martedì 15 maggio 2012

Oggi su "La Sesia": E a Roma si marcia contro la libertà di scegliere


Quello in cui viviamo è un mondo difficile da decifrare. Prendiamo la condizione della donna. Mentre in India un padre decide di seppellire viva la figlia di due anni per chiedere in cambio agli dei un maschio, negli Stati Uniti una donna ricopre una delle cariche politiche più importanti e influenti del mondo. Si chiama Hillary Clinton, dirige la politica estera di Obama, è praticamente l’unica donna ad avere una seria possibilità di entrare alla Casa Bianca. Avventato affiancarla a quella bimbetta che stava per essere sacrificata per un fratello non ancora nato? Eppure c’è un filo che le unisce. Perché il fatto che Hillary Clinton sia l’unica donna ad aver sfiorato la carica di presidente degli Stati Uniti la dice lunga sulla strada ancora da fare. Soprattutto alla luce dell’attacco del sito Drudgereport. Succede che qualche giorno fa, durante una visita in Bangladesh, Hillary si sia fatta fotografare senza trucco, con spessi occhiali da vista, carica di tutti i suoi 64 anni. Una colpa che a una donna, soprattutto se è una donna in vista, non si perdona. Va detto che l’attacco si è trasformato in un boomerang perché gli Stati Uniti, paese con un alto tasso di donne mature, hanno appoggiato senza riserve il segretario di stato quando si è detta felice di essere nella fase in cui: “se voglio portare gli occhiali, li porto. Se voglio tirare indietro i capelli, li tiro indietro”. Resta il fatto che una donna di 64 anni che non nasconde la propria età possa essere oggetto di critiche. Che una manager texana sia stata licenziata perché non voleva tingersi i capelli che cominciavano a incanutire. Che in Italia si dibatta sull’opportunità o meno del neologismo “femminicidio” a fronte di un bollettino di guerra che quasi ogni giorno ci racconta di una donna uccisa. E uccisa in quanto donna. Proprio come quella bimba indiana strappata piangente dalle braccia del padre che aveva appena finito di scavarle la fossa. L’uomo si è giustificato parlando di un rito tantrico, un sacrificio umano per ottenere la gioia di un figlio maschio. Perché le femmine valgono di meno. Lo pensavano anche i nove pachistani arrestati a Liverpool dopo aver violentato per anni 613 ragazze minorenni. Uno di loro si è rivolto al giudice affermando che in Pakistan non è reato accoppiarsi con una dodicenne. E nessuno si pone il problema se sia consenziente o meno. Altre culture? Sì, ma non caliamola dall’alto noi italiani, che solo da qualche decennio abbiamo abolito l’attenuante del delitto d’onore. Noi che le donne le vediamo cadere sotto i colpi di uomini frustrati. Noi che assistiamo indifferenti alla marcia di chi chiama omicidio l’aborto e assassine le donne che vi ricorrono. Noi che siamo costretti a difendere diritti acquisiti e sanciti con una legge dello stato, ma non riusciamo a impedire che un uomo continui a vedere la donna come una proprietà di cui disporre. Fino alle estreme conseguenze.

Laura Costantini