mercoledì 18 gennaio 2012

I miei articoli per "La Sesia": Non ne avevamo bisogno

N.b. Alla luce di personaggi come il comandante Schettino, direi che questo articolo acquista ancor piu' valore. Parere mio, ovvio.

Capita di avere un’idea e non il coraggio di esternarla, almeno fino a quando non la si sente esprimere da altri. E ci si trova ad annuire davanti a quattro semplici parole: “Non ne avevamo bisogno”. Di un altro straniero colpevole. Stiamo parlando dell’omicidio del vigile urbano Nicolò Savarino. L’arma del delitto, due tonnellate di suv lanciate a manetta, non era nuova. Così come non lo era la ferocia di chi ha visto in quell’uomo solo un ostacolo. Era già successo a Brescia, una lite per un posto macchina. Anche in quel caso il conducente del suv ha dato gas e travolto l’uomo che lo aveva messo davanti alla responsabilità di maleducato occupatore di posti per disabili. Vale la pena ricordarlo, perché il nostro problema è la memoria selettiva. Quella che compiace il bisogno di sentirci migliori. E oggi, c’è da giurarci, saranno in molti a sentirsi migliori e pacificati davanti alla morte di un uomo di quarantadue anni, ucciso mentre svolgeva il proprio lavoro. Perché a premere quell’acceleratore come fosse un grilletto, non è stato uno di noi. Non è stato un italiano. E riaffiora quel pensiero inconfessato, condiviso con tutti coloro che distinguono la polveriera sociale che abbiamo intorno: non ne avevamo bisogno. Sarebbe stato meglio se a perdere la testa nel parcheggio desolato della Bovisa fosse stato uno di noi. Perché aveva fretta, gli era scaduto il tagliando dell’assicurazione, non aveva la patente. Futili motivi? Sufficienti. Esercitiamola, la memoria. E ricordiamo l’italiano che, per uno scambio di insulti, insegue uno scooterista e lo travolge uccidendolo. Ricordiamo gli italiani che hanno massacrato di botte un tassista per aver involontariamente investito un cagnolino. Ricordiamoci chi siamo diventati prima di lasciarci trascinare dalla comoda corrente del “dalli allo straniero”. Perché la valvola di sfogo del razzismo è dietro l’angolo. Anzi, è già qui e la tocchiamo con mano ogni volta che apriamo un giornale, che ascoltiamo un notiziario. È vero, l’uomo che ha travolto Nicolò Savarino è uno slavo. Serbo-croato con passaporto tedesco e nutrito curriculum di precedenti. Così come sembra che gli assassini della piccola Joy e del suo papà Zhou Zeng siano magrebini. Ma non possiamo crederci esenti, innocenti, superiori. I fatti parlano e raccontano storie diverse da quelle che vorremmo. Uccidiamo per un dito alzato da un automobilista, per una sigaretta negata, per uno sguardo di troppo, per una canna fumaria. Siamo pronti a scandalizzarci per le discriminazioni sessuali imposte da religioni diverse dalla nostra, ma ogni giorno siamo messi di fronte a uomini italiani che uccidono donne italiane perché non ne accettano la libertà. L’ex carabiniere di Cagliari che uccide ex suocera e nuovo compagno della moglie. Il quarantenne di Trapani che ha distrutto l’intera famiglia della donna che voleva lasciarlo. No, non avevamo bisogno di una nuova scusa per crederci migliori.

Laura Costantini