martedì 17 gennaio 2012

Lettera di una lettrice a Maurizio De Giovanni

Caro Maurizio,
alla fine il richiamo di quelle trenta pagine che mi mancavano per ultimare il tuo romanzo è stato più forte della volontà di procrastinare il momento in cui mi sarei separata un’altra volta dal commissario Ricciardi.
Che dire?
Ogni volta è come entrare in un sogno. Uno di quelli che al mattino non si vorrebbero lasciare, quelli che continui a tenere le palpebre strizzate mentre tiri la coperta sulle spalle per conservarne il tepore. E’ sufficiente alzare la copertina, scorrere poche righe per ritrovare volti e vite noti, per immergersi in un mondo che è sconosciuto ma vicino, in una irrealtà che si fa reale man mano che quelle voci ritornano, che quei personaggi si dipanano nel loro essere insieme fittizi e reali. E allora quello che ti circonda sparisce, si dissolve nel racconto e la mano sapiente che ha tracciato quelle righe ti trasporta dove vuole e dove tu, consapevolmente, vuoi andare… per mano sua. Per ritrovare il calore, la saggezza, la spontaneità, la ricchezza di sentimenti che solo la fantasia può tenere insieme in un unico contesto. Entri in punta di piedi per poi slanciarti ad assorbire la storia. La lasci entrare dentro di te, per essere di volta in volta Ricciardi, Maione, Enrica, Lucia o l’ultimo artigiano del presepe. Perché il tuo talento sta nell’intagliare dei personaggi nei quali immedesimarsi a prescindere dal proprio sesso, dalla propria età e dalle proprie esperienze. Tu non narri storie ma sentimenti. E lo fai con una sensibilità che non è né maschile né femminile. E’ l’una e l’altra e tutte e due insieme. E allora accade che io, che sono moglie e madre, non mi emoziono solo quando Lucia fissa il blu dei suoi occhi in quelli del marito per ricondurlo alla ragione, quando Enrica spia dalle imposte socchiuse l’uomo che ama insieme a un’altra donna. O quando Rosa davanti alla mano che trema si preoccupa di lasciare solo Luigi Alfredo. La commozione mi stringe la gola anche quando Ricciardi si confessa a Enrica con una lettera che non le consegnerà mai. Quando Maione regala la dolcezza del Natale a una bambina che il destino ha lasciata sola. Perché i sentimenti non hanno sesso, non hanno età, non hanno tempo. E’ questo che io riscopro leggendo le tue pagine. E mi sento più ricca, più vicina ad un’umanità che non è solo quella descritta nel libro ma anche quella che mi circonda.
E allora non posso fare altro che dirti: grazie.
Lory