martedì 28 febbraio 2012

Due o tre cose che ho capito sulla scrittura



Ho avuto la fortuna di essere un’aspirante scrittrice ben prima di accedere al dorato mondo della Rete. Perché fortuna? Perché non conoscevo nessuno, non avevo metri di paragone, non sapevo a chi rivolgermi e, soprattutto, non sono incappata nei famigerati opuscoli “Dieci regole per l’esordiente perfetto”, “Come farsi pubblicare”, “I dolori del giovane correttore di bozze”, “Come inventarsi un best seller e trombare come un riccio”. Potrei continuare, ma avete capito il genere. Leggevo. Ho sempre letto da che mi ricordi. Questo non vuol dire che leggessi le cose giuste, anche a leggere si impara. Ma ebbi la fortuna di incappare in un libro di Stephen King, “On writing”, e mi si aprì un mondo. Perché, anche se non fa politically correct metterlo nero su bianco, istintivamente diffidavo e diffido dei corsi di scrittura creativa. A scrivere non si insegna, perché a scrivere non si impara. Ci deve essere il quid di partenza e ognuno di noi, se dotato di normale quoziente intellettivo, è in grado di capire se quel talento ce l’ha oppure no. Partiamo dal presupposto che il talento ci sia e procediamo. Scrivere non è una colpa. Questo deve essere chiaro, soprattutto alla luce di quanto troverete in Rete giorno dopo giorno. Interviste ad addetti ai lavori disperati perché costretti a leggere manoscritti ( fare l’idraulico no?), siti di case editrici che avvisano che i manoscritti verranno espressamente richiesti (chiamano un numero a caso e chiedono: avrebbe mica un inedito da sottoporci?), scrittori affermati che lamentano che in Italia non si legge abbastanza e si scrive troppo (e potremmo discuterne). All’inizio mi arrabbiavo. Ricordo scontri epici ai tempi del nostro primo blog, quello su Splinder ormai sparito nel gorgo del web. Hanno cercato in tutti i modi di convincermi che:
- se non hai all’attivo almeno un paio di corsi di scrittura creativa non puoi saper scrivere, è lampante;
- se per guadagnarti da vivere non fai l’idraulico ma (tappatevi le orecchie) il giornalista, allora non puoi pretendere di scrivere narrativa perché la tua è una penna ormai impura (giuro, mi accusarono – testuale - di aver prostituito la mia penna!);
- se insisti nell’insano proposito di voler scrivere, allora non ti azzardare a cercare di pubblicare;
- se, non si sa bene come, ottieni di pubblicare, allora è evidente che la tua unica vera aspirazione è andare ospite in qualche talk show a dire la qualunque sulla cronaca spicciola;
- se hai pubblicato con una piccola casa editrice, sei un povero sfigato (giuro, mi venne sbattuto in faccia insieme alla scansione di un contratto Fazi e un elegante “Rosica!” da uno scrittore che oggi va di moda. E lo scrittore non era Martone in incognito);
- se scrivi, pubblichi e sei pure femmina, allora è ovvio che sforni roba che vorrebbe avvicinarsi alla collana Harmony ma non ne è all’altezza (giuro, un tipo mascherato sotto un nickname mi ha sbattuto in faccia questa considerazione aggiungendo un “ti piacerebbe!”).
Dite voi se non ce n’era abbastanza per scoraggiarsi. Ecco, forse questo è l’insegnamento principale. Perché leggere con avidità, attenzione e voglia di imparare, scrivere scavandosi dentro fino a toccare le corde più intime e vere, rifinire come un artigiano curando la materia prima (la scrittura) e gli strumenti (la documentazione) con tutta la cura di cui si è capaci, non basta. Senza la consapevolezza, dei propri limiti ma anche del proprio valore, e la capacità di considerare fuffa della Rete ciò che è fuffa della Rete, non si va da nessuna parte. E visto che non volevo certo accodarmi alla folla dei vari autoeletti tutor per esordienti, aggiungo solo una cosa: per pubblicare non si deve pagare. Mai. A me non servirono i guru della Rete per capirlo, anche quando avevo solo 18 anni.

Laura

6 commenti:

  1. Sorrido a leggere questo post. Faccio qualcosa di molto simile a scrivere, che mi porta ad avere a che fare con le case editrici.. disegno. Per lo meno, avrei dovuto aver a che fare con loro, ma ho sempre reputato migliore far parte di qualche studio, con un capo che cercasse lui i clienti e ci litigasse al posto mio, magari rincorrendoli per farsi pagare. è comunque un mestiere creativo, vincolato al web.. e proprio qui -almeno per me- iniziano gioie e dolori.
    Per un illustratore/grafico/animatore, così come per gli scrittori ed altri artisti (estendiamolo al mondo della musica), il computer con modem è stata la manna: si velocizza il lavoro, si possono contattare molte più persone e case editrici/discografiche.. soprattutto si può mostrare al mondo intero cosa sappiamo fare attraverso siti, blog, flickr e facebook & co. Il lato negativo? Troppa ridondanza, caos, marea di informazioni, immagini e suoni che si disperdono. Teniamo conto che oltre a chi lo fa di mestiere c'è un esercito di "aspiranti" artisti/scrittori che, per il solo possesso di un computer con software adatti tentano di fare di un hobby un mestiere. Sono i primi a incappare nei corsi e nelle offerte di facile successo (giusto qualche mese fa ho bloccato un'amica che stava per donare un migliaio d'euro a una casa editrice "indipendente" per veder pubblicati i propri racconti). Poi vengono le critiche feroci, persone che sotto a pseudonimi o alla luce del sole ti scrivono qualsiasi parere, senza farti sapere se sono del mestiere, o che esperienze abbiano (vedi certe risse verbali sul forum di LavoriCreativi!). Poi vengono anche le risposte delle case editrici (non mandateci portfolio che non ne abbiamo bisogno; non intasateci le caselle con i pacchetti creativi contenenti le vostre illustrazioni, li cestiniamo, dateci un link via mail e vi faremo sapere; noi vorremmo dar spazio ai giovani illustratori, quindi le offriamo la possibilità di pubblicare con noi un libro di 24 pagine con 30 illustrazioni per ben 200 euro, però ci deve cedere tutti i diritti delle immagini...). Infine, la tua autostima: ce la farò? Per che caspiterina ho studiato? Come fa certa gente ad avere il coraggio di pubblicare ste schifezze? E via dicendo. Arriviamo alla tua conclusione: ognuno di noi deve ammettere in tutta onestà se ha questo quid di partenza o meno.. ed è questo che fa la differenza: chi ha la smania di fare uno scarabocchio o di scrivere una specie di dedica la liceo sotto forma di post (sentendosi un po' Moccia) per far vedere al mondo quanto è bravo non andrà certamente al dilà del suo portatile e del suo photoshop (o word, o cubase che sia); chi lo fa perchè è nella sua natura sarà perennemente spronato a guardarsi in giro, nei libri, nei siti seri (non "guadagnare coi tuoi disegni in poche mosse", sottotitolo: paga 40 euro e ti inviamo il manuale con la soluzione definitiva ai tuoi problemi!), rimettere in discussione ogni disegno/pezzo/brano, insomma.. a lavorare con serietà ed umiltà, tenendo occhi e orecchie perennemente dritti.
    Scusa il commento lungo.. e complimenti ancora per il post!

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  2. Mi occupo, da poco, anche di promozione di scrittori non ancora conosciutissimi, pubblicati da piccole ma rispettabili Case Editrici (per intenderci non di quelle che ti chiedono la tangente pro libro). Non sono scema, so benissimo che questo lavoro non mi porterà il becco di un quattrino, come non ne porterà, a meno di un miracolo, agli scrittori che cerco di promuovere.
    Ci sono scrittori e scrittori. Secondo me ci sono quelli che sanno scrivere e vorrebbero tanto che qualcuno se ne accorgesse, che qualcuno avesse il coraggio di leggere almeno una paginetta dei loro scritti, e ci sono quelli che passano per la Tv (Moccia, Volo, i ragazzi di Amici e il largo e lungo stuolo di comici, quelli con la tessera di partito, gli amici degli amici, la moglie di.., gli sputasentenze e chi cavalca l'onda dell'argomento del giorno) e questi vendono o perlomeno diventano "noti".
    Come fa uno scrittore a farsi conoscere dal grande pubblico? Manda il libro ai giornalisti che curano le pagine della cultura e a qualche programma tv a tema. Nel migliore delle ipotesi su 100 libri spediti, se ti va bene ottiene 3 recensioni.
    Ultimamente sto promuovendo un'autrice che secondo me ha tutte le carte in regola: ottima penna, grande intuizione, poetica innata, etc. etc. è peraltro anche autrice di canzoni di successo (ma chi li guarda gli autori? Il popolo guarda il cantante), si chiama Nini Giacomelli, scrive per grandi e piccini. Se vi ho incuriosito andate a vedere il suo web www.ninigiacomelli.it e ditemi se non ha davvero tutte le carte in regola per emergere......Chiunque (critico letterario, giornalista) abbia letto uno dei suo libri ne ha parlato con entusiasmo... ma il grande pubblico non è curioso, non va alla ricerca di chi non ha ancora visto in tv o non ha trovato sul giornale dal parrucchiere. Ed anche i lettori più raffinati non hanno più voglia di cercare negli scaffali, nel web, di assaggiare cose nuove, non super pubblicizzate. Bene, ho detto la mia. Faccio un lavoro duro, ma sono felice. Ciao Ilaria

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    1. Ecco, questo e' l'entusiasmo che mi piace. Io, per dire, scrivo, non mi conosce ancora nessuno, eppure continuo. Perche' scrivere mi rende felice e perche' penso che non si scriva per diventare famosi, ma per condividere le proprie emozioni. Ciao Ilaria e grazie.

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