mercoledì 14 marzo 2012

I miei articoli per "La Sesia": Abbondanza di maschi, carenza di uomini (il titolo l'ho mutuato da Barbara Garlaschelli)



L’8 marzo è trascorso, insieme al suo raccolto di mimose appassite e di ipocrisie. Restano gli uomini e le donne. Secondo Varrone il termine homo deriva da humus, quindi uomo nel senso, riferito a entrambi i sessi, di creatura di questa terra, non divina. Donna invece viene da domina, signora della casa, domus. Ma a grattar via le sovrastrutture culturali, uomo come creatura che si contrappone al divino e donna come angelo del focolare, restano due concetti che attengono alla sfera dell’istinto: maschio e femmina. Uomo e donna sono termini che appartengono al solo genere umano. In maschio e femmina si ripartiscono quasi tutti gli esseri viventi. Ed è solo scendendo a livello degli animali che possiamo tentare di capire ciò che non si può spiegare. Come abbiamo già avuto modo di scrivere, tra le principali cause di morte delle donne di età compresa tra i 16 e i 64 anni, in Italia, c’è l’omicidio. Ad opera di un uomo. Di solito un familiare. Soprattutto mariti. Ovvio che questi dati abbiano fornito spunti di dibattito in occasione dell’8 marzo. E altrettanto ovvia è stata la difesa che gli uomini hanno innalzato marciando compatti: “da sempre c’è gente che ammazza altra gente, inutile farne una questione di genere.” Fine del problema. Eppure, se qualcuno ha coniato il brutto ma efficace neologismo femminicidio, un problema esiste. Ed è un problema che si coniuga al maschile. I maschi non lo vogliono vedere, ma gli uomini dovrebbero sentirsi in dovere di affrontarlo. Nessun uomo si direbbe solidale con uno stupratore o con un assassino come chi pochi giorni fa ha ucciso la propria ex moglie e altre tre persone. Anzi. Un uomo ha detto in Rete: “Non si può definire uomo chi non ha rispetto per la dignità fisica e morale di chi ha o ha avuto accanto. Non siamo delle bestie.” Vero. Però. Ci sono uomini che filosofeggiano: “Siamo tutti così buoni quando ci schieriamo in massa contro i crimini. Ma ciò che la storia costantemente insegna, è che alcuni eccessi della mente umana sono inevitabili.” Altri che tentano un’analisi sociale: “Se si esamina la casistica delle violenze sessuali il 99% dei casi vede il maschio nella parte del carnefice. Se per secoli la formazione culturale, sociale, la coscienza collettiva ha messo il maschio in posizione dominante, è inevitabile che questo si rifletta nella delinquenza, nella violenza.” Ma non c’è neanche un uomo che si professi offeso. Offeso perché maschi abbandonati sono incapaci di gestire il dolore se non distruggendo colei che ha osato ritenersi una persona e non una proprietà. Offeso perché un branco di maschi adolescenti si ritiene in diritto di violentare una ragazzina e costringerla al silenzio. Offeso perché le donne denunciano le molestie e restano inascoltate. Non ci sono mai uomini a manifestare il proprio sentirsi offesi davanti a un aula di tribunale dove si giudica una strage dell’abbandono o uno stupro. Chiediamoci perché.

Laura Costantini