lunedì 18 aprile 2011

Non mi sbagliavo

Leggo sul blog di Lara Manni che la sua ultima fatica, il romanzo "Sopdet" e' stata segnalata dal "Venerdi'" di Repubblica. Devo ancora leggerlo, ma sono orgogliosa di dire che non mi sbagliavo quando, ormai due anni fa, scrivevo sul nostro vecchio blog questa cosa qui, tutta dedicata alla bravura di Lara.









Ho letto due libri in rapidissima e divorante successione. Sono due libri che non figurerebbero mai negli scaffali di un vero, pensoso e colto intellettuale. Sono due libri che molti catalogano come letture d'intrattenimento da consumare sotto l'ombrellone.
Li ho letti con famelica voracità, pungolata da ogni singola parola verso la conclusione della vicenda. E non sono due libriccini di quelli che vanno per la maggiore oggi, da 90 pagine stiracchiate in corpo 18 per mettere insieme qualche foglio in più.
Ho letto due libri che più diversi e più simili non si potrebbe. Il primo è stato scritto da un mostro sacro ed assoluto della narrativa cosiddetta popolare, da uno che ha venduto centinaia di milioni di copie nel mondo con traduzioni in tutte le lingue in uso su questo pianeta. Il secondo è stato scritto da un'esordiente, una blogger appassionata di fanfiction, una ragazza appena trentenne che, pubblicata da una grossa casa editrice, trema al pensiero di come possa venir accolto il suo lavoro.
Il primo racconta di uno scrittore che è morto a causa della sorgente stessa della sua geniale ispirazione. Uno scrittore che sapeva entrare in un misterioso altro mondo e raggiungere una misteriosa pozza dove nuotano parole, storie, emozioni. Ma ogni parola, storia, emozione ha un prezzo. E il prezzo è l'orrore che si nasconde in quel misterioso mondo, un orrore che potrebbe avere la meglio e che, comunque, non manca mai di riscuotere i debiti che con esso si contraggono.
Il secondo libro, quello scritto dall'esordiente, racconta di una donna che ha il dono meraviglioso di trasporre per immagini un mondo altro, un mondo affascinante, di eroi, di semidei, di demoni... una disegnatrice di manga. Anche lei, di cui non sapremo mai il nome, attinge la sua ispirazione dal mondo dei sogni. Sogni particolari, sogni più reali della realtà, sogni che sono un passaggio verso quel mondo. E se lei è in grado di passare quella porta, anche i legittimi proprietari di quel mondo possono farlo e piombare qui, nella nostra vita ordinata e banale, per portare orrore, amore, passione, morte.
A ben guardare tutti e due i libri vanno oltre il semplice intrattenimento e affrontano temi che da sempre si dibattono nei salotti letterari, sì, proprio in quei posti dove nessuno dei due libri che ho letto otterrebbe mai diritto di cittadinanza. Perché da sempre chi scrive si chiede quale e dove sia realmente la fonte dell'ispirazione. E quando un personaggio assume uno spessore tale da travalicare la pagina scritta o disegnata ed entrare nella vita del lettore, costringendo quello stesso lettore a pensarlo come un essere in carne ed ossa, ad odiarlo, amarlo, desiderarlo, invocarlo, allora chi ci dà il diritto, chi ci dà la sicurezza che quella storia sia pura invenzione? Chi ci dice che quel personaggio che spinge, preme e si agita per acquistare vita propria non esista realmente in una qualche realtà alternativa? Chi può negare che uno scrittore non sia altro che un tramite per consentire a simili creature di uscire dall'oscurità e vivere?
Dice il fantasma di Albus Silente a Harry Potter nel settimo e ultimo libro della saga: "Sì, tutto questo è solo nella tua testa. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non sia reale?"
E per chi fosse curioso:
il primo libro è LA STORIA DI LISEY del grandissimo Stephen King
il secondo libro è ESBAT di Lara Manni (ed. Feltrinelli)
Non comprate il primo, King non se ne avrà a male, ma correte in libreria a comprare il secondo perché, ricordatevi queste parole, di Lara Manni sentiremo ancora parlare.