mercoledì 3 aprile 2013

Incipit in regalo: un castello, quattro eredi, una traccia da seguire

Piccoli assaggi di scrittura, piccoli omaggi per chi vorrà leggere. Romanzi inediti ed editi, terminati oppure incompiuti, pubblicati ma anche introvabili. Tutti di produzione propria. Se vi va, commentate.


La Mercedes si inserì nello spazio tra la Ferrari e il voluminoso suv con un ultimo, aggraziato ruggito. Lo sportello del guidatore si aprì e ne sgusciò fuori l’eleganza senza tempo di un tailleur nero. La luce smagliante di una mattinata d’ottobre non riuscì a superare l’ombra che la tesa del cappello gettava sul volto di colei che tutti stavano aspettando. Melania oltrepassò la cortina di disapprovazione che l’accolse e varcò il portone della piccola chiesa di Boscolungo.
Le campane suonarono a morto mentre i pochi presenti si avviavano per l’ultimo omaggio a Bartolomeo Zoldan. Erano tre anni che Melania non vedeva suo suocero e deplorò la scelta di esporlo ai loro sguardi, seppur offuscato da un fitto velo bianco. Evitò di soffermarsi sui lineamenti induriti dalla morte e tenne gli occhi fissi al Cristo cui toccava lo spiacevole compito di accoglierlo tra le proprie braccia. Si segnò e passò oltre.
Nessuno occupò il posto accanto a lei sulla panca annerita. La singola navata era pressoché deserta e i convenuti si disposero quanto più lontano possibile uno dall’altro. Il sacerdote fu breve, come se avesse fretta di affidare al suo diretto superiore l’anima di quell’uomo che Boscolungo non aveva mai imparato ad amare.
Quando la bara, finalmente chiusa, venne trasportata all’esterno, la luce era ancora quella di mezzogiorno...