sabato 5 luglio 2014

La morte di Giorgio Faletti

La morte di Giorgio Faletti, sì, ancora. Mi piacquero molti dei suoi libri, non mi sono mai unita al coro dei detrattori/invidiosi che mai digerirono la sua posizione in classifica. Ma la sua prematura dipartita, oltre a dispiacermi moltissimo, mi ha fornito materiale per una riflessione. Da quando io e la socia frequentiamo la Rete, una delle polemiche che andava, va e andrà per la maggiore, è: chi lo dice che uno è uno scrittore?
Lo è se ama raccontare storie? No. Perché esistono un sacco di sedicenti contastorie in giro.
Lo è se ha partecipato a molte antologie? No. Figurarsi, con tutti i sedicenti concorsi in giro.
Lo è se ha pubblicato? No. Con tutte le case editrici a pagamento, il print on demand, il self publishing, oggi chiunqur può dire di aver pubblicato.
Lo è se ha venduto molto? No. Da quando in qua i lettori capiscono qualcosa. Per non parlare dei passaggi televisivi pilotati, dei best seller creati a tavolino dagli esperti di marketing, delle classifiche truccate, delle librerie ciniche e bare.
Lo è se ha vinto dei premi? No. Ma quando mai? I premi abbondano, per lo più son bufale e quelli blasonati son decisi a tavolino.
Potrei continuare, ma è chiaro il concetto, no?
Ecco, io una risposta su chi possa considerarsi scrittore non ce l'ho. Ma posso dire che, per me, Faletti lo era. Ha pubblicato, ha venduto, ha emozionato. Mi sembra sufficiente. E a voi?