martedì 23 novembre 2010

I miei articoli per "La Sesia": la cicala Califano e le formichine italiane

Franco Califano come Gavino Ledda, Alda Merini, Dario Bellezza, Umberto Bindi e Joe Sentieri. Un elenco di nomi che potrebbe dirvi poco ma che rappresenta solo una parte di coloro che hanno beneficiato della legge n. 440 dell’8 agosto 1985. Meglio nota come Legge Bacchelli, venne istituita per soccorrere lo scrittore Riccardo Bacchelli, famoso per il monumentale romanzo “Il mulino del Po”, e prevede l'assegnazione di un vitalizio a tutti coloro che, nel corso della carriera si siano distinti nella cultura, nell'arte, nello spettacolo e nello sport, ma che versino in condizioni d'indigenza. Proprio quelle condizioni di indigenza denunciate in questi ultimi giorni da Franco Califano, classe 1938 e una vita sregolata che gli ha fruttato il titolo di Califfo. Uno che ha cambiato più donne che camicie. Uno che vanta una citazione nella serie televisiva “Romanzo criminale”, una laurea honoris causa in filosofia dall’Università di New York, una nutrita serie di imitazioni e varie autobiografie con obiettivo puntato sulle proprie performances sessuali. Uno che percepisce una rendita annua di 20 mila euro di diritti da canzoni come “Minuetto”, “La nevicata del ‘56” e “Tutto il resto è noia”. È stato lui stesso a dichiararlo chiamando i media a testimoni della propria situazione. Ma questa cifra, l’equivalente dello stipendio medio di un impiegato, al Califfo non è sufficiente. Come la cicala della favola di Esopo, ha vissuto una vita puntata al presente, sperperando tra donne, grandi alberghi, auto di lusso e frequentazioni non sempre irreprensibili miliardi di vecchie lire. Oggi, anziano e reduce da una caduta dalle scale che gli impedisce di esibirsi nelle piazze, vive in una villa nei pressi di Roma il cui canone di affitto gli è diventato insostenibile al punto da sospenderne il pagamento da mesi. E il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi, si è immediatamente attivato per fargli ottenere il vitalizio previsto dalla Bacchelli, auspice il senatore Gramazio, amico personale del Califfo. Una lunga premessa per arrivare al nocciolo della questione: è giusto? Il vitalizio della Bacchelli prevede un assegno annuo di 24 mila euro. Cifra che molte famiglie si fanno bastare in 3 se non 4 persone. Cifra che molti giovani precari possono solo sognare. Cifra che, per Califano, andrebbe ad aggiungersi a quei 20 mila euro di diritti che lui ritiene insufficienti. Mentre il solerte ministro si attiva, è lo stesso Califfo a fare dietrofront e a smentirsi. Non avrebbe chiesto soldi, ma una “capanna dove poter tornare la sera”. Una casa popolare, come quelle che migliaia di famiglie aspettano invano per anni. E a lui, che è stato definito poeta, verrebbe da ricordare un vecchio adagio romano: “pazienza vita mia se paghi pena, vale pe’ quanno hai fatto vita bona”. Se “tutto il resto è noia” è stato il suo motto, dovrebbe quantomeno essergli coerente, oggi che il resto presenta il conto.

Laura Costantini