domenica 21 novembre 2010

C'è Lory, la mia metà oscura, in questo post: "E' NOTTE"

E’ notte.
C’è aria di mare fuori, aria di mare in questo cielo nero di novembre che solo quando è notte ti consola dal pensiero di tutto il peso che ti porti dentro. Deve essere per via della pioggia che è caduta tutto il giorno, monotona sinfonia che incanta come le note di un carillon.
E’ notte, ed è freddo e il fiato si condensa alla luce dei lampioni e ti sembra che un po’ della tua vita va via, insieme a quel fiato che è tutto ciò che sei.
E’ notte e i pensieri si aggrappano alle scale della mente e premono per venire fuori e si accavallano uno sull’altro, si calpestano che ti sembra di sentirne il lamento.
E’ notte di novembre e l’aria gelida ti pizzica il naso e ti costringe a mettere le mani nelle tasche, in quelle tasche vuote in cui ti affanni a cercare te stessa, ciò che sei stata, ciò che sei, ciò che, forse, non vorresti mai diventare.
E’ notte e intorno a te il silenzio è come una coperta che ti avvolge, che ti protegge dal famelico brusio degli altri, quelli che ti dicono che tutto è perfetto, che la Terra gira intorno al sole, che la marea sale e scende lambendo coste e spiagge che non saranno mai tue, che la tempesta passerà e il vento tornerà nella giara e le ferite che ti ha scavato sul viso si rimargineranno.
E’ notte e le tue gambe sono stanche e invece tu vorresti camminare, vorresti correre per lasciar dietro l’angoscia insieme ai giorni persi, i giorni in cui pensavi che una carezza spazzasse via la solitudine e quella mano, stretta nella tua, era ancora illusione.
E’ notte e sei sola sulla strada che si allunga davanti a te luccicante di umido e di terra. Dall’alto qualche goccia di pioggia lascia il ruvido riparo di un ramo e ti cade sul viso mischiandosi a lacrime silenziose. Ma stavolta col pianto non se ne andrà il dolore. Quello resterà dentro a macerare coi se e coi ma.
E’ notte e tra le nuvole in corsa si affaccia una gravida luna a illuminarti sul viso la consapevolezza che gli errori non si possono dividere con nessuno, le illusioni forse, ma gli errori no. E allora pensi, perché se è notte ed è freddo, e il fiato si condensa sulla via i pensieri vengono fuori puliti, allora pensi che ti basterebbe una voce. E infili le mani in quelle tasche vuote e trovi il cellulare che tante, troppe volte, avresti gettato via per impedirgli di rubarti l’attimo.
E’ notte e la notte dilata il tempo e quegli squilli sembrano allungarsi nell’eternità come le stelle che ti regala questa periferia dove alle cinque, di novembre, è notte.
E tu stai lì, sul ciglio della strada, nemmeno una macchina a illuminarti il cammino. Tu stai lì, più sola di un astronauta alla deriva nello spazio, quando la voce arriva. Poche parole, nessuna filosofia, solo la grande consolazione di un - c’è - .
L’amicizia è più grande, di notte.

Lory