martedì 6 novembre 2012

La prima recensione per il nostro Carne innocente

La prima cosa che salta agli occhi di "Carne innocente" è la precisione con la quale vengono descritti episodi e contesti del passato così come luoghi e particolari del presente. Potrebbe sembrare un dettaglio ininfluente, mentre invece impreziosisce la struttura del racconto. Un racconto che, in questo caso, viaggia su due piani paralleli: il rastrellamento degli ebrei da parte dei nazisti e la vicenda investigativa ai giorni nostri. Premetto che ho sempre avuto una idiosincrasia per i romanzi basati su più storie che si intersecano. Ma in "Carne innocente" avviene una separazione temporale ben definita pur conservando il filo ideale e necessario alla storia. In sostanza il lettore non dovrebbe fare sforzi nel riuscire a seguire entrambi i "tronconi" del romanzo. Credo che a Laura e Lory abbia giovato molto il fatto di essere innanzitutto delle lettrici "forti" e aver appreso (come giusto che sia) come rendere scorrevole anche una storia basata su un intreccio complesso. Peraltro la complessità è davvero limitata, visto che i personaggi si confrontano più volte a ripercorrere le tappe investigative in modo da accompagnare il lettore fino alla conclusione. Anche il linguaggio aiuta. Non c'è esasperata ricerca linguistica e stilistica che, a volte, serve a camuffare l'assenza di contenuto. In "Carne innocente", piaccia o meno, la storia c'è e il modo migliore per raccontarla è l'esposizione lineare e la scioltezza dei dialoghi. La linearità, se posso fare una personalissima e minuscola critica, talvolta porta le autrici all'utilizzo di cliché un po' abusati. Ma, essendo questa una sensazione puramente soggettiva, è possibile che anche certi passaggi possano colpire l'immaginario collettivo. Avendo letto anche "Fiume pagano", ossia il romanzo precedente della annunciata trilogia, noto un salto di qualità sia nell'elaborazione dell'intreccio quanto nei particolari che riguardano l'ambiente investigativo. Ho notato che a volte i personaggi sono un po' troppo (secondo me ovviamente) "caricati". Credo dipenda dall'affetto che le autrici hanno per i medesimi. Se alcune minuzie, che a mio sommesso parere ritengo evitabili, verranno sottoposte a una attenta revisione, c'è da attendere il terzo romanzo della trilogia con grandissima curiosità.

Enrico Gregori