martedì 29 gennaio 2013

Memoria... scarsa

Quante volte lo abbiamo sentito dire? Brava persona, sempre così educato, gentile, mai un problema. La faccia è, di solito, quella di un vicino di casa che non perde occasione per dire due banalità davanti alla telecamere. C'è appena stato un delitto. Cruento, efferato, inspiegabile e ingiustificato, posto che un delitto possa esserlo. E il vicino di casa sta parlando dell'assassino  beccato col coltello insanguinato o la pistola fumante. Brava persona, gentile, educato, mai un problema. Domenica scorsa, giornata della Memoria, l'ideale vicino di casa aveva la faccia di Silvio Berlusconi. Il colpevole, storico e conclamato, era Benito Mussolini. E il candidato alle prossime elezioni,  guadagnandosi microfoni e telecamere che sono il suo pane quotidiano, ha detto la sua sull'Olocausto. Una tragedia immane, per carità. Però, a ben guardare, le Leggi razziali che spedirono a morte certa migliaia di cittadini italiani, che decapitarono la cultura e la ricerca scientifica, che sottomisero l'Italia alla follia genocida dei nazisti, sono state, secondo Berlusconi, un errore a fronte delle molte buone cose compiute dal Duce. Brava persona, sempre così educato, gentile, mai un problema. Un errore ci può stare. E sarebbe inutile metterci lì a fargli l'elenco dei dissidenti morti, di quelli spediti al confino, di un'economia massacrata in chiave autarchica, della morte di qualsiasi libertà civile, di una guerra atroce e lunghissima, delle occupazioni, dei bombardamenti, dei civili massacrati, dei ragazzi spediti a morire con suole di cartone in terra di Russia. Dalle Leggi razziali a oggi sono trascorsi 75 anni. Un'eternità per gli esseri umani, un battito di ciglia per la Storia. I sopravvissuti ai campi di sterminio sono sempre meno numerosi, sempre più vecchi e fragili. Avrebbero diritto al riposo e alla quiete, eppure si sobbarcano conferenze e incontri per raccontare l'inferno in terra. Per raccontare la miseria umana di gente che denunciò e tradì e la grandezza d'animo di chi mise a rischio la propria vita per rimediare all'oscenità di quelle leggi e alla viltà di chi le impose a un paese che antisemita non era né voleva essere. Lo fanno, i sopravvissuti, e continueranno a farlo finché avranno fiato, cuore e mente per ripercorrere quegli orrori e metterci in guardia. Perché è tanto facile per i vicini di casa dell'assassino dire che si trattava di una persona tranquilla, insospettabile e omettere delle avvisaglie colte e volutamente ignorate. E le avvisaglie ci sono, sono evidenti. Ci basta sfogliare i giornali, ci basta seguire un notiziario. La crisi economica pressante, la paura del futuro, la rabbia per lo stile di vita immaginato e perduto sono gli ingredienti ideali per preparare paura dell'altro e odio per il diverso. Di qualsiasi diversità si tratti: cultura, religione, colore della pelle, sesso. Se poi una tragedia di portata planetaria diventa, agli occhi di un leader politico, un errore tra molte cose buone, non sono più avvisaglie. Sono la realtà prossima ventura.
Laura Costantini