venerdì 22 aprile 2011

Citata all'interno del corso di scrittura creativa "Io scrivo" del Corriere della Sera: so' soddisfazioni!

Pare che la sottoscritta sia citata nel corso "Io scrivo" del Corriere della Sera per l'articolo che segue, pubblicato sul settimanale OGGI nel lontanissimo 1997.


Su una cosa sono tutti d'accordo: non esiste un 'segreto' per essere un grande intervistatore. Anche se, come Enzo Biagi, rivelano di seguire un esempio inarrivabile. "Nella Bibbia, l'ho detto più volte, si trova quella che a mio parere è la migliore domanda che sia mai stata posta. Dio, che sa perfettamente quello che è successo, chiede a Caino, appena reduce dall'omicidio di Abele, dov'è tuo fratello? Ecco, io credo di essere un discreto intervistatore perché mi limito a fare le domande che i lettori o i telespettatori farebbero se si trovassero al mio posto. Non ho mai approvato le cosiddette domande provocatorie. Colui che chiede ad una madre che ha appena saputo dell'assassinio di suo figlio cosa prova non è un giornalista, è un deficiente. D'altronde nello sforzo di apparire super-intelligenti si può ottenere un unico risultato, quello di risultare stupidi."
"Prepararsi al massimo la prima domanda ed ascoltare con attenzione le risposte. Il resto verrà da sè." Così spiega il proprio successo di confessore televisivo Maurizio Costanzo, il fondatore del talk-show italiano. "Se si ha davanti una scaletta troppo rigida da seguire, si rischia di farsi sfuggire qualcosa di importante nelle risposte dell'intervistato. E la persona che si ha davanti potrebbe avere l'impressione che ciò che sta dicendo non sia interessante, finendo così per chiudersi in se stessa. E se in un'intervista per la carta stampata l'inconveniente si rimedia, durante un'intervista televisiva il silenzio dell'intervistato pesa moltissimo. A me è successo due volte. Erano i tempi di Bontà loro, il talk-show in Italia era una novità e non esisteva l'abitudine a raccontarsi davanti ad una telecamera. Il regista Marco Ferreri fece un'angosciante scena muta, come anche Stefania Sandrelli. Per lei si trattò di un vero e proprio crack da diretta."
Altri tempi. Oggi, almeno secondo Gigi Marzullo, la gente, soprattutto quella famosa, ha scoperto il piacere di parlare. "Non ho un segreto per convincere i miei ospiti a raccontarsi. Il desiderio di parlare è tale che basta che trovino uno scemo, in questo caso io, che dia loro il via. Poi l'importante è far loro capire che non ho intenzione di aggredirli, che voglio capire, non distruggere e che, se faccio delle domande a volte molto personali, è perché la loro esperienza, positiva o negativa che sia, è interessante per me e per tutti quelli che sono davanti al televisore. Il risultato è che si crea una sorta di magia. Sono molti quelli che, dopo l'intervista, mi dicono di aver rivelato delle cose che non avrebbero mai pensato di dire. Come ci sono quelli che non accettano di partecipare alla mia trasmissione perché hanno paura. Non di me, naturalmente, ma di quello che potrebbero dire. Una di loro è la mia cara amica Enrica Bonaccorti."
Personaggi famosi, ma anche gente comune. Ed è questa che preferisce Enza Sampò. "So che l'esercizio di bravura del conduttore con i personaggi famosi è di ricavarne un ritratto diverso da quello che il personaggio dà di solito di sè stesso. Ma non fa per me, preferisco intervistare persone con una storia da raccontare, con un'esperienza che può essere utile agli altri. E con loro le regole fondamentali sono due sole: ascoltare e non giudicare, mai. In questo modo ciò che nasce non è un'intervista, ma un dialogo a due. L'atteggiamento di comprensione, il far trapelare l'interesse per ciò che la persona sta raccontando, è importante, soprattutto per trasmissioni come Io confesso o Donne al bivio. La gente, sia quella in studio che quella a casa, davanti al televisione, capisce subito se partecipi veramente o se stai recitando."
Storie di tutti i giorni oppure vite famose. Per Maurizio Costanzo la differenza è minima. "Uso lo stesso atteggiamento con tutti, anche se è più facile far parlare una persona famosa, di spettacolo, che non una comune. Il protagonista di una storia di cronaca di solito ha in sè un'esperienza personale, spesso dolorosa, che deve venir fuori e si deve aiutarlo ad esprimerla al meglio. Partecipando, ma senza sbrodolamenti."
"Le persone che ho intervistato", racconta Enzo Biagi "erano tutte interessanti per la storia che avevano dietro. Ho parlato con grandi uomini, grandi donne ma anche grandi imbecilli. E purtroppo viviamo in un mondo sguaiato, dove anche chi non ha veramente niente da dire si sente in dovere di rendere il mondo partecipe del proprio pensiero. Di sicuro è molto più piacevole intervistare una persona intelligente. Parlare con Roberto Benigni, per esempio, è sempre una festa perché è geniale." E se deve pensare a un personaggio su tutti, il conduttore de Il fatto non ha dubbi: "Sabin, lo scopritore del siero antipolio. Non aveva mai concesso interviste e, quando fu il mio turno, gli chiesi quale fosse il segreto del ricercatore. Rispose provare 99 volte senza scoraggiarsi. E magari alla centesima si riesce. Gli dissi che era la stessa cosa per un giornalista e che quella era la mia centesima richiesta di intervista. Me la concesse."

Laura Costantini