domenica 2 gennaio 2011

I miei articoli per "La Sesia": Gigante, pensaci tu

Chissà in quanti ricordano ancora il tormentone di una vecchia pubblicità televisiva dove un avvoltoio cattivo e imbranato calava in picchiata per distruggere il tetto della scuola. I bambini fiduciosi intonavano in coro: “Gigante, pensaci tu.” E, come avviene solo nelle fiabe, il gigante col vocione bonario e una gran barba arrivava e ripristinava l’ordine, restaurando il tetto della scuola con un enorme libro. Un ricordo d’infanzia che riemerge ogni volta che tv e quotidiani riportano notizia dell’ennesimo appello a Giorgio Napolitano. Il nostro capo dello Stato ha una statura notevole, ma è l’unico dato che può accomunarlo al gigante di quel cartoon pubblicitario del 1972. Non ha la barba, non ha un vocione e, soprattutto, non ha il potere di riparare i torti semplicemente intervenendo in prima persona. Eppure la dice lunga il fatto che gli italiani, di qualsiasi ordine o grado, guardino ormai a lui come l’ultimo baluardo. Come il solo che possa, ancora, garantire che i diritti dei singoli non soccombano davanti alle ingiustizie quotidiane. In ordine di tempo l’ultimo “Gigante, pensaci tu” l’ha gridato il cantautore Morgan. E’ accaduto lo scorso 26 dicembre quando l’avvocato che si occupa della causa per la custodia della figlia di Morgan e Asia Argento ha reso nota la lettera che il più trasgressivo dei cantanti ha spedito al presidente Napolitano. “Non ho passato Natale con mia figlia – ha lamentato Morgan - non ho potuto darle il regalo visto che la madre, da quanto riferito, l'avrebbe portata negli Usa senza il mio consenso". Un appello al Presidente come "supremo organo garante della costituzione e della morale", per chiedergli di intervenire sulla vicenda della figlia. Ma l’elenco sarebbe lunghissimo. Solo pochi giorni prima il grido d’aiuto era arrivato dagli studenti scesi in piazza per manifestare contro la riforma Gelmini. Un appello che non è rimasto inascoltato perché Napolitano ha concesso un incontro la sera stessa del 22 dicembre. “Riteniamo - hanno spiegato gli studenti - che questo sia già un dato enorme. Ed è importante il fatto che questo distacco che si sta creando tra la nostra generazione, milioni di giovani, e le istituzioni di questo paese sia forse oggi stato per la prima volta parzialmente colmato”. Al Presidente, che aveva pubblicamente invitato il governo a non ignorare le proteste degli studenti, è stato chiesto di non firmare la legge voluta dalla Gelmini. Di rimandarla in Parlamento chiedendo delle modifiche. E colpisce il parallelismo con il vecchio spot: una scuola che appare più o meno funzionante, uno stormo di avvoltoi che calano dall’alto come cacciabombardieri, un tetto che crolla, gli scolari che invocano il gigante buono e lui che cala dal colle per riparare il danno. Ma neanche il libro della Costituzione italiana può bastare a garantire tutti quei diritti acquisiti che giorno dopo giorno gli italiani si vedono portare via sotto lo sguardo partecipe ma impotente del gigante buono.

Laura Costantini