discorso iniziale: italiani, brava gente. Sì, ma provate ad accostarvi a una di quelle dolci vecchine, provate ad ascoltare i loro discorsi. Le badanti sono la nuova frontiera dello schiavismo in chiave italica. In cambio di stipendio, vitto e alloggio, gli anziani (più spesso le donne che gli uomini) pretendono un servizio sulle 24 ore filate, 7 giorni su 7. Incentivati dai figli, ai quali fa oggettivamente comodo non doversi preoccupare del genitore neanche nel fine settimana, i badati pretendono dalle badanti una dedizione assoluta e senza cedimento alcuno. Una dedizione che spazia dal pretendere che dormano nella stessa stanza per assicurarsi che la notturna passeggiata verso il bagno non incontri ostacoli al vietare telefonate in lingua madre con i propri familiari, per controllare quanto viene detto. E se si fa presente che tutti i lavoratori hanno, ancora e non si sa per quanto, dei diritti, si scopre che le badanti no. Loro non sono italiane, loro se ne approfittano, loro sono diverse. Brava gente gli italiani, schiavisti di ritorno.

Laura Costantini