domenica 6 febbraio 2011

I cinque libri fondamentali per LAURA

Il post originale data aprile 2007, ma le cose non sono cambiate da allora.

Una pretesa assolutamente difficile quella di selezionare cinque libri tra le centinaia che ho letto da quando avevo sei anni ad oggi. Ci ho comunque provato e questi sono i risultati. 

Dalton Trumbo : E JOHNNY PRESE IL FUCILE

INCIPIT: Se quel telefono avesse smesso di suonare. Stava già abbastanza male senza bisogno di un telefono che gli trillava nelle orecchie tutta la notte. Dio se stava male. E non era neanche colpa di uno di quei loro aspri vini francesi. Nessuno poteva berne tanto da ridursi così. Aveva lo stomaco sconvolto. Possibile che nessuno si decidesse a rispondere al telefono? Pareva che squillasse in una stanza enorme, larghissima. Anche la sua testa era enorme. Telefono fottuto.

Questo romanzo è una denuncia della guerra e di tutto il bagaglio di assurdità che la contorna. Parla della prima guerra mondiale, ma il discorso è valido sempre. Il finale che è qui di seguito mi sembra, ancora oggi, tale da mettere i brividi. Questo, dei cinque, è l'unico che non ho riletto più volte, ma adesso che l'ho ripreso in mano, quasi quasi...

George Orwell: 1984

INCIPIT: Era una fresca e limpida giornata d’aprile e gli orologi segnavano l’una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell’ingresso degli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lesto da impedire che una folata di polvere e sabbia entrasse con lui.
L’ingresso rimandava odore di cavoli bolliti e di vecchi tappeti sfilacciati. Nel fondo, un cartellone a colori, troppo grande per essere affisso all’interno, era stato inchiodato al muro. Rappresentava una faccia enorme, più larga di un metro: la faccia d’un uomo di circa quarantacinque anni, con grossi baffi neri e lineamenti rudi ma non sgradevoli. Winston s’avviò per le scale. Era inutile tentare l’ascensore. Anche nei giorni buoni funzionava di rado, e nelle ore diurne la corrente elettrica era interrotta. Faceva parte del progetto economico in preparazione della Settimana dell’Odio.

Se Orwell avesse saputo che la sua idea sarebbe servita per il più scemo dei reality...
Questo romanzo è stato una conferma, più che una scoperta, del valore degli esseri umani. Un valore che nessuna dittatura, mai, può permettersi di calpestare.

Frank Herbert: DUNE

INCIPIT: Nella settimana prima della partenza per Arrakis, quando era giunto a livelli quasi insopportabili il tramenio, una donna vecchia e vizza si presentò alla madre del ragazzo, Paul.
Era una notte calda e soffocante e Castel Caladan, e l’antico mucchio di pietre che era la dimora degli Atreides da ventisei generazioni dava quel senso di frescura umidiccia che preannunciava un cambiamento del tempo.
La vecchia fu fatta entrare da una porta laterale e condotta giù per lo stretto corridoio fino alla camera di Paul, dove poté spiarlo per un attimo mentre giaceva sul letto.
Una lampada schermata era sospesa vicino al pavimento. Alla sua mezza luce il ragazzo, ora sveglio, scorse il profilo di una donna corpulenta in piedi sulla soglia, accanto a sua madre. L’ombra della vecchia era quella di una strega: capelli simili a un’intricata tela di ragno le incappucciavano il viso; solo gli occhi brillavano, come gioielli.

L'ho riletto non so più quante volte, DUNE. Se qualcuno di voi ha visto il film... il libro, come sempre, è un'altra cosa. Mi ha sempre affascinato la capacità degli scrittori di creare tutto un mondo, con le sue regole, le sue leggi, le sue leggende, la sua lingua. Herbert è un grande, uno dei migliori in quel "gioco al creatore" che è poi la letteratura nella sua accezione migliore.

J.R. Tolkien: IL SIGNORE DEGLI ANELLI

INCIPIT: In una caverna sottoterra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di resti di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.
Aveva una porta perfettamente rotonda come un oblò, dipinta di verde, con un lucido pomello d’ottone proprio nel mezzo. La porta si apriva su un ingresso a forma di tubo, come un tunnel: un tunnel molto confortevole, senza fumo, con pareti foderate di legno e pavimento di piastrelle ricoperto di tappeti, fornito di sedie lucidate, e di un gran numero di attaccapanni per cappelli e cappotti: lo hobbit amava molto ricevere visite.
Tolkien è il capostipite. Quello che ha immaginato tutto prima degli altri. Non capisco perché i valori di cui si fa portavoce siano stati usurpati da una certa mentalità destrorsa. Cosa c'è di meno fascista di un hobbit che non vede l'ora di tornarsene a casa a mangiare, bere e dormire. La figura dell'eroe suo malgrado nasce con Frodo Baggins e non ha ancora finito di dare frutti nella letteratura e nel cinema. Una figura nella quale tutti possiamo riconoscerci.
N.B. L'incipit che riporto è in realtà quello del libro "Lo Hobbit" che precede la saga del "Signore degli Anelli". Ma poiché spiega come sia successo che Gollum sia entrato in possesso del mitico anello (il mio tesssoro...), lo ritengo parte integrante del romanzo.

Marion Zimmer Bradley: LE NEBBIE DI AVALON

INCIPIT: Anche in piena estate Tintagel era un luogo tetro. Igraine, consorte del duca Gorlois, guardava il mare dal promontorio. Quell’anno le tempeste di primavera erano state più violente del solito, e giorno e notte gli scrosci delle onde s’erano abbattuti intorno al castello sicché nessuno riusciva a dormire e persino i cani uggiolavano lamentosamente.
Tintagel… alcuni credevano che fosse stato costruito sulle rupi all’estremità della lunga strada rialzata, nel mare, dalla magia dell’antico popolo di Ys.

L'ho letto almeno dieci volte. E mi ha affascinata ogni volta. Non è semplicemente un fantasy, è il passaggio da una civiltà all'altra. E' la malinconia di chi vede spegnersi ciò per cui ha vissuto. E' la resa di un potere sostanzialmente matriarcale all'avanzata maschilista portata in Britannia dal cristianesimo. Morgana è un personaggio che la Bradley ha saputo rendere vivo come mai nessuno prima. Non una fata, non una strega, ma una donna, una sacerdotessa, un'abile stratega che sacrifica i propri sentimenti per il bene comune e che, alla fine, riesce a vedere un lampo di speranza anche nella sconfitta.