lunedì 9 gennaio 2012

I racconti del lunedì: La favola di Lara e Valentina

Riprendiamo, con il nuovo anno, la pubblicazione dei racconti del lunedì con una cadenza mista: un racconto di Laura, un racconto di Lory, un racconto di Lauraetlory. Quello che vi proponiamo oggi è un inedito assoluto visto che venne scritto nel 2006, in occasione della nascita di Valentina, la seconda nipotina di Laura. Buona lettura.

C’era una volta una bambina che si chiamava Lara.
Come tutti i bambini di questo mondo (e di ogni altro mondo), Lara aveva un esserino speciale che vegliava su di lei. Ora, gli esserini speciali c’è chi li chiama angeli custodi, chi li chiama fate del dentino, chi li chiama folletti, gnomi, piccoli elfi, chi non li chiama affatto. E’ chiaro però che tutti sanno, da sempre, che tutti i bambini hanno un esserino speciale (o forse è l’esserino speciale che ha il bambino? Bah…)
Come che sia i due vivono in simbiosi e finché il bambino è piccolo, lui (o lei, è lo stesso) e l’esserino si divertono moltissimo, giocano e riescono a stare insieme, a confidarsi, soprattutto a vedersi.
Poi i bambini crescono e questo non cambierebbe molto le cose se non ci fossero di mezzo… gli adulti!
Perché dovete sapere (se non lo sapete già) che gli adulti, sotto sotto, sono invidiosi, ma veramente invidiosi del rapporto che tutti i bambini hanno con il proprio esserino speciale. Talmente invidiosi che appena i bambini crescono, li convincono che gli esserini speciali (angeli custodi, fate, folletti e tutti quel piccolo mondo speciale che popola la nostra infanzia, per capirci) non esistono. Riuscite a immaginare sciocchezza più grande? Eppure è così che fanno gli adulti.
Ma stavamo parlando di una bambina che si chiamava Lara.
Lara era una bambina bellissima e aveva giocato a lungo con il suo esserino speciale. Poi però aveva cominciato ad andare a scuola, a conoscere nuovi amichetti, a dare ascolto agli adulti. E aveva finito col dimenticare il suo esserino speciale.
Ora dovete sapere che l’esserino speciale di Lara era bellissimo, proprio come lei. Aveva occhioni grandi e pieni di stelle, una boccuccia deliziosa e una forma piuttosto tondeggiante. Già, perché gli esserini speciali possono avere forme diverse, somigliare ad animaletti, a bambini, a tutte le creaturine graziose e tenere che riuscite ad immaginare. L’esserino speciale di Lara era dolcissimo ma triste e con gli occhioni pieni di lacrime perché voleva giocare ancora con lei e, soprattutto, perché voleva che Lara riuscisse ancora una volta a vederlo, a credere in lui, a essere sua amica. Ma non sapeva come fare.
Così, un bel giorno, andò dal capo degli esserini speciali e gli chiese se c’era un modo per tornare da Lara. Il capo degli esserini speciali, che era ancora più rotondo dell’esserino di Lara, ci pensò così intensamente da diventare ancora più tondo, così tondo da sembrare un pesce palla.
L’esserino di Lara cominciò a temere che sarebbe esploso dal gran pensare e sobbalzò quando il capo degli esserini speciali esclamò: “CI SONO!!! Devi diventare una bambina come Lara!”
L’esserino pensò che era stato uno sciocco a non pensarci da solo: era così semplice…
Ma non era semplice come credeva.
Il capo degli esserini cominciò ad elencare tutte le cose che bisognava fare per diventare una bambina. In testa a tutto convincere la mamma e il papà di Lara ad accogliere una sorellina. L’esserino pensò che gli sarebbe bastato farsi vedere perché i genitori lo accogliessero, grazioso e tenero com’era. Ma gli adulti non credono negli esserini speciali, non possono vederli e l’unica che poteva davvero convincerli era Lara.
Così l’esserino cominciò a sussurrare nell’orecchio di Lara l’idea di una sorellina. Lei non poteva più vederlo, appeso con il suo faccino rotondo alla sua spalla. Ma quella vocina riusciva ancora a sentirla…
Non che bastasse, però. Il capo degli esserini gli spiegò che bisognava trovare un posticino nella pancia della mamma di Lara, sistemarsi per bene e avere pazienza, perché per fare una bambina ci vogliono nove mesi di duro lavoro. Poi c’era il problema dei poteri. Perché gli esserini speciali volano, non diventano mai adulti, rimangono dolcissimi, bellissimi, simpatici e felici per sempre. L’esserino di Lara non sapeva che per gli esseri umani non era la stessa cosa e rimase piuttosto perplesso.
“Pensaci bene…”, disse il capo degli esserini speciali.
Ma l’esserino di Lara voleva troppo bene alla sua bambina e soffriva troppo all’idea di non poter rimanere con lei e superò tutti i suoi dubbi. Compresa la fatica di starsene chiuso in una pancia, morbida e calda per carità, ma anche piuttosto stretta per nove lunghi mesi. Più volte si agitò, girando su se stesso e rimpiangendo la libertà di svolazzare all’aria aperta. Ma, alla fine, anche quei nove mesi passarono.
Il capo degli esserini speciali salutò l’esserino di Lara svolazzando nella sala parto, un attimo prima che venisse al mondo come bambina.
“Ehi”, lo chiamò, “non hai deciso come ti chiamerai!”
“Valentina”, rispose l’esserino ormai bambina, “è il nome che piace a Lara.”
“Bene”, disse il capo degli esserini, “ma abbiamo un problema: adesso che sei umano, anche tu devi avere un tuo esserino speciale…”
Valentina, perché ormai lei era, scoprì di non averci proprio pensato.
“Non può essere Lara il mio esserino speciale?”, propose timorosa.
Il capo degli esserini pensò che era una gravissima infrazione delle regole, ma agli esserini speciali piaceva da sempre infischiarsene delle regole e poi quello era un caso eccezionale, mai successo prima.
Senza contare che la proposta di Valentina aveva un vantaggio da non sottovalutare: una volta cresciute, Lara e Valentina avrebbero continuato a vedersi, parlarsi, giocare e poter contare l’una sull’altra. Anche quando gli adulti le avessero convinte che gli esserini speciali non esistono.

Laura Costantini