martedì 23 aprile 2013

Santa tv pensaci tu




Ne parliamo male. Forse solo dei politici riusciamo a dire di peggio. Eppure  la televisione è assurta, insieme a chi la fa, al ruolo di deus ex machina. A fronte di ingiustizie patenti e di situazioni disperate, nella totale e ingiustificata assenza delle istituzioni preposte, l'ultima spiaggia è chiamare una telecamera, un microfono e denunciare dal piccolo schermo il male che ci è stato fatto o l'aiuto che non ci è stato dato. Raggiungere milioni di persone, sentirsi dar ragione dall'opinionista di turno, gongolare dell'indignazione dell'ospite in studio. Poi, aspettare. Spesso e dolorosamente invano. Due casi che valgano d'esempio per quelli che giornalmente ci vengono sottoposti. Il primo. Si chiama Luigina, è una madre. Nelle categorie che piacciono alla tv, è una madre coraggio. Ha tre figli, due grandi e indipendenti, una no. Si chiama Michela, ha diciotto anni, è affetta dalla nascita da tetraparesi spastica. Un corpicino contorto, una mente forse inconsapevole, una totale incapacità cui solo una madre può sopperire. Per questo Luigina e Michela vivono in camper, in riva al mare. Solo lì Michela riesce a respirare e sopravvivere. Ma un camper, ancorché attrezzato, non è una casa. Luigina ha perso il lavoro, Michela percepisce solo 250 euro mensili di pensione di invalidità. Una storia atroce, di quelle che alla tv piacciono. Va in onda due volte nel giro di due mesi col corollario di indignazione per quella casa che non si trova. Ma nessuna soluzione è arrivata. Il secondo. Si chiama Gilda, è una madre disoccupata e disperata. Non è sola, accanto a lei c'è Eduardo, anche lui disoccupato e disperato. Insieme, dopo anni di lotta e di speranza, se ne stanno chiusi in una casa spogliata di mobili e suppellettili e posta sotto sequestro giudiziario, cercando di mettere insieme pane e frutta per il loro figlio undicenne. Di più non si può. Il gas e la luce stanno per essere staccati per morosità. Tutto ciò che potevano vendere l'hanno venduto. Tutto ciò che potevano tentare per trovare lavoro, l'hanno tentato. Lui era maître d'hotel, parla quattro lingue. Lei era assistente cuoca. Si sono ingegnati: turni di notte da operai, lavapiatti, addetti alle pulizie. Soffocati dai debiti e dall'impotenza, non possono neanche tornare nella natia Napoli. Finché la casa che non sono riusciti a pagare non passa all'asta, un tetto, là nella provincia senese, ce l'hanno. Dopo? Non lo sanno. Per questo hanno chiamato la tv. Per questo attendono con ansia che il servizio vada in onda. Sono incappati nella buriana delle elezioni presidenziali, il servizio è slittato. E forse è un bene. Il ritardo mantiene intatta la speranza che la tv risolva, che la tv faccia il miracolo. Salvo poi, se il miracolo non dovesse arrivare, chiamare ogni tanto il giornalista. E implorare aiuto. Continua a farlo Luigina, lo farà anche Gilda. Ottenendo in cambio il profondo e insanabile senso di colpa di chi  telecamera e microfono li ha portati fin lì
Laura Costantini