mercoledì 3 luglio 2013

Se il marchio MAFIA tira...

Ci sono argomenti che, solo a nominarli, istigano la smorfia di fastidio. L'espressione dichiara senza tentennamenti: ancora? Ebbene sì, ancora. Perché ci sono argomenti sui quali non si può e non si deve abbassare la guardia. La mafia è uno di questi. Poco meno di un mese fa si verificò un mezzo incidente diplomatico con l'Austria a causa di una paninoteca di Vienna, tra l'altro gestita da italiani, che metteva in menù panini intitolati a vittime di cosa nostra, come Giovanni Falcone e Peppino Impastato, e carnefici come Buscetta o Corleone. E, non bastasse, ne venivano illustrati i metodi di cottura sottolineando come sia Falcone che Impastato fossero stati adeguatamente abbrustoliti. Sdegno, intervento del ministro degli Esteri Bonino, scuse. Finita? No, perché se provate a digitare mafia su un qualsiasi motore di ricerca, vi si aprirà un mondo di spunti, film, canzoni, videogiochi che insegnano come si diventa mafiosi e come se ne gestisce il potere. Il tutto ovviamente indirizzato a bambini e adolescenti, i massimi fruitori di questo tipo di prodotti. Non è notizia di oggi, si dirà. Ma lo è il successo commerciale di un giocattolo prodotto da una ditta di Barberino del Mugello. Non costa poco, cinquanta euro, ma sembra proprio vero il fucilino a canne mozze, meglio noto come lupara, commercializzato dallo scorso anno in una scatola dai colori brillanti e dalla simbologia evidente. Un uomo con coppola e panciotto, baffi e sguardo cupo imbraccia la lupara. Lontani, sullo sfondo, due carabinieri da cavallo. I nemici. Immediata, eppure tardiva visto che il giocattolo è sul mercato da mesi, la reazione. Il governatore della regione Sicilia, Crocetta, ha dichiarato: "Molto spesso si gioca e si scherza su queste simbologie della mafia, solo che la gente deve capire che non sono simbologie del folclore, ma sono simbologie di morte". Scontata la difesa della ditta toscana: i bambini giocano da sempre con fucili e pistole e non per questo diventano assassini. E se un bambino si calerà, con la lupara giocattolo, nei panni del mafioso, ce ne sarà un altro che interpreterà il carabiniere. Non è così che succede quando si gioca a indiani e cowboy? Ma se gli opposti schieramenti del vecchio West si rifanno a una sorta di mitologia cinematografica, noi siamo alle prese con una realtà quotidiana. Le mafie si infiltrano ovunque, controllano attività commerciali e centri di potere, infettano interi settori della società mentre passa il messaggio, anzi è già passato, che ci sia più valore nel tizio in coppola che imbraccia la lupara che non nei due carabinieri sullo sfondo. Altrimenti come spiegare le esternazioni del calciatore Fabrizio Miccoli? Ha pianto pubblicamente, si è scusato, è stato anche difeso da auguste firme giornalistiche, certe che nel privato di una telefonata tutti usiamo termini e concetti di cui vergognarci. Potremmo dimostrare il contrario, ma resta il fatto che uno che parla col figlio di un boss e definisce Giovanni Falcone un fango è degno rappresentante di un paese dove una lupara giocattolo fa il record di vendite. 

Laura Costantini