martedì 19 giugno 2012

Oggi su "La Sesia": Se penso quello che dico...


N.B. Come sappiamo la Nazionale ha, con una certa fatica, sconfitto l'Irlanda mentre la Spagna ha sconfitto la Croazia dandoci una bella lezione di correttezza. Questi i fatti. Ma gli sproloqui di Antonio Cassano restano agli atti, molto più del suo gol di ieri.

Mentre scriviamo son tutti lì a disquisire di biscotti spagnoli o croati e di tattiche contro l’Irlanda. Quando leggerete, tutti sapremo se l’Italia del calcio in macerie sia riuscita a restare negli Europei. Ché nessuno lo dice, ma sembrerebbe già buon auspicio per la malferma salute dell’Europa e della sua moneta. Ma il discorso vuol sorpassare la stretta attualità e riavvolgere il nastro verso un ragazzotto dai capelli e spazzola e dalla faccia butterata che, seduto davanti a un plotone di cronisti sportivi in vena di pettegolezzi, ha detto un’immensa verità: se penso quello che dico. Sì, lo sappiamo che, forte di un’ignoranza inalberata come vezzo da chi con un calcio guadagna quanto un’intera generazione di plurilaureati, quel ragazzotto ha solo invertito i termini. Se dico quello che penso, intendeva con aria sorniona. Ma mai lapsus fu più rivelatore. Perché se penso quello che dico potrebbe essere tatuato indelebilmente su un’intera categoria di persone. Ci si potrebbe contestare che il ragazzotto barese, noto per le sue intemperanze in campo e fuori, fosse perfettamente consapevole di ciò che stava dicendo. Lo abbiamo visto e sentito tutti. Qualche notiziario (Rai) ha purgato la dichiarazione, qualche altro l’ha mandata in tutta la sua rustica, volgare, arrogante completezza. Richiesto se nella Nazionale italiana ci siano due calciatori omosessuali, come rivelato dal sempre prodigo di outing Alessandro Cecchi Paone, il ragazzotto ha inanellato il termine froci tre volte in meno di due concetti. Prendendo le distanze, sia mai che il machismo professato a piene mani prima di convolare a giuste e pacificanti nozze fosse messo in dubbio, e concludendo che, se froci sono, il problema è tutto loro. Niente di nuovo sotto il sole. Soprattutto se è un sole che batte su un prato striato di bianco e percorso da frotte di maschi muscolosi, sudati e in mutande. Ai quali si chiede di essere efficaci con i calci certo, ma soprattutto di ostentare fiumi di denaro, cumuli di donne, abissi di ignoranza. Possono dire qualsiasi cosa. Possono evitare lo sforzo di usare il cervello a tutto vantaggio dei quadricipiti. Ma non possono distruggere il transfert del tifoso medio che in quei muscoli scolpiti, in quella pelle sudata, in quelle ninfette esibite e cambiate come e più delle maglie vede tutto ciò che avrebbe voluto essere e avere. Non sappiamo se quanto affermato da Cecchi Paone, con il suo elenco di omosessuali, bisessuali e metrosexual in maglia azzurra, abbia o meno un fondo di verità. E non è questo l’importante. Quello che importa è che Antonio Cassano è uno dei ventitré atleti chiamati a rappresentarci davanti all’Europa e che il massimo che ha saputo fare è reiterare lo stereotipo del maschio italico dal sorriso ribaldo, dal testosterone imbizzarrito e dall’ignoranza certificata. Mentre pensa quello che dice, qualcuno l’avverta che perfino il Billionaire ormai ha chiuso.

Laura Costantini