domenica 10 luglio 2011

Sangue del suo sangue


Bando alle ciance, il romanzo di Gaja Cenciarelli "Sangue del suo sangue" edito da Nottetempo è uno dei libri migliori che abbia letto quest'anno. E ne ho letti già parecchi. Quindi vi segnalo che giovedì 14 luglio a Viterbo, presso la sede temporanea della Libreria del Teatro in piazza San Carluccio, nel cuore pulsante d Caffeina Cultura 2011, Gaja presenterà il suo libro affiancata da Giorgio Nisini e Laura Verga (che leggerà alcuni brani): SIATECI! 

E adesso il mio piccolo parere sul romanzo:

“Le parole non dicono solo quello che tu vuoi fargli dire. Devi leggere tra le righe, e tra una lettera e l’altra. È lì che si sviluppa il loro potere.”
Un potere che questo romanzo, impossibile da incasellare in un genere letterario, dispiega guadagnandosi una qualifica che troppo spesso sentiamo spendere senza motivo. “Sangue del suo sangue” è un romanzo scomodo, sul serio. Perché capovolge le categorie cui siamo abituati e ci pone domande spiazzanti. Una su tutte: che succede se la vittima è peggiore del carnefice? Perché il generale Scarabosio, ufficiale dell’Arma assassinato dalle Brigate Rosse, era ben altro che uno specchiato padre di famiglia tra le mura domestiche. E la sua tragica morte potrebbe costituire motivo di sollievo per Massimiliano e Margherita, i suoi figli, se l’inferno che ha costruito per loro non avesse mura impossibili da scalare. Con una scrittura elegante, che evidenzia il lavoro di lima senza mai tradirne la fatica, l’autrice ci cala in una storia minima che non si permette di restare tale. Perché la storia di Margherita è il fulcro di un momento storico, le elezioni del 2006, che mai come oggi appare attuale. Chiamata a presiedere un comitato che rappresenti le vittime del terrorismo, la protagonista si trova costretta a difendere pubblicamente la memoria del proprio carnefice. E a supportare lo sforzo revisionistico di Bruno Chialastri, imprenditore (verrebbe da dire faccendiere) con aspirazioni politiche e con la volontà di cancellare gli anni di piombo dai libri di storia. La sua tesi è che l’ideologia fosse solo un pretesto per un gruppo di delinquenti comuni, decisi a mettere a ferro e fuoco il paese al solo scopo di guadagnarsi denaro e potere. “Come tutti”, si lascia sfuggire Chialastri durante un colloquio con il proprio mentore politico, l’onorevole De Martiis. E non mente. Anche il gruppo di emuli delle BR che medita di assassinarlo nel giorno delle elezioni politiche punta al potere. Del simbolo, della memoria. Della paura. Un vortice di intenti colpevoli che ruota intorno a Margherita e al suo sforzo di riappropriarsi della propria esistenza. Non sappiamo se riuscirà, ma nello sguardo disincantato che l’autrice dedica al nostro tempo, lei è l’unica scintilla di speranza.

Laura Costantini