venerdì 11 marzo 2011

Pensare ad altro? No, pensare alto

Ho bisogno di alzare lo sguardo, di partire per altri lidi, di pensare "alto" sorvolando a volo d'uccello la meschinita' cui ci costringono giorno dopo giorno. E cosa puo' portarti oltre la banalita' se non un libro? In attesa di riuscire a portare a termine la lettura (faticosa, ma quanto importante) di "Il maestro e Margherita" di Bulgakov, vi riprongono le mie impressioni su un altro libro difficile ma fondamentale: "Underworld" del genio Don DeLillo.

“Ti sei mai imbattuto nella parola velleità? Possiede una bella eco tomistica. La volontà al suo livello più basso. Una piccola cosa, un desiderio, una tendenza. Se hai una volontà debole, finisci per vivere nelle pieghe più superficiali delle tue preoccupazioni. Stiamo andando a parare da qualche parte?”

“E’ la tua confessione, padre”

Il dialogo è tra Nick Shay (ma il suo vero cognome è Costanza, suo padre è uscito a comprare le sigarette e non è più tornato. Nick è un adolescente arrabbiato, talmente arrabbiato da aver ucciso un uomo senza alcun motivo valido. Finisce in riformatorio, poi in una scuola per ragazzi speciali, gestita dai gesuiti ) e Padre Paulus. Un dialogo surreale, come quasi tutti quelli che Don DeLillo ci propone in questo monumentale romanzo “UNDERWORLD” di 880 pagine (ed. Einaudi).
Nick Shay è solo uno dei protagonisti di queste pagine che, non ve lo nascondo, ho faticato a leggere fino in fondo. Sarà che all’inizio DeLillo dedica 59 pagine alla descrizione, quasi la telecronaca diretta, di una partita di baseball. Si tratta della finale di campionato del 1951 tra i Giants e i Dodgers, tutte e due squadre di New York. I Giants sembrano destinati alla sconfitta, poi alla battuta va Bobby Thompson. Ralph Branca gli lancia la palla, Bobby la colpisce ed entra nella leggenda con un fuoricampo cui assistono Frank Sinatra ed un gruppo di suoi amici, tra cui il direttore dell’F.B.I. Edgar J. Hoover. Una messe di informazioni enorme, ma tutto quello che DeLillo vuole dirci, in realtà, è che la palla del fuoricampo finisce nelle mani di un ragazzino di colore che si è imbucato.
Cosa c’entra Nick Shay? Lo scopriremo molto più avanti, seguendo innanzitutto le sorti di quella storica palla da baseball macchiata di verde dall’impatto con un pilone dello stadio e, attraverso essa, la storia degli Stati Uniti avanti e indietro tra il 1951 (anno della partita, ma anche anno del primo esperimento nucleare dell’Unione Sovietica all’interno dell’atmosfera), il 1962 (la crisi dei Tredici giorni con Cuba e il rischio della Terza Guerra Mondiale), gli anni della contestazione giovanile tra il ’68 e il ’70, le lotte contro la discriminazione razziale, l’elite radical-chic newyorkese e un’artista che dipinge i bombardieri nucleari americani abbandonati nel deserto dell’Arizona, l’affermarsi di una mentalità ecologista e di riciclo e recupero dei materiali di scarto. Nick Shay si occupa di rifiuti, gira l’America alla ricerca dei migliori metodi di riciclo e recupero. Non è un appassionato di baseball, non è appassionato di niente in realtà. Non riesce a superare l’abbandono del padre e si è convinto che sia stato rapito e ucciso, lui piccolo allibratore di Little Italy, dalla mafia italiana. Tra l’altro è bravissimo a imitare la voce roca del classico mammasantissima in puro stile “Padrino”.

John Updike di questo libro ha detto: “DeLillo riesce a leggere le ambiguità sinistre della recente storia americana nella nostra vita di tutti i giorni,soffocata dalla tecnologia.”

Salman Rushdie: “Underworld è uno splendido libro di un maestro americano.”

Non so se hanno ragione. So che leggere questo romanzo-fiume è una full-immersion nel mondo americano, nelle sue contraddizioni, nei suoi difetti, nei passaggi fondamentali della sua storia recente. Lo stile di scrittura è molto particolare e, credo, non passerebbe il vaglio di certi censori in giro sul Web. Soggetti plurali che reggono verbi al singolare, ripetizioni ossessive nei dialoghi, il passaggio senza soluzione di continuità da una situazione ad un’altra. Si parla della madre di Nick Shay, invalida, chiusa in una stanza con un televisore e l’impianto di aria condizionata. Poi, all’improvviso: “Aveva delle impunture rosse…” La mamma di Nick Shay? No, la palla da baseball marca Spalding di cui si era parlato circa quattro pagine prima. Un esercizio di concentrazione senza pari. Ma ci sono delle perle, tante, troppe per citarvele tutte.
Ancora dal dialogo tra Nick Shay e padre Paulus:

“…Credevo di non dover imparare le cose a memoria.”

“Sono le idee, che non devi imparare a memoria. E non prenderci troppo sul serio, quando arricciamo il naso di fronte all’apprendimento a memoria. La ripetizione a memoria aiuta a costruire l’uomo… Le cose di ogni giorno rappresentano la conoscenza più trascurata. Questi nomi (stanno parlando delle parti che compongono una scarpa n.d.r.) sono vitali per il tuo progresso. Cose quotidiane. Se non fossero importanti, non useremmo una parola così splendida di derivazione latina. Ripetila.”

“Quotidiano.”

“Una parola straordinaria che suggerisce la profondità e la portata del luogo comune.”


Se, come me, siete appassionati di storia americana, non potete perderlo.