mercoledì 27 luglio 2011

I miei articoli per "La Sesia": fallimento con le stellette

C’è una rivelazione a far da sfondo al caso più gettonato dalla cronaca estiva: l’omicidio di Melania Rea. Una rivelazione che dovrebbe urlare ben più alto di un marito fedifrago che non ha saputo gestire le richieste di un’amante innamorata. Perché il probabile movente dell’omicidio è storia vecchia come il mondo, mentre a far da sfondo alla vicenda c’è un fallimento che nessuno è disposto ad ammettere. L’entrata delle donne nelle Forze Armate italiane è storia recente. La possibilità delle donne di vestire la divisa, partecipare a missioni e, all’occorrenza, restare uccise o ferite è stata presentata come un passo avanti sulla strada della parità tra i sessi. Le resistenze, nel più maschile e maschilista degli ambienti, ci sono state. Ma in una società dove le opportunità di lavoro si fanno sempre più esigue, arruolarsi nelle Forze Armate è un’opportunità per cui le donne si sono giustamente battute. E allora eccole le “soldatesse”: duemila nell’esercito (110mila gli uomini), mille nei Carabinieri (115mila gli uomini), novecento in Marina, ben 14mila in Polizia. Ma si tratta di un corpo smilitarizzato che ha accolto le donne fin dal 1959. Fanfare e squilli di trombe si son sprecati ogni volta che c’è stata la prima donna sottoufficiale, ufficiale, pilota, autista di mezzi pesanti, carrista, elicotterista e quant’altro. E tutti lì a congratularsi con la maturità delle Forze Armate che hanno saputo svecchiare, uscire dai pregiudizi, lasciar spazio all’altra metà del cielo. Le storie di molestie, umiliazioni e mobbing restano nell’ombra. Alle donne in divisa si chiede di non fare le femminucce e di non sciogliersi in lacrime (peggio ancora, in denunce) nel caso in cui un superiore abbia modi maschi e gagliardi. Fa parte del gioco. In questo senso, non ci stupiremmo se alle giovani reclute venisse fatto imparare a memoria il film “Soldato Jane”, dove una sensuale Demi Moore decide di farcela in un reparto incursori e sopporta tutto, compreso un quasi stupro, pur di mostrarsi all’altezza. L’importante è che l’opinione pubblica le immagini, le nostre soldatesse, marziali, belle, giovani ed eroiche. Magari mentre sfilano per il 2 giugno, quasi indistinguibili dai loro commilitoni. Poi, però, arriva un caporalmaggiore istruttore che considera la caserma dove presta servizio, e dove addestra esclusivamente donne, alla stregua di una “tonnara”. Il ricambio è completo ogni tre mesi. Ogni corso 450 ragazze, una media di 10/20 reclute per ogni istruttore. La morte di Melania Rea non ha scoperchiato soltanto il pozzo nero della sordida banalità di un maschio trentenne convinto di poter mentire impunemente. Ha portato agli occhi dell’opinione pubblica la realtà della vita militare mista. Dove le donne sono, ancora e sempre, prede. Spesso consenzienti, ancor più spesso rassegnate. E dove un sottoufficiale ci tiene a precisare: “Nulla di contrario alle regole. Non sono rapporti sentimentali, sono rapporti intimi. Io ne ho avuti sei.”

Laura Costantini