mercoledì 7 marzo 2012

Elogio del cartaceo

Ho una certa età. Lo ammetto serenamente. Sto anche pensando di smettere di tingermi i capelli e lasciare che la natura segua il suo corso trasformandomi in una brizzolata ragazza di quasi cinquant'anni. Preambolo lungo per darvi il sapore di questa riflessione. Qualche giorno fa mi sono sentita male. Non sono ipocondriaca, mai stata. Anzi. Non so quale sia il termine contrario di ipocondria, ma io mi ci riconosco. Tendo sempre a minimizzare, a non fasciarmi la testa. Però, qualche giorno fa, quel dolore improvviso, acuto, persistente nel petto, come una lama infilata nel cuore, mi ha spaventata. Era sera. Ero a casa insieme alla mia mamma che non ha attraversato dei bei momenti, ultimamente. Va meglio, però, molto meglio e credo che un po' sia anche merito mio, del mio starle accanto. Ne consegue che lei non concepisce proprio che io possa star male. Per lei io sono sempre una ragazzina, quindi sana per definizione. Ma stavo male. E un pizzico di paura ce l'avevo mentre pensavo a come gestire un'eventuale emergenza. Mia mamma non guida. Al pronto soccorso avrei dovuto, nel caso, arrivarci guidando. Nel marasma di emozioni sapientemente camuffate a uso e consumo della genitrice, mi sovviene che quel tipo di dolore potrebbe configurarsi come un caso di angina pectoris. Non sono un medico, ma mi tengo informata. I sintomi c'erano. A quel punto volevo saperne di più. Era sera. A casa io ho un portatile che accendo solo alla bisogna e connetto di conseguenza. In quel momento, a fronte della mia ansia di informazioni, la procedura mi sembrava eterna. Ed è allora che ho avuto l'illuminazione: tornare alla carta. Perché non se lo ricorda nessuno, ma fino a una trentina di anni fa, le ricerche si facevano sulle enciclopedie e i genitori che tenevano all'istruzione dei propri figli, facevano in modo di dotarli di strumenti idonei, acquistando collane di pesanti volumi che poi si pagavano a rate. Io di enciclopedie a casa ne ho almeno quattro. Mi è bastato andare in corridoio, prendere dalla libreria il volumone della A, sedermi accanto alla mamma e scorrere le pagine: A, An, Angelo, Angina pectoris. Beccata! Nel giro di pochi secondi mi si sciorinavano davanti tutte le informazioni necessarie, senza lentezze di connessione, senza cali di batteria, senza clessidre che girano. Per la cronaca la mia non era angina, bensì nevrite intercostale. Ma avete capito il concetto, spero. Non sono prevenuta verso le conquiste del mondo digitale, sono assidua frequentatrice di social network, leggo a schermo anche interi libri. Ma la carta, ragazzi, la carta è rivoluzionaria. Se manca l'energia elettrica, se la batteria va in tilt, se saltano le connessioni, se l'adsl vi lascia in piena bonaccia, un libro di carta non vi tradisce. Mai.