giovedì 12 ottobre 2017

Doccia fredda #14 Giovedì (esordiente)

GIOVEDI’

“Scende l’acqua, fredda, calda, fredda, calda…. GIUSTA”. Le parole di questa vecchia canzone di Giorgio Gaber gli frullavano in testa, mentre era il fila, l’ennesima, al semaforo. Il tragitto casa-lavoro era ogni giorno più pesante, soprattutto ora, in questa città riarsa da un caldo asfissiante. 
L’esercito degli sconfitti, come lo chiamava lui, si schierava ogni mattina ed ogni sera, pronto a combattersi per un parcheggio, una precedenza o una doppia fila. Il tutto per raggiungere o battere in ritirata da un Posto Di Lavoro. 
Una volta scesi dai policromi carri aero-condizionati, i bravi soldatini penetravano efficienti nei Palazzi Del Lavoro. E qui si combattevano ben altre battaglie: quella per un cappuccino, un cornetto precotto, un caffè bollente. O, peggio ancora, per una mansione senza senso. Se un alieno fosse sceso sulla terra ed avesse assistito a questo triste teatrino, sarebbe emerso che l’uomo, per stupidità sociale, è secondo solo al SALMONE.
Già. Al semaforo, quando sei  in macchina da solo, hai tempo per tante, troppe riflessioni . E l’unico desiderio diventa quello di una doccia e mezz’ora di divano in ciabatte. Passaggio necessario per vanificare i lavacri e sudarsi altre due magliette.
Il sole continuava a picchiare sulle file di macchine e, al quarto verde e alla sesta sigaretta, riuscì a superare la fila e ad addentrarsi nell’inutile periferia dove abitava. Ancora poco e avrebbe potuto sentire il ticchettio della caldaia che gli avrebbe permesso quel quarto d’ora di meritato relax.
Appena entrato, fu accolto dai miagolii delle due gatte, Sissi e Sofia, che, come sempre, stavano ad aspettarlo dietro la porta, spinte più dal desiderio di coccole che da quello di cibo. Nonostante il caldo asfissiante che prorompeva dalla casa, era contento del contatto del loro pelo e di doverselo togliere di dosso, per quello che poteva. Sissi e Sofia lo accompagnarono in camera da letto, continuando a strusciarsi, in una mescolanza di odori felini e umani. Riempì loro una ciotola con sfilaccetti di nota marca e versò acqua fresca nell’altra.
In mutande si avviò verso il bagno, dopo aver combattuto per liberarsi dei vestiti, che il sudore aveva reso solidali con il corpo. Aprì l’acqua. “Fredda, calda, fredda, calda… GIUSTA”. Il soffione lanciava getti potenti dai 5 o 6 buchi non otturati dal calcare (“Ne devo comprare uno nuovo”). Chiuse la tenda e gli occhi e si pose sotto i laser tiepidi. Un paio di minuti per abituarsi a quella temperatura e poi avrebbe aumentato il calore, come faceva sempre, anche d’estate, anche con quel clima ormai maledettamente desertico.
Dopo un po’, però, capì che qualcosa non andava. Aveva un leggero giramento di testa e la temperatura esterna era in netta discesa. Aveva FREDDO!
“Sarà un calo di pressione”. Stando con gli occhi chiusi, non si accorse, però, che il suo fiato si faceva fumo e che dalla doccia, nonostante l’acqua “GIUSTA”, si alzava vapore. Quando se ne rese conto, un brivido sconfisse definitivamente il caldo esterno. Il bagno stava gelando. 
Aprì la tenda e lo vide lì, in piedi accanto al mobiletto degli asciugamani. Il guerriero che aveva davanti era alto, magro, con la pelle vagamente olivastra, comunque di un colore esotico. Il viso magro e gli occhi saettanti di saggezza, il mento vagamente appuntito e adornato di una sottile barba brizzolata. 
Per vincere la sua paura, l’uomo sorrise in modo inaspettatamente convincente e cordiale. Gli appoggiò il braccio sulle spalle. 
“Lascia che l’esercito degli sconfitti continui a combattere la sua guerra inutile” – gli disse – “Tu hai il sogno, vieni con me”.
Mentre il suo corpo si addormentava nel freddo, indossò l’armatura, prese lo scudo e la spada e si arruolò tra i combattenti del sogno. Sissi e Sofia gli trotterellavano accanto con le code alzate, in segno di sentito gradimento.