lunedì 4 luglio 2011

La montagna come metafora della vita

Sgombriamo subito il campo da ogni possibile equivoco: sono una trekker della domenica, io. Niente a che spartire con chi la montagna la vive sul serio, con passione e sacrificio. Mi alleno a camminare quando mi ricordo, quando ho tempo, quando non piove. Ho dalla mia una buona costituzione fisica (sana e robusta, direbbe il certificato medico), gambe solide, cuore e polmoni ben conservati. Quindi una volta l'anno salgo dalle parti delle Dolomiti e mi arrampico con una certa qual dose di presunzione e incoscienza, a dirla tutta. Perché mentre son lì che sputo l'anima sui sentieri, sorpassata con uno sguardo di malcelata compassione (e giustificato fastidio) da montanari veri, mi rendo conto. Tocco con mano quanto impreparata io sia ad affrontare quelle pendenze, quei passaggi, quelle difficoltà che sono il pane quotidiano di chi ha fatto della montagna una scelta di vita. Mi chiederete allora perché tanta fatica, perché arrampicarsi quando si può raggiungere la stessa meta con una comoda funi-seggio-cabinovia? Prima di contrarre il virus me la facevo anch'io questa domanda. E pensavo che il tutto si risolvesse con una questione un po' superomistica di sfida con se stessi, anche a rischio della propria incolumità. Poi un viaggio in Nepal (se vi va lo leggete QUI) e una sorta di illuminazione di fronte a uno stile di vita diametralmente opposto al nostro. Inerpicarsi con fatica e sudore su per un sentiero, arrivare alla meta contando solo sulle proprie forze, scorprirsi capace di sacrificio e volontà. E' questo che ti insegna la montagna. E' questo che ti spinge, anche se come me sei solo una trekker della domenica, a guardare con fastidio le manasde di turisti che in scarpe da ginnastica e sandali invadono luoghi un tempo inviolati. Gridano, ridono, scherzano, si fanno vicendevoli fotografie e non si rendono conto di dove sono. Non possono. Si sono lasciati trasportare dalla tecnologia e magari non hanno dedicato neanche un pensiero a coloro che per primi hanno raggiunto quei luoghi con la sola forza delle proprie gambe e hanno reso possibile la realizzazione di funivie spericolate. La montagna, non sono certo io a scoprirlo, è una metafora della vita. E so che non molti saranno d'accordo, ma le cose conquistate contando solo sulle nostre forze, hanno tutto un altro sapore.