mercoledì 30 marzo 2011

L'incipit del romanzo storico che stiamo scrivendo

Periodo: 1865
Ambientazione: Secondo impero messicano
Voce narrante: Carolina Crivelli, giovane donna milanese, aspirante giornalista.

Pronti?
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“Il nostro ultimo incontro avvenne sessantadue anni fa. Ma l’annuncio della sua morte mi ha colpita. Nessuno le ha dedicato attenzione: non fa notizia una signora di ottantasette anni che muore in solitudine in uno sperduto castello del Belgio. Eppure la morte di Carlotta di Sassonia Coburgo Gotha, ex-arciduchessa d’Austria, ex-viceregina del Lombardo Veneto, ex-imperatrice del Messico, vedova da sessant’anni del suo amatissimo Max, ha avuto il potere di rompere una diga nel mio vecchio cuore stanco. E di aprire la strada a un fiume di ricordi. Tanto più dolorosi perché dolci, bellissimi, lontani.
Me la sono sentita vicina Carlotta. Aveva soltanto un anno più di me e il dolore per la morte dell’uomo che amava l’aveva resa, dicono, pazza. La immagino nel suo solitario castello di Bouchout, ancora bella nonostante l’età, mentre ascolta ossessivamente dalla tromba di un grammofono La paloma. Una vecchia, struggente canzone per ricordare i momenti felici, la luce folgorante dei cieli del Messico, i profumi, i colori. Carlotta era bella, talmente bella che quando Massimiliano la presentò alla corte di Vienna, ne fecero la miss di palazzo, nonostante Schönbrunn fosse già il regno della splendida Sissi.
Col tempo diedero a Carlotta tutte le colpe. Dissero che era stato per lei che Massimiliano d’Asburgo aveva abbandonato il rifugio sicuro del castello di Miramare, a Trieste. Voleva metterle sui capelli biondi una corona imperiale, perché lei era vanitosa, ambiziosa, mai contenta. Eppure io la ricordo sorridente, felice e bellissima in quella lontana serata a Città del Messico. Al braccio del suo Max, biondo e splendente anche lui, chinava graziosamente la testa salutando tutti noi che affollavamo il salone delle feste del Palacio Nacional.
Sono passati sessantadue anni e io non ho neanche un disco da far girare sul grammofono, perché nessuno pensò mai di incidere A fin de que brille el sol, la canzone del povero Juan. Ma è tutto così nitido.
Sì, me la sento vicina Carlotta. Nella folla di dame e cavalieri che le resero omaggio in quella tiepida sera di aprile, Carolina Crivelli, con un abito di chiffon rosa cenere e l'aria sfrontata, non attrasse la sua attenzione. Eppure tutte e due andavamo incontro sorridendo a un destino che non avremmo mai immaginato. A una vita  ben lontana da quella che avevamo sognato, sperato, voluto.
Oggi, 1927, a più di una vita di distanza da quella sera, in un secolo diverso da quello che ci vide felici, la principessa più bella di Schönbrunn, Carlotta di Sassonia Coburgo Gotha, è morta. E io, Carolina Crivelli, mentre fuori dalla mia finestra scorre il traffico motorizzato del XX secolo, me ne sto seduta davanti a una foto resa nebulosa dal tempo. E voglio raccontarvi una storia…”