Era da tempo che io e Lory non ci concedevamo un'uscita fuoriporta in tandem, senza mariti e fidanzati al seguito. L'occasione ce l'ha fornita la presentazione napoletana del nostro FIUME PAGANO presso la libreria Loffredo, al Vomero. Cosi' ci siamo messe in macchina (la mia mitica e francesissima Lulu') e siamo partite alla volta di via Kerbaker numero 21. Ora dovete sapere che Napoli e' citta' che spaventa l'automobilista non autoctono (credo lo stesso sia per Roma, ma io a Roma ci vivo e quindi...). L'impianto urbanistico e' creativo al massimo, le strade ampie si alternano ai vicoletti ammazzacarrozzeria, i sensi unici somigliano alle scale magiche di Hogworth (nel senso che cambiano posto godendo di volonta' propria) e il parcheggio e' utopia pura. Pero' il rientro in treno, dopo le 20, sarebbe stato problematico e io sono stata omaggiata a Natale di un supertecnologico ed economicissimo Nokia dotato di navigatore satellitare, quindi abbiamo impugnato il coraggio a quattro mani, ci siamo informate sui garage per il parcheggio giornaliero in zona e via. Il Gps e' stato attivato in prossimita' dell'imbocco della tangenziale di Napoli e la sottoscritta (che ama la tecnologia ma non si fida fino in fondo) si era gia' documentata sull'uscita piu' adatta: numero 9, Vomero. Manco a dirlo la voce flautata del navigatore ci comunica di prepararci all'uscita: Arenella. Panico. Come Arenella? Forte di leggende metropolitane su automobilisti che si son fidati del Gps e stanno ancora vagando in esotici limbi pluridimensionali, mi giro a Lory: "Che faccio? Mi fido?"
Lory e' fatalista e comunque non le do il tempo di rispondere: o si imbocca l'uscita o ci si schianta sul guardrail in un coro di clacson. Si imbocca. Fa uno stranissimo effetto dipendere in toto da una voce virtuale che ti guida con piglio sicuro su strade che ti sono totalmente sconosciute. Tra uno "svoltare decisamente a sinistra" (che vuol dire fare inversione) e "alla rotatoria prendere la terza uscita" (che vuol dire fidati, perche' il navigatore i sensi unici non li conta proprio), la voce ci porta dritte dritte a via Kerbaker e il fato ci sorride con un posto libero sulle strisce blu. Il tempo di scoprire che a Napoli il parcheggio piu' si protrae, piu' costa e ci si dedica a una passeggiata in zona shopping (via Alessandro Scarlatti). Ci dicono che uno dei salotti buon di Napoli, i saldi impazzano ma Laura e Lory sono tipe anomale e la vetrina dalla quale non riescono proprio a staccarsi e' quella di una pasticceria. La merce esposta ci appare irresistibile. Lo spiedino di "bombe" alla crema e al cioccolato con colata di Nutella ci tenta. Resistiamo? Resistiamo... cinque minuti circa. Poi torniamo sui nostri passi e chiediamo l'articolo piu' dietetico. "Due ciambelle", dice Lory. "Due graffe", la corregge serio il pingue pasticcere. Chiamale come ti pare, mi viene da pensare mentre al primo morso subisco un'estasi delle papille gustative. "Ma sono calde", dice Lory. "Sono sempre calde", ribadisce severo il pasticcere. Ed e' con la faccia spolverata di zucchero e la bocca ancora in trip da "graffa" che ci troviamo ad accogliere gli amici napoletani sulla soglia di Loffredo. In vetrina le copie di FIUME PAGANO sono vicine al capolavoro di Maurizio De Giovanni "Il giorno dei morti". La foto e' d'obbligo. Poi Maurizio arriva e con lui Aurelio, Francesco, Enza, Floriana, Simonoir, Gianni... Siamo in tanti e Maurizio comincia a parlare del nostro romanzo con parole che sono dolci quanto le "graffe" e in compenso non ingrassano per niente. E' stata una bella presentazione, abbiamo firmato le copie, ci siamo trovate tra amici che non ringrazieremo mai abbastanza. Fiduciose nel potere magico del Gps, torniamo da Lulu' senza alcun dubbio sul rientro a Roma. Ma il navigatore ci comunica che, per quel che ne sa lui, ci troviamo esattamente al largo di Marechiaro, in pieno golfo di Napoli. Panico! Cercando di farci riacchiappare dal Gps ci spostiamo e solo a piazza Vanvitelli il satellite ci aggancia, pronto a riportarci a casa in una notte buia e tempestosa.
Laura
p.s. questo e' il mio resoconto. A breve la trasferta napoletana secondo Lory
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mercoledì 12 gennaio 2011
lunedì 10 gennaio 2011
Poveri, incolti, ma armati fino ai denti
QUELLO CHE SEGUE E' UN COMUNICATO DI ALEX ZANOTELLI SUL QUALE SAREBBE BENE FERMARSI A RIFLETTERE
La nostra Finanziaria 2011 stanzia 25 miliardi di euro per la Difesa.
Il nostro governo ha tagliato nella stessa Finanziaria 8 miliardi di euro alla scuola, ma stanzia venticinque miliardi di euro per le armi!
In perfetta sintonia con il Congresso USA che , a fine dicembre 2010, ha votato 725 miliardi di dollari per la Difesa(37 miliardi in più del 2009).
Il governo italiano ha poi deciso di investire, nei prossimi anni 16 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F35 (Joint Strike Fighter). Questi aerei , che possono trasportare anche bombe atomiche, servono per una guerra di attacco, mentre la nostra Costituzione dice: ”L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA…” (Articolo 11)!
Ne abbiamo fatta carta straccia di quell’articolo, in particolare in questa guerra in Afghanistan , da dove continuano ad arrivare le bare dei nostri soldati.
”Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano, non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla ‘missione di pace’” - afferma l’appello Guerra in Afghanistan:missione di pace?, che abbiamo lanciato lo scorso anno con R . Nogaro, vescovo emerito di Caserta.
Questa guerra ci costa 2 milioni di euro al giorno, oltre 600 milioni all’anno , per mantenere in Afghanistan 4.200 soldati italiani.E tutto questo ci riporta al tema della industria italiana delle armi che è l’unica che non risente della crisi economica!
L’export di armi italiane pesanti nel 2009 ha raggiunto quasi 5 miliardi di euro (un incremento del 61% sul 2008): siamo all’ottavo posto al mondo. Siamo invece al secondo posto per armi leggere che esportiamo anche nei paesi più poveri dove mietono milioni di vittime.
L’ industria delle armi trova troppo stringenti le imposizioni della legge 185 (del 1990) che regola l’export bellico. Per questo sta premendo sul governo Berlusconi perché la modifichi. Ma anche le ‘banche armate’ cioè quelle banche che finanziano la vendita dei nostri prodotti bellici , fanno pressione per modificare la 185 per impedire che vengano rivelati i loro nomi .Noi invece chiediamo a tutti di fare pressione sul governo per evitare qualsiasi modifica alla 185.
Questa politica guerrafondaia italiana riceve ora un’ulteriore spinta dal vertice NATO di Lisbona (19-20 novembre 2010). La NATO, da alleanza difensiva , è diventata alleanza offensiva , per proteggere gli interessi vitali dell’Occidente ovunque siano minacciati, facendo proprio il concetto di “guerra preventiva”. A Lisbona nasce così la NATO 3.0 , una NATO che si propone su scala planetaria. L’Italia gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Avrà sempre più importanza il quartiere generale della Forza congiunta alleata a Napoli che quest’ anno si trasferirà da Bagnoli alla nuova sede di 85.000 mq2 di Varcaturo. Senza dimenticare che sempre a Napoli è stato collocato di recente il quartiere generale di AFRICOM cioè il supremo comando militare navale per l’Africa. A Sigonella (la grande base USA), in Sicilia, entrerà in funzione il sistema Ags, il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico.
Sarà allo stesso tempo potenziata l’intera rete delle basi USA in Italia , da quelle di Vicenza, base della 173° brigata autotrasportata a quella di Aviano dove probabilmente saranno concentrate tutte le bombe atomiche USA in Europa.
Infatti il vertice di Lisbona ha dichiarato che la NATO è una potenza nucleare e “deve mantenere tali bombe finché ci saranno nel mondo tali armi.”
Questa insistenza sulle armi nucleari spaventa : la Bomba atomica è la grande minaccia che pesa sull’umanità.
E lo ‘Scudo- Anti Missili’ approvato per l’Europa dal vertice NATO di Lisbona , non fa che accrescere la paura e la tensione.
Il nostro è un mondo sempre più militarizzato: nel 2009 abbiamo speso in armi, a livello mondiale , 1.531 miliardi di dollari( dati Sipri).
Davanti a questa follia umana noi invitiamo i cittadini italiani e le comunità cristiane a dire NO a questi venti di guerra e SI ai venti di pace.
Chiediamo a tutti di rimettere ai propri balconi la bandiera della PACE per far sì che il 2011 diventi l’anno della PACE.
“IN PIEDI, COSTRUTTORI DI PACE”
Alex Zanotelli
La nostra Finanziaria 2011 stanzia 25 miliardi di euro per la Difesa.
Il nostro governo ha tagliato nella stessa Finanziaria 8 miliardi di euro alla scuola, ma stanzia venticinque miliardi di euro per le armi!
In perfetta sintonia con il Congresso USA che , a fine dicembre 2010, ha votato 725 miliardi di dollari per la Difesa(37 miliardi in più del 2009).
Il governo italiano ha poi deciso di investire, nei prossimi anni 16 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F35 (Joint Strike Fighter). Questi aerei , che possono trasportare anche bombe atomiche, servono per una guerra di attacco, mentre la nostra Costituzione dice: ”L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA…” (Articolo 11)!
Ne abbiamo fatta carta straccia di quell’articolo, in particolare in questa guerra in Afghanistan , da dove continuano ad arrivare le bare dei nostri soldati.
”Che si tratti di guerra è ormai certo, sia perché tutti gli eserciti coinvolti la definiscono tale, sia perché il numero dei soldati che la combattono e le armi micidiali che usano, non lasciano spazio agli eufemismi della propaganda italiana che continua a chiamarla ‘missione di pace’” - afferma l’appello Guerra in Afghanistan:missione di pace?, che abbiamo lanciato lo scorso anno con R . Nogaro, vescovo emerito di Caserta.
Questa guerra ci costa 2 milioni di euro al giorno, oltre 600 milioni all’anno , per mantenere in Afghanistan 4.200 soldati italiani.E tutto questo ci riporta al tema della industria italiana delle armi che è l’unica che non risente della crisi economica!
L’export di armi italiane pesanti nel 2009 ha raggiunto quasi 5 miliardi di euro (un incremento del 61% sul 2008): siamo all’ottavo posto al mondo. Siamo invece al secondo posto per armi leggere che esportiamo anche nei paesi più poveri dove mietono milioni di vittime.
L’ industria delle armi trova troppo stringenti le imposizioni della legge 185 (del 1990) che regola l’export bellico. Per questo sta premendo sul governo Berlusconi perché la modifichi. Ma anche le ‘banche armate’ cioè quelle banche che finanziano la vendita dei nostri prodotti bellici , fanno pressione per modificare la 185 per impedire che vengano rivelati i loro nomi .Noi invece chiediamo a tutti di fare pressione sul governo per evitare qualsiasi modifica alla 185.
Questa politica guerrafondaia italiana riceve ora un’ulteriore spinta dal vertice NATO di Lisbona (19-20 novembre 2010). La NATO, da alleanza difensiva , è diventata alleanza offensiva , per proteggere gli interessi vitali dell’Occidente ovunque siano minacciati, facendo proprio il concetto di “guerra preventiva”. A Lisbona nasce così la NATO 3.0 , una NATO che si propone su scala planetaria. L’Italia gioca un ruolo fondamentale in tutto questo. Avrà sempre più importanza il quartiere generale della Forza congiunta alleata a Napoli che quest’ anno si trasferirà da Bagnoli alla nuova sede di 85.000 mq2 di Varcaturo. Senza dimenticare che sempre a Napoli è stato collocato di recente il quartiere generale di AFRICOM cioè il supremo comando militare navale per l’Africa. A Sigonella (la grande base USA), in Sicilia, entrerà in funzione il sistema Ags, il più sofisticato sistema di spionaggio elettronico.
Sarà allo stesso tempo potenziata l’intera rete delle basi USA in Italia , da quelle di Vicenza, base della 173° brigata autotrasportata a quella di Aviano dove probabilmente saranno concentrate tutte le bombe atomiche USA in Europa.
Infatti il vertice di Lisbona ha dichiarato che la NATO è una potenza nucleare e “deve mantenere tali bombe finché ci saranno nel mondo tali armi.”
Questa insistenza sulle armi nucleari spaventa : la Bomba atomica è la grande minaccia che pesa sull’umanità.
E lo ‘Scudo- Anti Missili’ approvato per l’Europa dal vertice NATO di Lisbona , non fa che accrescere la paura e la tensione.
Il nostro è un mondo sempre più militarizzato: nel 2009 abbiamo speso in armi, a livello mondiale , 1.531 miliardi di dollari( dati Sipri).
Davanti a questa follia umana noi invitiamo i cittadini italiani e le comunità cristiane a dire NO a questi venti di guerra e SI ai venti di pace.
Chiediamo a tutti di rimettere ai propri balconi la bandiera della PACE per far sì che il 2011 diventi l’anno della PACE.
“IN PIEDI, COSTRUTTORI DI PACE”
Alex Zanotelli
domenica 9 gennaio 2011
I miei articoli per "La Sesia": il nuovo decennio
Se il buon giorno si vede dal mattino, il secondo decennio del secolo si apre peggio di come si è chiuso il primo. Il 3 gennaio il funerale solenne per il trentacinquesimo caduto italiano in Afghanistan e il 4, quando avete letto queste righe, la più imponente eclissi di sole almeno fino al prossimo 2026. Una simbologia pesante. Un sole appena sorto che si oscura e un ragazzo di 24 anni che torna in patria in una bara. Si chiamava Matteo Miotto e superiori e commilitoni ci hanno assicurato che era un alpino di razza, un alpino per scelta. Nella sua prima e ultima intervista per una tv locale, Matteo indossava il cappello con la piuma nera e si diceva convinto della missione in Afghanistan, “perché non siamo mercenari”. Convinto e consapevole al punto da lasciare un testamento dove specificava che, in caso fosse stato ucciso, voleva essere seppellito nel cimitero dei caduti di guerra della sua Thiene. Sarà accontentato e a poco servirà l’autopsia e l’inchiesta voluta dal padre sulle modalità della morte. Un tiro quasi impossibile quello del cecchino che lo ha spacciato mentre era di guardia in una torretta protetta da sacchi. Ma la verità che la famiglia pretende a giustificazione di una perdita incolmabile non cambierà i fatti. Matteo non c’è più. Non conosciamo la sua storia personale. Forse fin da bambino sognava quella piuma nera sul cappello “perché il vicentino è patria degli alpini", come ha detto commosso il tenente Andrea Trevison accogliendone la salma. Ma resta il dubbio che Matteo avrebbe potuto diventare un uomo maturo, un marito per la sua Giulia, un padre di altri piccoli appassionati di montagna se questo paese gli avesse offerto un’alternativa valida. Avrebbe potuto festeggiare a casa il Capodanno di passaggio tra due decenni e adesso avrebbe potuto starsene a naso in su a guardare il miracolo astronomico di un sole che si nasconde e sorridere delle superstizioni che l’eclissi porta con sé. Perché non degli influssi negativi devono aver paura i ragazzi come Matteo, ma della realtà. Quella della quale ha parlato il presidente della Repubblica nel suo messaggio di fine anno, seguito da più di dieci milioni di italiani, ma dedicato “soprattutto ai più giovani tra noi, che vedono avvicinarsi il tempo delle scelte e cercano un'occupazione, cercano una strada. Dedico loro questo messaggio, perché i problemi che essi sentono e si pongono per il futuro sono gli stessi che si pongono per il futuro dell'Italia (…) Quando i giovani denunciano un vuoto e sollecitano risposte sanno bene di non poter chiedere un futuro di certezze, magari garantite dallo Stato, ma di aver piuttosto diritto a un futuro di possibilità reali (…) Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, la partita è persa per tutti.” Una sconfitta di cui la morte di Matteo è solo un simbolo. Lui credeva in quel che faceva. Ai suoi coetanei qualcosa in cui credere viene negato, giorno dopo giorno.
Laura Costantini
mercoledì 5 gennaio 2011
Letterina alla Befana...
Carissima Befana, lo so che non puoi fare miracoli. Ma ho bisogno di credere che ci sia ancora qualcuno cui appellarsi. E non per aiutare me che alla soglia dei 48 anni sono ancora una precaria. Vorrei che domani, cara Befana, mettessi nella calza di mio nipote la speranza. Mio nipote ha 22 anni, ha un diploma, ha scelto di non lottare per una laurea, ha preferito cercarsi un lavoro. Lo ha trovato subito, magazziniere in un supermercato. Lavora li' da tre anni, contratti a termine sempre con la promessa che un domani, chissa', forse... Carissima Befana, il domani e' arrivato e come un cecchino ha centrato in pieno la speranza di mio nipote: nessuna assunzione a tempo indeterminato, di piu', nessun altro contratto a termine. Fine dei giochi. Befana cara, hai mai guardato negli occhi belli di un ragazzo di 22 anni che ha perso la speranza? Sono occhi che fanno male. Tanto male. C'e' rabbia, c'e' delusione, c'e' un senso profondo di ingiustizia, c'e' odio, anche. Odio per noi adulti perche' a 22 anni appena compiuti hai ancora la convinzione che papa' e mamma siano potenti. E se lo sono, perche' ti hanno consegnato un mondo cosi' ingiusto? Ecco, Befana, io non voglio niente per me. Vorrei un pezzetto di speranza per lui, per mio nipote che ho tenuto tra le braccia appena nato e che vorrei riprendere in braccio anche oggi che e' piu' grosso e alto di me. E, se poi ti avanza del carbone, fa' un salto nei palazzi del potere e scaricaglielo in testa. Seppelliscili sotto montagne di carbone. Se il carbone ti manca, prendi in prestito un po' di munnezza da Napoli, che' tanto li' non manca mai. Soffoca quella gente che ha rovinato questo paese, tutta quella gente, destra, sinistra, centro, sotto cumuli neri e maleodoranti. Non si meritano niente altro, assassini di speranze quali sono.
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domenica 2 gennaio 2011
I miei articoli per "La Sesia": Gigante, pensaci tu
Chissà in quanti ricordano ancora il tormentone di una vecchia pubblicità televisiva dove un avvoltoio cattivo e imbranato calava in picchiata per distruggere il tetto della scuola. I bambini fiduciosi intonavano in coro: “Gigante, pensaci tu.” E, come avviene solo nelle fiabe, il gigante col vocione bonario e una gran barba arrivava e ripristinava l’ordine, restaurando il tetto della scuola con un enorme libro. Un ricordo d’infanzia che riemerge ogni volta che tv e quotidiani riportano notizia dell’ennesimo appello a Giorgio Napolitano. Il nostro capo dello Stato ha una statura notevole, ma è l’unico dato che può accomunarlo al gigante di quel cartoon pubblicitario del 1972. Non ha la barba, non ha un vocione e, soprattutto, non ha il potere di riparare i torti semplicemente intervenendo in prima persona. Eppure la dice lunga il fatto che gli italiani, di qualsiasi ordine o grado, guardino ormai a lui come l’ultimo baluardo. Come il solo che possa, ancora, garantire che i diritti dei singoli non soccombano davanti alle ingiustizie quotidiane. In ordine di tempo l’ultimo “Gigante, pensaci tu” l’ha gridato il cantautore Morgan. E’ accaduto lo scorso 26 dicembre quando l’avvocato che si occupa della causa per la custodia della figlia di Morgan e Asia Argento ha reso nota la lettera che il più trasgressivo dei cantanti ha spedito al presidente Napolitano. “Non ho passato Natale con mia figlia – ha lamentato Morgan - non ho potuto darle il regalo visto che la madre, da quanto riferito, l'avrebbe portata negli Usa senza il mio consenso". Un appello al Presidente come "supremo organo garante della costituzione e della morale", per chiedergli di intervenire sulla vicenda della figlia. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Solo pochi giorni prima il grido d’aiuto era arrivato dagli studenti scesi in piazza per manifestare contro la riforma Gelmini. Un appello che non è rimasto inascoltato perché Napolitano ha concesso un incontro la sera stessa del 22 dicembre. “Riteniamo - hanno spiegato gli studenti - che questo sia già un dato enorme. Ed è importante il fatto che questo distacco che si sta creando tra la nostra generazione, milioni di giovani, e le istituzioni di questo paese sia forse oggi stato per la prima volta parzialmente colmato”. Al Presidente, che aveva pubblicamente invitato il governo a non ignorare le proteste degli studenti, è stato chiesto di non firmare la legge voluta dalla Gelmini. Di rimandarla in Parlamento chiedendo delle modifiche. E colpisce il parallelismo con il vecchio spot: una scuola che appare più o meno funzionante, uno stormo di avvoltoi che calano dall’alto come cacciabombardieri, un tetto che crolla, gli scolari che invocano il gigante buono e lui che cala dal colle per riparare il danno. Ma neanche il libro della Costituzione italiana può bastare a garantire tutti quei diritti acquisiti che giorno dopo giorno gli italiani si vedono portare via sotto lo sguardo partecipe ma impotente del gigante buono.
Laura Costantini
martedì 28 dicembre 2010
Propositi letterari per il 2011
L'annuncio e' semiufficiale ancora, ma per febbraio 2011 Historica dara' alle stampe il mio petit cahier di viaggio "New York is a woman" (cui si riferisce la foto qui accanto, da me scattata durante il viaggio del novembre 2009).
Poi, a settembre 2010 ho messo la parola fine al mio romanzo postmoderno e un po' fantasy "La lunga guerra" che ho pubblicato online sul nostro blog di lettura insieme alle splendide illustrazioni di Niccolo' Pizzorno di cui qui di seguito vi offro un assaggio:
Poi, a settembre 2010 ho messo la parola fine al mio romanzo postmoderno e un po' fantasy "La lunga guerra" che ho pubblicato online sul nostro blog di lettura insieme alle splendide illustrazioni di Niccolo' Pizzorno di cui qui di seguito vi offro un assaggio:
Ma passiamo ai progetti del duo Lauraetlory. Stiamo lavorando a un romanzo storico sul Messico di Massimiliano d'Asburgo e Benito Juarez, titolo provvisorio "Prigioniera della storia", il cui lavoro di documentazione e stesura e' a dir poco entusiasmante (per noi, sia chiaro). Inoltre, in attesa di sapere se il nostro thriller mistery "Il puzzle di Dio" trovera' interesse presso gli editori che lo hanno in visione, abbiamo gia' ben chiaro in mente come si sviluppera' la trama della prossima avventura della coppia investigativa Quirino Vergassola - Nemo Rossini (che avete conosciuto nel nostro Fiume pagano). Non esiste un titolo provvisorio, ma Historica intende farne la nuova uscita per il Natale 2011. Insomma, come ha detto un nostro caro amico, se dovesse quagliare tutto insieme, il 2011 sara' un anno col botto.
domenica 26 dicembre 2010
I miei articoli per "La Sesia": TPS, un servitore dello stato
Tommaso Padoa-Schioppa è morto nella notte del 18 dicembre scorso, a Roma. Aveva 70 anni e stava partecipando a una cena. Ha avuto un malore, è stato soccorso e portato in ospedale, ma è spirato per arresto cardiaco lasciandoci soli e condannati a quella “veduta corta” cui aveva dedicato il suo ultimo saggio. I mass media ci hanno fatto sapere che gli amici e i giornalisti che avevano la fortuna di conoscerlo personalmente lo chiamavano Tps. Poi ci hanno ricordato che era un timido e che se la cavava molto meglio coi conti e con i saggi che non con le dichiarazioni estemporanee. Perché nel paese dove il 25% dei contribuenti evade il fisco totalmente Tps, con quella sua faccia lunga da medico di provincia, ebbe l’ardire di andare in televisione e affermare che "pagare le tasse è bello", perché ti fa partecipare al bene comune. Aveva ragione, lo sappiamo, ma una cosa del genere in Italia puoi pensarla, non dirla. Soprattutto quando all’opposizione dell’allora governo Prodi c’era Berlusconi a cavalcare la genetica tendenza degli italiani a fare sempre e comunque i propri, ristretti interessi. Una veduta corta, appunto. La stessa che permise che un economista come lui, padre fondatore dell'Unione monetaria e protagonista nel cammino che portò alla nascita dell’euro, uscisse dalla scena politica così come vi era entrato. In sordina. "Le istituzioni vengono prima degli uomini", amava ripetere. E nel rispetto delle istituzioni accettò che gli venisse scippato il governatorato di Bankitalia. Avrebbe dovuto succedere a Ciampi, gli preferirono Antonio Fazio e tutti sappiamo com’è andata a finire. Tps non era attaccato alle poltrone. In quanto tecnico, si sentiva comunque importante per questo paese e meno di un mese fa aveva espresso in un editoriale i quattro difetti da correggere per ricostruire l’Italia: rapporto tra elettori e politica (legge elettorale), rapporto tra politica e l'informazione (televisioni in primo luogo), funzionamento della giustizia (indipendenza e tempi dei giudizi), rapporto tra Nord e Sud (federalismo). Non li portava bene i suoi 70 anni, ma non aveva perso il gusto (che per lui era anche dovere) di una attiva partecipazione alla 'res pubblica'. Sui media è stato tutto un diffondersi di omaggi all’uomo delle istituzioni. Ma Tps era fuori moda come pochi altri: laico, orgoglioso di essere italiano, innamorato dell’Europa, incapace di relazionarsi con la comunicazione di massa. A chi gli ricordava l’infelice battuta sui “bamboccioni” Tps ribadiva che si era trattato di un invito ai volonterosi, non una critica ai nullafacenti (di cui avrebbe detto con ben altri toni Brunetta). Fiato sprecato. Per lui che era un inguaribile idealista non poteva esistere assoluzione. Aveva dimostrato che il rigore nella gestione della cosa pubblica non solo era possibile, ma attuabile. Aveva portato l’Italia dalla “veduta corta” in Europa. Aveva definito bellissime le tasse. Era un servitore dello Stato. Una razza in via di estinzione.
Laura Costantini
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