martedì 13 dicembre 2011

Oggi su "La Sesia": Verginita' e altre bugie

C’è una sola cosa peggiore di uno stupro. Uno stupro inventato. Nessuno di noi conosce il vero nome della sedicenne di Torino che ha raccontato di essere stata stuprata da due uomini stranieri. Dell’Est. Zingari. È minorenne, va tutelata. Per lei possiamo immaginare una famiglia che non coltiva il dialogo se è vero che ha messo in piedi la più odiosa delle frottole per non assumersi la responsabilità di un rapporto sessuale consensuale. Il 2011 sta per chiudere i battenti e siamo ancora qui a parlare di verginità. A raccontare di una ragazzina sottoposta, pare, a frequenti visite ginecologiche per confermarne l’illibatezza. A una nipotina che ha giurato alla nonna di arrivare vergine al matrimonio. Non ce l’ha fatta, si è innamorata, ha deciso di scoprire il sesso insieme al fidanzatino. Chissà com’è andata, chissà se hanno fatto le cose per bene questi due adolescenti, se hanno preso le doverose precauzioni. Se sono stati felici. Ma dal turbine dei sensi ci si risveglia e Sandra o Maria o Antonella, chiamatela come volete, è ricorsa al più retrivo dei luoghi comuni, alla più scontata e sessista delle bugie: non è stata una mia scelta, sono stata violentata. Qualcuno dovrebbe spiegare alla fanciulla il male che ha fatto. Prima di tutto alle donne che veramente sono state vittime di violenze e abusi. Poi a coloro contro i quali ha puntato l’indice, rivelandosi succube del pregiudizio. Esattamente dieci anni fa c’era un’altra ragazzina. Viveva non molto lontano da Torino e aveva pure lei sedici anni. Raccontò che due albanesi avevano massacrato a coltellate la sua mamma e il suo fratellino. Si chiamava Erika Di Nardo e proprio come l’adolescente torinese mentiva. Gli investigatori lo scoprirono in fretta, proprio come in fretta è crollato il castello di bugie costruito dalla protagonista della nostra storia. Solo che in questo caso il raid punitivo era già partito. Due albanesi nell’inverno gelido di Novi Ligure del 2001 erano difficili da trovare. Mentre nella Torino accesa di luminarie natalizie un campo rom ce l’avevano giusto sotto casa i prodi vendicatori dell’onore violato della fanciulla. Li ha scelti bene i colpevoli. Aiutata dal fratello maggiore, li ha anche descritti. “Erano in due: uno con una felpa grigia, uno con una grossa cicatrice”. Brutti, sporchi, cattivi. Perfetti. Ammettiamolo. Quando la stampa ha diffuso la notizia, ci abbiamo creduto tutti, subito. Una zona isolata, una ragazzina indifesa, due predatori. Le avevano intimato di consegnare il cellulare, perché i rom sono notoriamente ladri. Poi l’avevano costretta al rapporto sessuale, perché proprio come rubano i bambini, i rom son famosi per violentare le nostre donne. Notato come le donne divengano “nostre” solo quando le si immagina prede di appetiti estranei? E mentre la non più illibata sedicenne crollava davanti al cumulo di bugie, la spedizione punitiva si consumava tra spranghe e bombe carta. Perché quando i colpevoli sono perfetti, non c’è verità che tenga.

Laura Costantini